La passeggiata di Giuseppe
(prosegue da domenica)
Giuseppe, dopo aver aiutato la madre ad andare a letto, si mise la giacca e uscì per una passeggiata, sperando che l'aria fresca della sera avrebbe calmato la sua ansia e l'irrequietezza che lo tormentava.
Camminò senza meta e, senza guardare dove metteva i piedi, si ritrovò nella via dove abitava Sylvie. Si sentiva inquieto, e stupido, per aver dato retta a una zingara che gli aveva anche spillato venti euro, ma le sue parole rimbombavano nella sua testa, come su una grancassa, e lui immaginava la donna dei suoi sogni uscire con un altro e l'altro aveva le sembianze di Luca, e soprattutto la sua parlantina sciolta e i suoi versi dedicati alla luna che, Giuseppe lo sapeva, poi avrebbe dedicato a Sylvie, colpendo così irrimediabilmente il suo cuore.
Mentre camminava, parlava tra sè e sè: " E se anche fosse? E se lei uscisse e fosse innamorata di un altro, io che potrei fare?"
Ma un'altra vocina poi, più decisa, s'insinuò nella sua mente:
"Sylvie è la sola possibilità che la vita ti offre per essere felice, non devi lasciartela scappare".
Un cespuglio con piccoli fiori gialli attirò il suo sguardo e Giuseppe si fermò ad annusarne i fiori dal delicato profumo simile al gelsomino. In quell'attimo un bassotto con orecchie infinite e occhi di fuoco, passò con la sua buffa andatura barcollante e, annusando il cespuglio, sollevò la zampa per fare la pipì sui pantaloni di velluto beige. Giuseppe gli chiese gentilmente di andarsene e il buffo animale, che aveva paura anche della sua ombra, fuggì pensando che la zona era piena di tipi strani.
Erano le otto e cinque minuti:
Giuseppe pensò di tornare a casa e attraversò la strada per passare dentro al parco e vedere il laghetto delle papere, la sua passione.
Nel cielo una stella brillava più di altre e Giuseppe la colse, mentre un silenzio surreale e una fitta nebbia iniziava ad avvolgere le case del suo orizzonte.
Fu a quel punto che vide Sylvie e Luca avviarsi verso un'auto e poi vide lui aprirle la portiera e fare salire la donna, prima di fare il giro e sedersi al volante.
Quando Luca mise in moto, Giuseppe pensò di saltare il giro del parco e rientrare subito. Improvvisamente la notte era molto buia e lui pensò che le papere non si sarebbero viste.
Scritto in blu e verde da Dolittle e Actarus
PS. Questa puntata va in onda in forma ridotta, causa agitazioni sindacali degli autori e causa improvvisa ondata di gelo in sicilia, patria del 50% degli autori e luogo in cui desidererebbe vivere l'altro 50%, o almeno la pianta di limoni in suo possesso, che ha impedito la corretta digitazione delle idee che, comunque, erano congelate 
Giuseppe non prese molto bene il rifiuto di Sylvie. Quando lei gli disse di no, sentì il cuore gelare all'improvviso.
"Fa nulla", disse."Sarà per un'altra volta".
Ma si lasciò cadere nell'immenso divano grigio e accese la tv. Prese in mano il telecomando; per una quindicina di minuti restò così, immobile, senza cambiare canale: si sentiva d'un tratto svuotato, apatico... aveva pensato che Silvye nutrisse un sincero interesse per lui, si era spinto più in là con la fantasia, come gli accadeva spesso. Aveva persino immaginato una famiglia con Sylvie, la piccola Muffin e il suo orsacchiotto, che abbracciava stelle. Ma adesso era di colpo tornato sulla terra, ai piedi, come al solito, della signora solitudine. Due colpi decisi alla porta lo destarono dall'abisso dei suoi pensieri.
"Chi è?"
Non rispose nessuno. Giuseppe, allora, alzò il piccolo disco dorato dello spioncino e ci guardò dentro.
Ci vide una ragazza dai lunghi capelli corvini e dal naso adunco.
Tolse la catenella e, spalancando la porta, incontrò un sorriso molto convincente.
"In cosa posso esserle utile?"
"Vorrei leggerti la mano. Posso predirti la fortuna, se vuoi."
Giuseppe, come ipnotizzato, allungò la mano verso la ragazza e lei la prese con delicatezza, continuando a fissarlo negli occhi:
"Vedo un periodo molto bello... un sogno che si realizza, e una bella donna che si innamora di te..."
"E com'è questa donna? Bionda?"
"La bella zingara lo fissò negli occhi e fece ondeggiare i lunghi pendenti dorati che le ornavano il viso:
"Sì, è bionda... ah! hai messo gli occhi su una donna bionda, vero? Beh, andrà tutto bene e lei ti amerà molto, anzi, forse ti ama già e tu non lo sai... perché te ne stai qui chiuso in casa a perdere tempo, mentre magari lei esce con un altro..."
"Vedi un altro uomo? Forse uno moro, con strani occhi..."
"Sì, proprio uno moro! gli occhi non li vedo, ma è lui, lo sento! Se non stai attento te la ruberà! Che aspetti? Vai dalla tua bella, su! Venti euro, per favore."
Giuseppe, con la mente già davanti a Sylvie, prese il portafoglio e contò due banconote da dieci euro e le porse alla ragazza, che si voltò come un fulmine scendendo le scale di corsa e lasciando Giuseppe a domandarsi se non fosse stata tutta una visione.
Due minuti dopo, mentre Sylvie finiva di lavare i piatti del pranzo e Francesca stava facendo i compiti, suonò il telefono.
"Mamma, corri a rispondere!" disse Francesca sperando che fosse di nuovo Giuseppe.
Si fermò con la matita in mano e tese l'orecchio alla voce nel corridoio, ma non capì niente di quello che la mamma diceva.
Quando lei entrò, con un sorriso che da tempo la piccola non vedeva sul volto della madre, lei sorrise soddisfatta, pensando che finalmente si fosse decisa per quel benedetto cinema.
"Allora? Chi era?"
"Luca... era Luca." rispose in un soffio Sylvie.
"Luca?? Cosa c'entra, ora, Luca?" Francesca non riuscì a nascondere la sua meraviglia.
"Mi ha chiesto di cenare con lui, stasera."
"... ah! e cosa hai risposto?"
"Che va bene. Viene a prendermi alle otto."
Scritto in blu e verde da Dolittle e Actarus
... una sottile catena di metallo dorato con un piccolo ciondolo a stella. Mattia rimase a fissarla come se la stella potesse illuminare la sua mente. Non l'aveva mai vista prima e non aveva idea da dove arrivasse. L'esaminò da tutte le parti e vide il marchio dell'oro sul gancio della catena e sull'anellino del ciondolo. La soppesò: era leggerissima, perciò, anche se d'oro, di scarso valore, ma questo ancora non spiegava cosa ci faceva dentro la vecchia scatola di latta, che nessuno apriva mai. Chissà da quanto tempo era lì... da dove viene questa catena? se fosse di mamma, lo saprei... se Luca l'avesse comprata per regalarla ad una ragazza sarebbe dentro una scatola, no?... Mattia la posò sul tavolo e scrutò tutta la paccottiglia sparsa come per cercare qualcosa... ma cosa? cosa sto cercando?... perché mi sento come se avessi un macigno dentro lo stomaco?... Frugò tra le viti e gli elastici rotti, prese i biglietti del cinema e li aprì. In mezzo c'era un foglietto bianco, un frammento strappato, che sembrava una ricevuta di qualcosa, con delle cifre incolonnate, cifre grosse, senza nessun senso per Mattia. ... e questi, che conti sono? ... mai visto tanti soldi... In quel momento dalla camera di Luca giunse un rumore e Mattia si alzò di scatto, prese il giornale, lo piegò ad imbuto e fece scivolare tutto dentro la scatola, che prese e rimise al suo posto, chiudendo lo sportello come se fosse fragile. Poi raccolse la catena che era ancora sul tavolo e uscì spegnendo la luce. Andò nella sua camera e si stese sul letto, al buio, con la catena che bruciava dentro la tasca del pigiama. Nella sua testa le immagini si rincorrevano: Luca sempre senza lavoro... che però, ogni tanto tornava a casa con i soldi per pagare l'affitto... ho aiutato un amico... Luca che guardava la luna, anche nelle notti di buio totale, Luca che era sfuggente e certi discorsi non li faceva... non ti preoccupare per i soldi, ci penserò io... ma come farai, Luca? ti hanno appena licenziato... non ti preoccupare, fratellino, penserò io a tutto, stai tranquillo... e poi Luca tornava con un rotolo di banconote. ... dove le hai prese? ho fatto un lavoretto... che lavoretto, Luca? Cosa hai fatto?... Il primo raggio di sole lo trovò nella stessa posizione, con gli occhi aperti sui dubbi che agitavano il suo cuore. Sylvie accompagnò Francesca a scuola, le diede un bacio fragoroso sulla fronte e, dopo averla lasciata a chiacchierare con le altre bambine, tornò a casa, con l'idea di fare un po' di pulizia e di ordine, in particolare nella cameretta della bambina, perennemente nel caos. Era ancora inquieta per la notte insonne trascorsa, e avvertiva dentro di sè quella strana e spiacevole sensazione, che negli anni passati aveva preceduto l'accadere di fatti incresciosi. Chiuse gli occhi per un secondo, cercando di scacciare quei brutti pensieri e, appena entrata in casa, si diresse subito verso la stanza di Muffin. Prese la piccola gonna verde e le calze rosa che la sua bambina aveva lasciato a terra accanto al letto di Michey Mouse e, nel chinarsi, fu abbagliata dalla copertina color argento del diario di Muffin, aperto a pancia in giù sul comodino. Preso il diario, stava per rimettergli il minuscolo lucchetto d'oro rimasto sul comodino che di solito proteggeva i segreti di Francesca, ma un lampo di curiosità accese d'improvviso i suoi occhi. Non potè resistere. Aprì il diario e ne lesse una pagina. ... Giuseppe mi sta molto simpatico. Ha due occhi sinceri e verdi, come quelli del mio orsetto quando abbraccia la sua stella d'argento. Ogni volta che viene da noi non perde occasione di fissare mia madre e quando lo fa il suo viso s'illumina di una dolcezza che non avevo mai visto. Vorrei tanto che mia madre si accorgesse di lui, non sarebbe poi così male avere un padre come Giuseppe... Vorrei un papà anch'io, capace di coccolarmi e di raccontare le più belle favole del mondo...Vorrei sedermi sulle sue ginocchia e sentirmi amata e protetta, vorrei guardare con lui tutti i sorrisi della luna... Sylvie scoppiò in un pianto silenzioso. Il telefono squillò, ma lei non lo prese. Fuori aveva iniziato di nuovo a piovere, e un cucciolo nero vagava per la strada a testa bassa, alla ricerca di riparo e di cibo. Scritto in verde e blu da Actarus e Dolittle |
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Una vecchia scatola
Luca rincasò alle tre e due minuti.
Arrivato sulla soglia di casa, infilò la chiave nella porta e l'aprì cercando di fare meno rumore possibile.
Sgranò gli occhi dalla sorpresa, quando vide il fratello in piedi dinanzi al divano, con una piccola lampadina rossa in mano.
"Dove sei andato?"
La domanda secca lo colse impreparato e un'ondata di panico fece galoppare il suo cuore.
Sentì le rotelle del suo cervello stanco mettersi in moto e provò a dare a Mattia una ragione che non sembrasse troppo assurda.
"Avevo bisogno di stare un po' con lei..."
"Lei... lei chi?", per un istante Mattia temette si trattasse di Sylvie.
"Con la luna... io e lei da soli per trovare la giusta ispirazione... mi sento un po' vuoto in questo periodo e non riesco a scrivere nulla..."
Mattia lo fissò per alcuni secondi fino a cogliere nella sua espressione un lampo di sincerità inesistente.
Mattia s'illudeva di saper leggere nei visi della gente, ma non ci azzeccava mai.
"Tu sei tutto matto", gli disse, prima di tuffarsi nel suo bicchiere di latte caldo.
Luca tirò un sospiro di sollievo e si buttò a peso morto, completamente vestito, nel suo letto, pensando a Sylvie e alla strana esitazione avuta prima di fare il colpo.
Ebbe paura.
Si chiese, nel silenzio assordante di quella notte, se l'averla conosciuta non fosse un buon motivo per cambiare vita, poi cadde in un sonno profondo e sognò di stelle, di neve, e di un cielo senza luna.
Mattia rimase in cucina, dopo aver bevuto il latte e si sedette sulla vecchia poltrona rossa, sollevando i piedi sul basso sgabello: il piede gli faceva ancora molto male e la caviglia era gonfia. Meditò sulla possibilità di prendere un antidolorifico, poi lasciò perdere e pensò che un cioccolatino avrebbe funzionato meglio. ... deve essercene ancora qualcuno... forse dentro la vecchia scatola di latta... Si alzò e aprì il pensile sopra il frigo. Allungò la mano, cercando di pescare la vecchia scatola, ma non ci arrivava. Allungò il braccio sollevandosi sul piede che non gli faceva male e finalmente arrivò alla scatola, la prese con la punta delle dita e tirò, ma perse l'equilibrio e ruzzolò a terra, con grande fragore di metallo. Lanciò un'imprecazione e rimase qualche secondo in ascolto, sperando di non aver svegliato Luca e, quando non sentì arrivare nessun grido dalla camera del fratello, si preparò a raccogliere un vario campionario: viti, elastici, fermagli metallici, puntine da disegno, vecchi biglietti del cinema Arcobaleno... accidenti! Da quand'è che non facciamo un po' di pulizia qui dentro? cos'è tutta questa roba?... uffa, ora mi toccherà sistemare tutto... e Luca, naturalmente a dormire!...
Mattia si appoggiò alla sedia più vicina e fece forza per alzarsi, poi prese un foglio di giornale e vi buttò tutte le cose sparse sul pavimento, poi si sedette davanti a quell'accozzaglia di cose per sistemare tutto di nuovo.
... e questo cos'è??... allungò la mano e sollevò...
Scritto in blu e verde da Dolittle e da Actarus
Una notte strana
Luca passò dalla casa di Sylvie e vide la luce della sua finestra spegnersi proprio in quel momento.
Per la prima volta, qualcosa che assomigliasse a un rimorso lancinante , s'insinuò tra i suoi mille pensieri. Un attimo, un attimo di esitazione nel suo viso tinto di nero; il suo passo, prima svelto e leggero, rallentò e bloccò sul marciapiede la piccola carovana, poi Luca si riscosse e riuscì a fugare quella strana e dolorosa sensazione. Guardò l'orologio, ordinando a sé stesso di svuotare la mente e di agire.
Con passo felpato, in compagnia dei suoi tre amici, arrivò davanti a un cancello arrugginito, con ai lati due pilastri in pietra bianca; sopra di essi sedevano due piccoli leoni, anch'essi di pietra, che guardavano, in piena contemplazione, una luna complice ed ammaliante.
Un doberman dall'aspetto tutt'altro che rassicurante corse verso il cancello, ma non ebbe nemmeno il tempo di abbaiare: Mario mirò bene e sparò, qualcosa che gli si conficcò in pieno petto e che lo fece crollare a terra in pochi secondi.
Marco e Carlo scavalcarono agilmente il cancello, poi fu la volta di Luca; Mario invece restò fuori, nascosto e con in braccio il suo miglior amico: uno Smith e Wess a doppia canna...
Con un piede di porco, i tre forzarono con facilità la porta e misero nella grande borsa Nike tutto quello che di prezioso riuscirono a trovare. Il lavoretto durò una ventina di minuti, poi Mario vide i suoi tre amici tornare verso i leoni distratti dalla luna.
Luca lanciò la borsa oltre il cancello, nelle mani di Mario, poi scavalcarono di nuovo, sparendo come ombre nella notte.
Sylvie non riusciva a dormire e, dopo essersi girata e rigirata nel letto, decise di alzarsi per prepararsi una tisana alla rosa di bosco, che era la sua preferita. Mentre l'acqua bolliva preparò la tazza con Paperino, un regalo di Francesca, e poi si affacciò davanti al buio che soffocava ogni cosa. Una notte strana... tutto è immmobile, ma è come se avesse movimenti nascosti, come qualcosa che cova sotto la cenere... un sentore di disastro annunciato... nessun rumore, eppure qualcosa che suona lontano..., scrisse Sylvie, con mano veloce, nel suo diario.
Sylvie si strinse nella camicia da notte di felpa, cercando di fermare i brividi nelle braccia. Ho solo freddo, ora berrò la tisana e mi passerà subito...
Mattia si svegliò all'improvviso, con il cuore che ululava nel petto, bloccandogli il respiro. Rimase qualche minuto seduto al buio, sul letto, finché il respiro rallentò la sua corsa, poi scese, infilandosi le vecchie ciabatte blu che dormivano sul tappeto a disegni etnici.
Andò in cucina per scaldare un bicchiere di latte, sperando che gli avrebbe fatto tornare il sonno, che sembrava svanito. Passò davanti alla porta della camera di Luca e pensò che forse era sveglio anche lui e avrebbero potuto bere insieme il latte. Spinse leggermente la porta e infilò la testa: la luce della luna bagnava un letto ancor intatto.
Mattia accese la luce e andò incredulo fino al letto per toccare le coperte: fredde ed inutilizzate. Prese la sveglia rossa che era sul comodino e guardò l'ora: ... le tre... le tre??? dov'è finito Luca? ...
Scritto in blu e verde da Dolittle e da Actarus
"Va bene, non voglio arrabbiarmi. Rifacciamo tutto da capo. Fatemi capire bene, perchè oggi non c'è la nuova puntata del racconto della domenica. Comincia tu, Actarus: certe volte sembri il più serio. ... sembri..."
Aquiloneblu lanciò un'occhiata di fuoco, ai due seduti intorno al tavolo della cucina gialla. Di rimando Pulce, che era in braccio a Dolittle guardò con sottili occhi verdi, la scena: Aquilone passeggiava nervosamente, battendo i tacchi degli stivaletti sul pavimento blu della cucina, e scuoteva il capo, facendo dondolare quel buffo chignon di nastri colorati, una pettinatura che aveva adottato per avere un'aria più austera e professionale. Ovviamente, un aquilone che chiede spiegazioni ai suoi collaboratori, facendo ondeggiare una chioma di nastri dai mille colori, non ha credibilità... ... lo chignon mi renderà più impassibile e renderà loro poco propensi ad argute facezie, come sono soliti fare: così aveva pensato, mentre davanti allo specchio del camper dove abitava, si preparava per l'appuntamento domenicale con il duo di scrittori che aveva assoldato, in verità per pochissimi euro, per il suo blog.
"... dunque... il fatto è che sono rimasto di nuovo a piedi con il pc..."
"Ma non è nuovo? scuse, sempre scuse! Avevi anche finito le penne e la carta? Senza pc non sai più scrivere???"
"..."
"E tu, allora, perché non l'hai scritta tu, questa puntata? Che altro avevi da fare, oltre ai bagordi per festeggiare il tuo compleanno? E cosa c'è poi, da festeggiare, in un altro anno che se ne va?"
"Ma Aquilone, lo sai, che senza Actarus non posso scrivere!!"
"Come, senza Actarus? scriverai con la tua testa, no? Cosa c'entra lui? Va bene, è il tuo socio, però... da quando, si scrive solo se si è in due?"
"Insomma, il racconto della domenica è nato così: tutti e due scriviamo un frammento e l'altro lo legge e prosegue. Se so che Actaurs non c'è non riesco a scrivere."
"La verità è che sei una sfaticata: tutta la settimana te ne sei andata in giro, annusando fiori e danzando, in pantaloni rosa!! Pantaloni rosa! Si è mai sentito niente di più strano?"
"Per domani voglio la nuova puntata sulla mia scrivania! Altrimenti vi dimezzo lo stipendio!"
"Ma Aquilone! La metà di zero, è zero! Tu non ci dai stipendio, ricordi?"
"Sempre puntigliosa, tu! Devi sempre precisare tutto! D'ora in avanti, parlerò solo con Actarus. Certe volte mi sembra davvero il più serio tra voi due..."
E Aquiloneblu se ne andò sbattendo la porta.
Pulce fece un miagolio di protesta e, dopo aver guardato speranzoso l'avanzo di torta al prosciutto che era sul tavolo, si strusciò contro le braccia di Dolittle.
"Hai ragione, Pulce. E' ora di fare merenda. A te l'avanzo di torta al prosciutto e per noi, Actarus, in frigo ci sono i pasticcini. Quelli che ti piacciono tanto, della Pasticceria Iris, dove c'è quella signora francese così carina..."
Dolittle strizzò l'occhio ai suoi colleghi e indirizzò una linguaccia alla porta da cui era uscita Aquilone.
In frigo, però, Actarus trovò anche una bottiglia di Brachetto e suppongo che se la vuoteranno, come sembrano intenzionati, Aquiloneblu non avrà la nuova puntata per domani... 
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La sera era blu
La sera era ormai blu e la pioggia faceva brillare le foglie sugli alberi, quando Giuseppe rientrò a casa. La giornata era quasi finita e lui camminava con passo svelto e leggero nell'aria fresca di una giornata che non ricordava di aver mai avuto prima. Nel buio di un giardino gli parve di scorgere un'ombra seduta su un'altalena ferma, ma non ci fece caso. Il cuore, quello sì, era su un'altalena in volo... Salì le scale di corsa e rientrò in una casa che non riconobbe, nel buio di un silenzio prolungato. La madre, seduta in cucina a luce spenta, era immobile con il viso chiuso in un ostinato mutismo. Giuseppe accese la luce e la salutò, fingendo di non notare la sua espressione e si mise a cucinare qualcosa: era troppo allegro per lasciarsi indurire lo sguardo. Per fortuna, poco dopo lei disse che andava a letto perché era stanca e lui rimase solo, davanti ad un piatto di uova fritte in cui continuava a vedere il sole e un sorriso birichino. La giacca rossa, appesa nell'ingresso, era immobile nel silenzio di una casa sempre troppo vuota.
Luca fissava la luna, sopra l'oscurità e i cespugli bagnati.Teneva in mano un block notes e una penna dalla punta dorata. Fissava la luna e in essa scorgeva labbra morbide e invitanti, ed occhi intensi che accendevano le vie bianche e sterrate. Da un paio di giorni a questa parte, nella sua mente non c'era spazio che per Sylvie, e le sensazioni, quando la sognava, erano così forti da rubargli parole e ispirazione. Avrebbe voluto scrivere per lei la più bella poesia del mondo, ma le parole non uscivano e lui, ostinato, continuava ad aspettarle, seduto sull'altalena verde, accanto alla luna.
Era quasi mezzanotte quando una mano sulla spalla lo destò dai suoi pensieri.
"Luca... Luca, tutto ok?"
"Mario... che c'è?", gli chiese infastidito.
"Marco e Carlo sono pronti. I proprietari della casa in via Turati mancheranno per due giorni... E' il momento ideale per agire..."
Luca si alzò senza dir nulla e, abbandonata l'altalena, entrò in casa con l'amico.
Si assicurò che il fratello dormisse, poi aprì l'armadio, e allungò la mano verso una tuta, nera e gelida come l'aria di quella notte.
Francesca si infilò in un pigiama giallo e blu, e si allungò verso la madre, per farsi prendere in braccio e portare a letto.
Si appoggiò sulla sua spalla e chiuse gli occhi sbadigliando.
"Me la racconti la storia del coniglietto, vero mamma? Quella con tutti i nomi strani, e le magie... lo sai quale."
"Non ne hai ancora avuto abbastanza di storie e di animali per oggi? Abbiamo avuto anche la visita di un gatto!! e poi Giuseppe con i fiori..."
"Luca con la poesia... che c'era scritto nella poesia di Luca, mamma? Parlava alla luna, come dice Mattia?"
"Domande, domande... la piccola Muffin delle Domande. D'ora in poi ti chiamerò così. Era un semplice biglietto, non una poesia. Per ringraziarmi delle praline. E anche Giuseppe ha portato i fiori per ringraziarmi. Insomma, ora basta. E' ora di dormire."
Sylvie sistemò le coperte e si chinò a baciare Francesca, strofinandole il naso sul collo. Lei rise e chiuse gli occhi abbracciando l'orso con la stella d'argento.
Sylvie spense la luce e si avvicinò alla finestra: il buio suggeriva l'idea di ombre che vagassero nella notte.
Mentre un brivido le attraversava la schiena chiuse le tende.
Scritto in blu e verde da Dolittle (auguri! oggi compie gli anni!! ) e da Actarus
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Due mani unite
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La mano piccola di Muffin divenne all'improvviso quella di Sylvie, e lei si ritrovò di nuovo mano nella mano col suo ragazzo di allora, Lorenzo. Su una via lunga e deserta, i due correvano sotto la pioggia, costeggiando lampioni spenti da un'eternità.
L'impermeabile che avevano messo in testa era già tutto inzuppato e la casa di Sylvie era ancora lontana. Così, entrambi sfiniti, si rifugiarono sotto il balcone della Signora Sandra, quello pieno di begonie e di rose e sulla ringhiera, a far l'equilibrista, rividero un piccolo e temerario micio.
Forse spinto da una folata improvvisa, questi miagolò e cadde, ma Sylvie fu brava e lo afferrò al volo; poi, dopo aver strizzato per bene l'impermeabile, lo avvolse con cura in esso, e quando nessuna lacrima cadde più dal cielo, i due ragazzi si avviarono verso casa, sulla strada lucida, che rifletteva parte delle loro anime e la luce assente dei lampioni.
"Non mi dirai che te lo vuoi tenere?"
"Certo che me lo voglio tenere. C'è tanto spazio a casa, e se posso salvare una vita, perchè non lo devo fare?", rispose Sylvie, sorpresa dall'espressione di rimbrotto letta sul viso del ragazzo.
Quell'espressione le fece paura, e per un attimo, un lungo attimo, le sembrò di non conoscere affatto Lorenzo e l'amore.
"Sylvie, tutto a posto?"
Giuseppe la riportò alla realtà, toccandole la mano e lei, un po' spaesata, sorrise.
"Si, tutto a posto, Giuseppe".
"Posso assaggiare le praline sopra il tavolo, Mamma?" disse Francesca prendendole l'altra mano e riportandola dentro la pasticceria e il presente.
"Sì, Muffin, sono una nuova idea: ciliegia e uvetta insieme. Ne assaggi una anche lei, Giuseppe. Mi dirà cosa ne pensa. Provo sempre nuove combinazioni di gusti: mi piace stupire i miei clienti. E anche le persone che amo..."
"Ne sono sicuro... " disse Giuseppe allungando la mano per prendere una pralina dal vassoio dorato sul tavolino. Nello stesso istante Sylvie aveva allungato la sua per prendere un cioccolatino e così le due mani si sfiorarono, e di nuovo lei sentì quello strano calore pizzicarle il braccio. Trasalì e ritrasse la mano come se si fosse scottata.
Giuseppe non si accorse di niente, perché stava gustando quella delizia e sorrideva alla piccola Francesca che fingeva di imboccare l'orso con un cioccolatino. Il suono del telefono fece sussultare tutti e, mentre Sylvie andò a rispondere: "Pasticceria Iris, buongiorno.", Giuseppe si guardò intorno e poi chiese alla bambina:
"... ma allora, chi è Iris? Se la mamma si chiama Sylvie, perché la pasticceria si chiama Iris?"
"Iris è il nome della zia: mamma è cresciuta con lei e le vuole molto bene, così ha pensato che chiamare la pasticceria con il suo nome fosse come un portafortuna. Anche a me zia Iris piace molto: racconta delle bellissime storie e sa cucinare delle torte buonissime."
"Beh, anche qui, ci sono torte buonissime. Che differenza c'è?"
"Ah, ma quelle sono fatte in casa. E io sto seduta al tavolo mentre la zia mescola gli ingredienti e posso leccare il cucchiaio. Qui non si può fare. E questa non è casa."
Giuseppe assentì con gravità, e tutti e due presero un altro cioccolatino, come per sancire un accordo, per suggellare un pensiero comune.
"Comunque, questi sono ottimi!"
Anche l'orso sembrò annuire di fronte a questa verità.
Scritto in blu e verde da Dolittle e da Actarus
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Un gatto in pasticceria?
La tua praline
E' il mare d'Inverno,
una Luna di miele.
E' il sogno tutto.
Sylvie lesse il foglio giallo e, prima di piegarlo e di riporlo nel cassetto del bancone, sorrise. In quel momento, vide la testa di una rosa rossa spuntare dietro la schiena di Giuseppe.
"Cosa nasconde dietro la schiena?", disse con voce decisa e un sorriso che sembrava quello della figlia, facendo finta di non aver capito.
Il viso dell'uomo si accese, divenendo di un rosso papavero:
"Ti - ti ho portato un- un... ", le parole proprio non volevano saperne di uscire dalla sua bocca e Giuseppe maledì l'attimo in cui gli era venuta quella rischiosa idea.
Poi Francesca, la sua piccola amica, sbucò fuori come al solito da sotto il bancone, e lo salvò da quell'istante di tremendo imbarazzo.
"Sono splendidi i fiori che ti ha portato, vero Mamma?"
Sylvie annuì, carezzando il volto di Muffin e Giuseppe si sentì come liberato da quel grosso peso che gli schiacciava tutti i pensieri.
"Grazie per questo arcobaleno di fiori, è stato un pensiero bellissimo... Li vado a mettere subito in un bel vaso."
Francesca, rimasta sola con il suo amico, lo guardò e gli strizzò un occhio, mentre il viso di lui riprendeva pian piano colore.
La bimba diede un lungo bacio alla sua stella d'argento e magicamente, com'era apparsa, sparì dietro il bancone.
Giuseppe si avvicinò al piccolo tavolo verde con sopra le praline al miele, e lì sentì un miagolio dietro le spalle: un gatto, entrato chissà quando, lo squadrava dall'alto in basso, con occhi che parevano due piccole fessure pigre e lucide.
Fuori due ragazze correvano per la strada gridando "Pulceeeeee... Pulce dove sei?"
Giuseppe si guardò alle spalle e poi guardò di nuovo il gatto, mentre Francesca, attirata dal rumore, sbucò di nuovo al suo fianco:
"Oh! che bello! E' il tuo? Posso accarezzarlo?" e si chinò a toccare la folta pelliccia grigia, mentre l'interessato mostrava noia e disinteresse nei pigri occhi verdi.
"No, non è il mio. E' bello, però. Ti piacerebbe tenerlo?"
"Non posso... Se lo vede mamma, in mezzo alle sue praline, sentirai gli urli!! Tienilo tu, così potrò vederlo lo stesso." disse Francesca, mentre gli occhi brillavano come piccole stelle.
"Muffin! Cos'è quell'animale??? Lo sai che non può stare qui! Portalo fuori!"
In quel momento la porta si aprì e due ragazze entrarono come una folata di vento:
"Avete visto... Pulce! Pulce, ti ho trovato! Vieni che torniamo a casa. Annalisa, prendi Pulce."
E le ragazze, com'erano entrate, uscirono dalla pasticceria. Solo mentre erano già fuori, una delle due, si voltò e disse, con un viso sorridente, incorniciato da buffe treccine: "Grazie di aver trovato il nostro gatto."
I tre rimasero zitti per qualche secondo, ancora frastornati dall'apparizione del gatto e delle ragazze e poi Francesca disse:
"Che peccato, però! Mi ero già affezionata. E poi lui... come ti chiami?"
"Giuseppe."
"Ecco, Giuseppe aveva detto che l'avrebbe tenuto lui e lo avremmo accudito insieme, sai, mamma? E' molto gentile, vero, Giuseppe?" e così dicendo gli prese la mano e la tenne nella sua, piccola e forte nello stesso tempo.
Sylvie li guardava in silenzio, persa nel ricordo di due mani unite tanti anni prima, e...
Scritto in blu e in verde da Dolittle e da Actarus
Guest star, a grande richiesta, spero solo per questa puntata, Pulce.
Anche se ha chiesto un compenso altissimo, perché dopo il successo ottenuto con 'La cucina gialla' si è montato la testa e dice che l'ha contattato anche Mediaset, per una fiction di 835 puntate: "Pulce di Rivombrosa", e perciò il suo agente gli ha consigliato di lavorare a tariffe altissime e noi, con il nostro budget, che è sempre al limite non possiamo permettercelo, ma Actarus l'ha fatto entrare a tradimento... e me lo sono trovato in mezzo alle praline di Sylvie... 