Pensieri legati al nastro di un aquilone
e lasciati liberi di volare in cielo.
Lei fa volare pensieri blu e Lui fa volare pensieri verdi.
Dolittle sa parlare agli animali e, certe volte, anche agli umani.
Actarus parla direttamente al cuore e all'anima.
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La riunione del 'Club delle Zitelle' inizia alle 21.
Succo di papaya e risate accompagnano le chiacchiere fino alla mezzanotte passata da un pezzo quando, dopo, essersi salutate tre volte dicendo che non ce la facevano più a stare sveglie, e ricominciando regolarmente di nuovo a parlare, finalmente la compagnia si scioglie in mezzo agli sbadigli e alla campagna illuminata dalle stelle.
Discorsi di donne, che riguardano spesso gli uomini, certo, e i rapporti di coppia. Beh, non per niente è il club delle zitelle, no?
E non per niente l'amore è l'argomento principe in ogni conversazione.
Amore, stelle, luna...
Stamattina un messaggio tanto cercato, e una telefonata mi richiamano sulla terra: le zitelle si riuniranno prossimamente.
L'amore, chissà...
Ps. solo elucubrazioni folli prima di pranzo. Si sa: la fame è cattiva consigliera 
P. ha quattro anni, neanche un capello in testa, e una cicatrice che le unisce le orecchie, come un sostegno per le cuffie in sala d'incisione.
Ha anche un buffo sorriso e sa dire tutti i numeri fino a nove e sa indicare "Tito" e "Bronto" sulla copertina del giornalino.
Quando arrivo inizia una specie di balletto con cui mi presenta tutti i giochi che sa fare, quelli che ormai sono diventati i nostri riti segreti: presentarsi e poi correre a nascondersi, accendere tutte le luci del corridoio per mostrare quanto è grande, venirmi vicino perché le possa fare il solletico al braccio fingendo di essere una formica, per poi ritrarsi improvvisamente...
Quando la guardo non vedo la malattia, le terapie spesso dolorose e l'incerto futuro che avrà, ma vedo solo una bambina di quattro anni che ha voglia, e bisogno, di giocare. Sempre e solo una bambina.
In una finestra il mio giovane, giovanissimo, amico e in un'altra finestra un nuovo amico, meno giovane del primo.
I discorsi si intrecciano tra moleskine e appunti di scrittura, qualche birretta, per non dire di peggio e versi che trasudano un dolore acre che brucia nel petto quando scende.
Una poesia densa come uno sciroppo alla frutta che scivola in gola e brucia, così l'ho definita con lui
"Le parole devono uscire da sole, perfino spingendo per uscire di corsa: parole che premono in gola e cercano aria per urlare."
L'emozione di vedere le parole nascere dopo le tue e le emozioni che si mescolano nelle finestre di uno strumento da molti definito 'freddo', è una cosa nuova per me, e forse anche per loro.
Il mio giovanissimo amico si è sdraiato sul letto per recuperare le forze e ha lasciato la sua finestra vuota, ma io la tengo sempre aperta per lui, e credo che lui lo sappia, anche in quei momenti in cui si domanda: "chi mi... ?"
Lui lo sa, che io ci sono e che ho risposto, e risponderò: "io, no?"

Sempre e solo quella, in queste lunghe giornate fasulle che vanno in ogni direzione.
E poi ricordi e dolcezza, e tenerezza anche.
Parole a banchi, come pesci d'argento nell'acqua del mare, e rumore di onde che si infrangono sugli scogli, come certi sentimenti feriti.
E, infine, qualche parola si salva e luccica nella luce del sole...
Sabato mattina ho scritto il post con le foto dall'aereo e vaneggiavo di puntini sulla cartina...
Nel pomeriggio, la notizia che un aereo della stessa compagnia, e con la stessa destinazione era caduto in mare...
e all'improvviso la consapevolezza dell'attimo fuggente, anche se io non dimentico mai.
D'altronde, come dimenticare che tutto può accadere anche mentre si attraversa la strada davanti a casa?
istinti... istanti... un attimo fragile come un respiro mozzato dall'emozione... è tutto qui.
Prendiamolo nell'istante in cui lo sentiamo.
Basta.

Vedere le cose dall'alto, cambia la prospettiva.
Fa ricordare subito chi siamo: niente, di fronte alla totalità.
La visione globale ci mostra quanto poco siamo importanti e quasi inutili.
Inutili, se non per quel sorriso regalato, o per quella mano tesa ad aiutare un altro.
Solo questo: sempre il puntino sulla cartina.
Nel mondo pieno di puntini.
La visione dall'alto è molto istruttiva, e ci riporta al giusto valore, alla giusta grandezza, di fronte all'universo.
E' molto utile per ridimensionare le cose e i problemi che ci angosciano e sembrano insormontabili, visti da dentro.
Da fuori acquistano un'altra dimensione.

Di ogni luogo, amava soprattutto le persone.
Di nuovo si sentiva come quella volta, come quelle volte, e di nuovo guardava il mondo con altri occhi, e lo stupore di ritrovare se stessa negli occhi altrui, la sconvolgeva come allora.
All'imbrunire un bambino di otto anni, vestito in abito tradizionale e con occhi scuri che di tradizionale non avevano niente, offriva su un vassoio di paglia, mazzolini di gelsomini ancora chiusi e profumatissimi, e lei vide il futuro in quegli occhi che ridevano furbi. Sapeva che presto la gioia avrebbe cambiato colore e la furbizia avrebbe preso il sopravvento sul resto, facendo diventare quel bambino un adulto dal cuore indurito, che sarebbe assomigliato molto al diciottenne incontrato il giorno prima, bel ragazzo dai denti bianchissimi e i capelli a treccine, che le aveva raccontato dei suoi due viaggi a Lampedusa, e non erano viaggi per vacanze, e di come era stato rispedito indietro, concludendo il racconto con:
"... anch'io voglio avere una bella vita. Ne ho diritto come tutti gli altri, no? Sono uguale agli altri..."
E mentre lei si sedeva più dritta sul lettino e si stringeva le braccia intorno al corpo, come avesse un brivido di freddo nel pomeriggio afoso, l'aveva guardata dicendo:
"... ora ti ho fatto troppi pensieri in tua testa, eh?"
E lei aveva risposto di no, sapendo di mentire.
La fotografia, stavolta non aveva potuto farla, ma non importava: non poteva togliere quel ragazzo dai suoi occhi e, sì, era vero: lui aveva fatto troppi pensieri in sua testa...
E lei era sempre quella di allora, e di ogni luogo, amava soprattutto le persone.