Cosa vola in questo blog

Pensieri legati al nastro di un aquilone e lasciati liberi di volare in cielo.
Lei fa volare pensieri blu e Lui fa volare pensieri verdi.
Dolittle sa parlare agli animali e, certe volte, anche agli umani. Actarus parla direttamente al cuore e all'anima.

Bambini nel tempo

Rinnovo adozioni a distanza
Anno 2008




E' aperto il rinnovo delle quote per le adozioni a distanza dei
Bambini Nel Tempo per il anno consecutivo, per quanto riguarda noi blogger.

- Anche quest'anno ciascuna quota sarà fissata a 10 euro.

- Anche quest'anno ci sarà la sottoscrizione unitamente al gruppo Insieme.

- Fino ad ora sono otto i bambini adottati a distanza.

Per adesso si raccolgono le prenotazioni di sottoscrizione
(clicca la gif).

(Quando ci sarà materialmente da inviare i soldi, saranno avvisati tutti nel blog
Bambini nel tempo e sarà fornito il numero di conto corrente postale)

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giovedì, dicembre 23, 2004

Notte di Natale
Il calore del fuoco e le luci dell'albero riscaldano già l'atmosfera...
 
 
... e finalmente lei rimane sola con il suo Amore... lontani dalla confusione e dai regali...
Per farlo ridere lei non esita a travestirsi, senza timore di sembrare ridicola....
 
 
... e la serata termina con una notte di fuoco...
 
 
... la mattina inizia con il suo sorriso e il caffé dolce e bollente... servito a letto...
 
 
... lei si alza e guarda dalla finestra.. un paesaggio da favola! La neve ha coperto tutto ... è già Natale!
 
 
Auguri a tutti! Che ognuno possa vivere una favola meravigliosa come questa...
 

Pensiero volante di: dolittle a 21:44 | link | commenti (13) |
favole

lunedì, maggio 31, 2004
Le due auto

La piccola automobile rossa era uscita di nuovo di strada. Stavolta era finita in un campo di grano e, dopo essersi riavuta dalla botta che aveva preso, si controllò il muso, le fiancate... e vide che non aveva riportato danni. Stavolta. Ormai era abituata alle uscite di carreggiata e alle ammaccature. La prima volta la botta era stata molto grande e le aveva rovinato tutto il fianco sinistro. Per molto tempo aveva portato i segni di quella 'botta', poi siccome si vergognava ad andare in giro così, aveva pensato di farsi dare una mano di vernice per nasconderle. E infatti, ora si vedeva poco e quasi nessuno se ne accorgeva. Il vero problema, però, era che lei sapeva di averle e le sembrava che tutti la guardassero proprio lì: dove c'erano i segni delle passate esperienze. Le sembrava che tutti notassero le ammaccature e la compiangessero per quello, così se ne vergognava. Cercava sempre di camminare vicino ai muri, per nascondere il fianco ammaccato.
Mentre stava lì, nel campo di grano, a guardarsi e controllare i danni, sentì una voce:
"Ehi, tutto bene? Ti sei fatta male?"
Sollevò lo sguardo e vide una bella automobile blu, grande e lucida, che la guardava con sollecitudine.
"No, non mi sono fatta niente. Però, adesso non so come uscire. Non ce la faccio, a sollevarmi e a saltare il fosso... come farò?" e la piccola automobile rossa, scoppiò a piangere.
"Non piangere, ora ci penso io." e con un balzo, la grossa e forte automobile blu, atterrò sul campo di grano, di fianco alla piccola auto rossa.
"Coraggio, ora ti attacco al mio gancio e ti tiro fuori da qui. In un secondo sarai di nuovo in strada, più bella di prima."
"Per te è facile dire così: tu non sei mai uscito di carreggiata e non ti sei mai fatto male. Sei grande e forte e niente ti può fare male.. Invece, io, guarda... " e gli mostrò il fianco sinistro.
"Cosa c'è? Io non vedo niente..."
"Qui. Proprio qui. Non vedi? tutti questi segni? una volta sono uscita di strada e mi sono tutta ammaccata e poi non sono più stata come prima... ora sono brutta e sciupata e nessuno mi vuole come amica..."
"Ma non è vero! Tu non sei brutta e sciupata e sono sicuro che potresti avere tanti amici, se lo volessi. Io, ti vorrei come amica... e poi, guarda, anch'io una volta sono uscito di strada e mi sono ammaccato. Guarda qui... " e le mostrò il suo fianco destro.
"Cosa? ... io non vedo niente. Non hai niente: sei perfetto. ... davvero, mi vorresti come amica?"
"Certo! ... guarda, vedi qui? E qui? E qui?" e le indicò tutte le ammaccature che si intravedevano sotto la bella vernice blu metallizzata.
"Mi sono fatto verniciare di nuovo, per nascondere un po' le ammaccature e rimettermi in strada, però mi sembra che tutti le vedano... e poi, anch'io non ho tanti amici, perché mi sembra sempre che mi guardino proprio lì e non mi sento di stare in mezzo agli altri..."
"Oh! Ma non è vero! Non hai niente, sei bello e forte e ti assicuro che non si vede più niente. Io non vedo niente.E mi piacerebbe essere tua amica..." e la piccola auto rossa, chinò il viso, per nascondere il rossore, che comunque non si sarebbe notato, visto il suo colore.
" Ok, allora affare fatto, Saremo amici e ci aiuteremo. Inizierò con tirarti fuori di qui. Vieni, attaccati forte al gancio di traino. "
La piccola rossa si attaccò, mentre lo guardava con occhi fiduciosi: sentiva che la grossa automobile blu, l'avrebbe tolta dai guai. Infatti, in un minuto, furono di nuovo tutti e due in carreggiata.
"Hai visto? Cosa ti avevo detto? Sana e salva, senza un graffio!"
"Grazie. Se non ci fossi stato tu..."
"Beh, però, c'ero. Avanti, vieni che andiamo a fare un giro, giusto per vedere se funziona tutto bene e se riesci a camminare."
"Io, di solito, cammino con il fianco sinistro vicino al muro, per non far vedere le ammaccature."
"Io invece, con quello destro, vicino al muro..."
"Ho un'idea. Se camminiamo affiancati, io nasconderò il tuo fianco destro e tu quello mio sinistro. E nessuno vedrà più i nostri graffi e le nostre ammaccature..."
 
Perciò, non stupitevi se vedete una piccola auto rossa e una grossa auto blu camminare affiancate: è la forza dell'Amicizia che fa una passeggiata.
 
PS. Questa è solo una favola. Nessun riferimento ad automobili veramente esistenti

Pensiero volante di: dolittle a 11:13 | link | commenti (8) |
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giovedì, novembre 20, 2003

Una strana coppia di amici

Sempre insieme, uniti nel bene e nel male, così si dicevano sempre. Più che dirlo, se lo dimostravano a vicenda. Uno non poteva stare senza l'altro neppure per un minuto, e viceversa.
Amici per la pelle, anche se profondamente diversi.
Il primo era sempre troppo istintivo, estremamente protettivo nei confronti degli altri, impulsivo e quasi pazzo nelle sue azioni. Pronto a sciogliersi per un nonnulla e, un istante dopo, disposto a farsi trafiggere piuttosto che nuocere a qualcuno.Si buttava a capofitto nelle situazioni, senza fermarsi a ragionare. Un giovane e passionale, irriflessivo, sempliciotto, dolce e buono, pronto a proteggere tutti, fuorché sé stesso. Si sarebbe procurato ancora più male, ferite irrimediabili, rotture, crepe che non si sarebbero più saldate. Forse, sarebbe morto!
L'altro, invece, era l'opposto: razionale, ragionatore, riflessivo, calmo, voleva sempre andare a fondo nelle cose. Un grande e vecchio saggio, che discorreva di filosofia e credeva di risolvere sempre tutto, disposto ad usare anche un'equazione matematica, se necessario! Uno che voleva sempre capire. Prima di agire si poneva tante domande e cercava il modo migliore per fare le cose. Insomma, ragionava! In certi casi, la cosa peggiore che si possa fare.
La situazione, che si era presentata, era d'emergenza.
Il primo, da solo, non ce l'avrebbe mai fatta. Era pronto a buttarsi, ad esporsi come sempre e anche molto di più, voleva proteggere tutti, si preoccupava per tutti, anche a rischio di sé stesso e della propria incolumità.
L'amico è intervenuto immediatamente: non c'era un attimo da perdere. Aveva capito subito che, se all'altro fosse successo qualcosa di grave, la stessa cosa sarebbe accaduta anche a lui. Forse, sarebbero morti tutti e due!
Non c'era neanche il tempo di ragionare, stavolta. Davanti a lui, vedeva solo la luce rossa lampeggiante: EMERGENZA. L'unica cosa da fare, l'unica possibile per salvarsi, era scollegarsi immediatamente dal Sistema.
Così fece. Salvò sé stesso e il suo amico.
Quando il Sistema divenne più stabile, ricollegò i cavetti che lo allacciavano alla macchina e controllò il funzionamento di tutti i circuiti. Non erano come prima, non sarebbero più stati come prima, ma sembravano ancora funzionanti...
Poi si dedicò alla sua occupazione preferita: capire. Capire! Come se fosse possibile. Cercò le risposte alle troppe domande che si faceva in continuazione: lui aveva bisogno di sapere il perché di tutto. Il perché! E' andato avanti, ha scavato dentro ad un buco che non ha fondo, ha scavato in un terreno anche troppo friabile, giù, giù, sempre più giù, fino a scoprire che non esisteva niente in fondo al buco. Nessuna risposta, nessuna equazione matematica che dimostrasse qualcosa. Nessuna verità profonda e inequivocabile. Niente di tanto certo, da poter essere verificato. Niente di niente. Troppo duro da accettare, per lui, così rigoroso nei suoi pensieri: non si voleva rassegnare. Quanto ha pensato! Ha esaminato la Cosa da tutte le parti, l'ha aperta, sezionata, scomposta, eliminato parti inutili, rimontata in vari modi, tutti quelli possibili, e ha capito che non c'era spiegazione. Ma, ancora, si rifiutava di accettarlo.
Anche lui, da solo, non ce l'avrebbe mai fatta.
Allora è intervenuto il suo amico di sempre, il Cuore, che si era salvato da danni irreparabili solo grazie a lui, il Cervello, e l'ha preso per mano e gli ha fatto sentire tutto il suo Amore. Non aveva altro da dargli: non discorsi complessi, ragionamenti astrusi, calcoli matematici, pensieri filosofici. Lui aveva solo quello e ne ha fatto dono al suo Amico.
Così si sono salvati insieme e, tutti e due, hanno salvato l'Anima.

Pensiero volante di: dolittle a 10:57 | link | commenti (2) |
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martedì, giugno 10, 2003

La Fatina della Grotta

(seconda ed ultima parte)

Scrollando la testa, chiamò il suo gruppo e si avviò verso la Sala Duecento. Appena la luce sparì dietro le rocce, la Madonnina dello Speleologo urlò – sottovoce, naturalmente – "Giganti, venite qui, per favore. Mi avete messo nella nicchia sbagliata e anche voi avete sbagliato posizione "

I Giganti si mossero dalla loro postazione e andarono vicino alla Madonnina:

"Hai ragione, Madonnina. Non sei nella tua solita nicchia. Anche noi, allora abbiamo sbagliato posizione, perché ci siamo regolati sulla tua. Lo sai, tutta la grotta viene sistemata partendo dalla posizione della tua nicchia."

"Stupendo. Allora vorrà dire che oggi nessuno è al suo posto. Le guide diventeranno matte per trovarci e stasera faranno una lettera di reclamo alla Direzione e domani arriveranno delle multe salate a tutti. La colpa è tutta di quella Fatina pasticciona. Quando la becco…"

"Adesso ci pensiamo noi. Intanto che il gruppo prosegue il giro, ti spostiamo e facciamo spostare tutti gli altri. Poi andremo nella Sala Duecento e faremo spostare tutti anche lì e così anche nelle altre sale. Intanto che il gruppo va avanti, sistemeremo tutta la grotta. Quando la guida tornerà indietro, troverà tutto al suo posto e penserà di essersi sbagliata."

Infatti, così fecero; i Giganti misero tutti di nuovo al loro posto e poi corsero nelle altre sale a sistemare tutto e, infine, ritornarono nella prima sala e si misero sul loro piedistallo, con il fiatone ma contenti.

Poco dopo arrivò la guida e, incredula, constatò che la grotta era perfetta, tutti al loro posto. Allora si convinse che alla sera era opportuno andare a letto prima e decise che non ne avrebbe parlato con nessuno.

Portò fuori il suo gruppo e richiuse la porta, in attesa di arrivare con i prossimi turisti. Appena sentirono il chiavistello scorrere e capirono dalla corrente d’aria, che la porta era chiusa, tutte le stalattiti e le stalagmiti scesero dalla loro postazione e si misero ad urlare:

"Carlotta! Fatina della Grotta! Vieni un po’ qui che abbiamo bisogno di te… vieni…"

Dentro al Castello delle Fatine, il disordine regnava sovrano: Carlotta si era appena seduta sul sofà, per bere il primo cappuccino della giornata. Non l’aveva ancora bevuto, perché il mal di testa, strascico dell’uscita della sera prima, non l’aveva ancora abbandonata e lei si sentiva stanca e depressa. Non aveva ancora la minima idea di quello che aveva combinato, credeva che fuori nelle Sale fosse tutto in ordine.

Quando sentì le urla e il vociare di quelli che credeva suoi amici, si alzò convinta che la chiamassero per una merenda comune. Ogni tanto capitava che ci fosse una festa: quando si è in tanti c’è sempre la possibilità di una festa di compleanno, con relativa torta. Si avviò, non senza aver controllato allo specchio il suo aspetto, contenta e con gran frastuono di campanellini, verso l’Abisso Ancona, all’entrata della Grotta.

Quando arrivò fu subito assalita a male parole, dalla Madonnina dello Speleologo, inviperita dai continui spostamenti che aveva dovuto subire quella mattina. Di rinforzo i Giganti, la strapazzarono, perché, a causa sua, avevano già lavorato il doppio e avevano dovuto correre per tutta la Grotta, solo per rimediare ai suoi errori.

Carlotta, incredula di quello di cui l’accusavano, anche perché li vedeva tutti ai loro posti, si mise a piangere a dirotto. Era, anche se pasticciona, molto dolce e sensibile e sentirsi trattare così male da tutti, la fece sentire stupida e si sentì umiliata.

" So…no de…so…la…ta, scu…sa…te…mi…" diceva tra i singhiozzi, sfregandosi il naso e nascondendosi il viso tra le mani. Era veramente disperata e tutti quelli che l’avevano accusata, si sentirono cattivi a trattarla così.

I primi a scusarsi furono i Giganti; dall’alto dei loro 20 e 18 metri, si chinarono e, con una carezza, cercarono di consolarla.

"Su, Carlotta. Non è niente, abbiamo già rimesso tutto a posto, la Direzione non se ne accorgerà neanche. Stai tranquilla."

Anche la Madonnina si mosse a compassione e cercò di rimediare a tutto quello che aveva detto prima. E di seguito tutti gli altri si scusarono e, finalmente, la Fatina della Grotta, si pulì il naso nella manica di quella tutina che le stava così bene, e sollevò il viso e fece un timidissimo sorriso.

Tutti sorrisero a loro volta e i Giganti dissero, proprio nell’attimo in cui si sentiva aprire di nuovo il chiavistello della porta d’ingresso:

"Coraggio, cara Carlotta, sparisci con tutti i tuoi campanellini, altrimenti ti farai scoprire. Lo sai che i turisti sono veramente convinti che noi siamo qui immobili, da un milione e mezzo di anni. C’è da ridere, se ci si pensa…"

P.S. Tutto è bene quello che finisce bene. Però, se il giorno dopo avete un impegno di grande responsabilità, alla sera non andate a letto tardi.

Ah! dimenticavo... se hai combinato un grosso guaio, ma sei una bella fatina, con una tutina che ti sta a meraviglia... spremi due lacrimucce e, anche il più grosso dei giganti, si lascerà commuovere. Carlotta

 

Pensiero volante di: dolittle a 17:23 | link | commenti (1) |
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lunedì, giugno 09, 2003

La Fatina della Grotta

"... le nove! Oh, santo cielo! come farò, adesso?... "

Buttandosi giù dal letto, Carlotta, la Fatina della Grotta, si fece male a un piede. Aveva inciampato nel paralume che era caduto, quando aveva buttato la sveglia sul comodino.

Con una graziosa imprecazione - era pur sempre una Fatina - Carlotta si mise in piedi, cercando di sfilarsi la camicia da notte, che continuava ad impigliarsi nelle ali. Intanto ripensava alla causa di quel suo gravissimo ritardo: "Lo sapevo, che non dovevo uscire con quel gruppo di stalagmiti nuove della Sala Duecento. Sono dei ragazzacci! E poi ho bevuto troppo. Ho un atroce mal di testa... e le tre! come ho fatto a stare in giro fino a quell'ora?? … non mi ricordo niente… oh, che mal di testa. Devo sbrigarmi. Stavolta l’ho combinata grossa!"

Finalmente riuscì a sfilarsi la camicia e si infilò la tuta da lavoro: una graziosa tutina, ricoperta di campanellini, in microfibra azzurra, come i suoi occhi, che le stava benissimo, aderente nei punti giusti e… accidenti! Devo fare presto! Se lo scopre il Presidente, rischio il licenziamento!

La Cooperativa di servizi, a cui Carlotta apparteneva, aveva vinto l’appalto per la manutenzione della grotta "Fra le Pietre", una delle grotte più belle d’Italia, e il Presidente aveva scelto proprio lei, fra tutte le Fatine, per questo importante lavoro. Ma era stato molto chiaro: "Carlotta, tu sei una combinaguai, però voglio darti un’altra possibilità, perché sei comunque una brava Fatina. Alla prima che mi combini però, Carlotta, ti metto a casa. Questo è un grosso appalto, per la Cooperativa, milioni di euro, e se combini un guaio, i soci della Cooperativa chiederanno la tua testa e io sarò ben felice di dargliela!"

A malincuore Carlotta, abbandonò lo specchio – credeva che il primo dovere di una Fatina, fosse essere graziosa – e, infilandosi le scarpette con i campanellini e il casco con la luce incorporata, si decise finalmente o compiere il suo dovere.

Volò subito all’Abisso Ancona, all’inizio della Grotta e iniziò a svegliare tutti, suonando i campanellini che aveva cuciti ovunque.

"Avanti, su, sveglia! Presto, siamo in ritardo, oggi! Stanno per arrivare i primi gruppi."

Passando da uno all’altro, Carlotta li svegliò tutti. Ma, siccome a nessuno piace essere svegliato in fretta, erano tutti di pessimo umore. Ovunque si sentivano grugniti, brontolii e imprecazioni, perché scendendo velocemente dal letto, si facevano tutti male, sbattendo contro le rocce.

"Ma cosa c’è? Cos’è successo? Perché ci hai svegliato così tardi?"

Tutte le concrezioni calcaree, stalattiti e stalagmiti, si muovevano in fretta per sistemare tutto, anche se non capivano ancora cosa stava succedendo.

Carlotta, intanto, cercava di dare una mano a tutti: dovevano sistemare la grotta, far sparire i letti e tornare ai propri posti, pronti per farsi ammirare dai gruppi di turisti che ogni giorno venivano a visitare un luogo così bello e pieno di magia.

"Avanti, mettiamo a posto subito la Madonnina dello Speleologo. Poverina, da sola non ci riesce, lo sapete. Deve arrivare fin lassù, in quella nicchia" disse Carlotta, indicando una cavità nella parete di roccia.

Si fecero subito avanti i Giganti, enormi stalagmiti, che si misero uno sulle spalle dell’altro, presero la Madonnina e la collocarono nella sua nicchia a 150 metri di altezza. Le fissarono l’imbracatura dietro la schiena e corsero subito a sistemarsi al loro posto. Carlotta, dirigeva tutti, come un generale, dava indicazioni a destra e a manca sulle posizioni di ognuno.

"Presto, presto! Sento già il rumore delle porte! Finite, voi, qui, che io vado avanti nelle altre sale a sistemare gli altri."

E volò via, in un turbinio di campanelli.

Nella sala Duecento si ripeté la stessa scena di poco prima; grugniti e malumore. Si sbrigarono tutti, però, perché proprio alcuni giorni prima era arrivata una circolare in cui la Direzione della Grotta annunciava pesanti aumenti alle multe inflitte a che non osservava le regole.

Carlotta indicò a tutti il proprio posto e partì subito per completare il lavoro anche nelle altre Sale.

Intanto il primo gruppo di turisti faceva il suo ingresso nella prima sala, con la guida che spiegava i misteri e le bellezze della Grotta. Tutti affascinati seguivano i movimenti della lampada della guida, che indicava con noncuranza, i punti più belli e più suggestivi da vedere. Erano 15 anni che conduceva i gruppi, almeno otto volte al giorno, e conosceva la Grotta come le sue tasche.

"Questa grotta, scoperta per caso nel 1971…

… tutto quello che vedete risale a un milione e mezzo di anni fa. Certe concrezioni sono qui da allora e, da quando sono state scoperte, sono qui per farsi ammirare da tutti noi. Lì potete vedere la Madonnina degli Speleologi: pensate che è alta due metri e mezzo, ma sembra minuscola, perché si trova a 150 metri di altezza…"

Così dicendo puntò la luce della lampada, verso una nicchia nella parete nord - est e si girò a guardare. Non vide nulla, nella nicchia non c’era… niente.

"… la Madonnina… dov’è finita al Madonnina?" cercando di mascherare lo stupore che l’aveva colta, fece finta di niente e spostò il raggio di luce più a destra e la trovò.

"… meno male! Avevo solo sbagliato la direzione, mi sono presa un colpo! Però mi sembrava quella, la nicchia…"

Continuò a parlare e a spiegare e nessuno si accorse di niente: non del suo stupore e neanche di quello della Madonnina, che aveva realizzato in quell’attimo di non essere al suo posto.

"Ma dove sono finita? Questa non è la mia nicchia. Quando becco Carlotta, la sistemo io!"

La guida, intanto proseguiva il suo affascinante racconto:

"Come potete vedere, qui alla vostra destra, dove sto illuminando, ci sono queste bellissime ed enormi stalagmiti chiamate "Giganti" …"

Girandosi, poi, verso il punto su cui aveva puntato la luce della lampada, la guida si accorse con sgomento che, anche questa volta, non stava illuminando nulla.

Mantenne però, il suo sangue freddo, grazie alla esperienza che aveva del suo lavoro e spostando il raggio di luce, trovò le enormi stalagmiti che aveva appena nominato. L’ammirazione dei turisti impedì al gruppo di accorgersi che qualcosa non andava. Ma la guida ne era ben consapevole:"Cosa sta succedendo oggi? Non c’è niente al suo posto; forse alla sera dovrei andare a letto prima…"

(Potrete leggere la seconda parte domani, in questo blog.)

 

 

 

 

 

 

Grazie a Carlotta, per la bellissima immagine.

 

Pensiero volante di: dolittle a 17:12 | link | commenti (3) |
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