Pensieri legati al nastro di un aquilone
e lasciati liberi di volare in cielo.
Lei fa volare pensieri blu e Lui fa volare pensieri verdi.
Dolittle sa parlare agli animali e, certe volte, anche agli umani.
Actarus parla direttamente al cuore e all'anima.
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La biblioteca, come immaginavo, non aveva i libri della mia lista, che ho accantonato per tempi, e biblioteche migliori. Così ho scelto d'impulso.
Sul banco c'erano dei libri sparsi, forse appena resi, e li ho guardati, scegliendo fra questi "Il libraio di Selinunte" di Vecchioni: è sottile e in copertina c'è la riproduzione di un dipinto del 1850 Il topo di biblioteca. So che mi piacerà.
Poi mi sono diretta al lato opposto della sala, dove ci sono gialli, horror e thriller, e ho trovato un'Elizabeth George non letta di ben 634 pagine che trasudano intrighi ed emozioni, miscelati con buona scrittura. Poi... poi mi sono girata verso l'angolo di Stephen il Re, e ho allungato la mano verso quella "Tempesta del secolo" con cui sono in debito dal 2001 e lei lo sa. Tutte le volte che mi vedeva in biblioteca mi chiamava, ma era sempre troppo presto, troppo presto per riaprire un libro che era sul tavolino del soggiorno quel 2 ottobre e che è rimasto ad impolverarsi finché la bibliotecaria non ha chiamato per la restituzione e io sono andata con tutti i libri, 6 libri, quando se ne possono prendere tre a testa ma, ovvio, dovevo restituire anche i suoi, no? Che fra l'altro, lei aveva provveduto a leggere, mentre io ero lì a giocare con le parole di Stephen e l'atmosfera dell'isola fuori dal mondo e della sua comunità piena di segreti... comunità che ho dovuto lasciare alll'improvviso e di cui non ricordavo neanche l'esistenza. Poi, si sa, la mente torna e non mi piace lasciare le cose a metà. Forse è giunto il momento di scoprire i segreti della comunità. Vedremo. Intanto i tre libri, insieme al quaderno a righe che mi accompagna sempre in viaggio, sono finiti per primi dentro alla borsa. Cos'altro mi serve? Cielo azzurro e aria leggera, pensieri morbidi e sogni di nuvole bianche e soffici, colori negli occhi e sorrisi da regalare. Ci sta tutto? Chiudo la borsa e vado.
So che al ritorno sarà più pesante. Mi porto sempre qualcosa: un fiore azzurro, una conchiglia rosata, un sasso tondo e levigato, un frammento di pietra lavica, un seme allungato e scuro, odore di mare, sabbia nelle scarpe....
Questa sono io. Sono sempre stata così. Lo so, tutti pensano il contrario, ma non è vero.
Io so che sono come questo calice. Io mi sento come questo calice.
E ora me ne andrò dentro la mia vetrina e chiuderò lo sportello, così potrò starmene lì, al buio, e niente mi potrà incrinare. Niente di grave, nessuno si deve preoccupare per questo calice di vetro di Murano.
E' solo autoprotezione. Chiudo la porta prima di farmi male.
Indecisione e sicurezza si alternano nel mio cervello, all'interno dei miei desideri, seguendo il ritmo della pioggia sul tetto. Tumulto d'emozioni come tuoni nel cielo primaverile, sprazzi d'idee come lampi assordanti, poi la tranquillità del canto degli usignoli, al termine del temporale.
L'unica frase sensata del prof è stata una sorta di battuta sulla democrazia, che mi ha comunque ricordato un personaggio pubblico che non mi è gradito. Associazione d'idee? Da quel momento in poi, tutta la riunione non mi è piaciuta molto, iniziando dalla presentazione del gruppo, in cui me la sono cavata con quattro parole, accusando un'evidente mancanza di voce.
Il mal di testa non mi ha dato tregua e ha avuto il culmine al seguito di una frase che ho classificato come 'infelice', accantonandola subito per non darle troppo peso, ma so che mi gira ancora in testa e più di tutto mi frulla la risposta, meglio rispostaccia, che avrei dato se non fossi sempre così beneducata.
A quel punto ho capito, ho sentito, la stonatura, che era evidente, era sempre stata lì: un gruppo disomogeneo non è un gruppo. Lo puoi mescolare finché vuoi, ma non arriverai mai all'emulsione omogenea. Qualcuno degli ingredienti tenderà sempre a separarsi dagli altri, come in una maionese impazzita. Una sorta di legge fisica, niente di personale. Accettiamolo e basta.
Prendiamo atto dell'impossibilità della cosa e procediamo per altre strade. E la strada del ritorno è stata disagevole, buia e con rumori di passi dietro di me, e con voci gutturali che urlavano sull'autobus, mentre la testa sembrava disvidersi a metà, come certe anime che non trovano la loro giusta collocazione, e ieri sera M. ha telefonato per avere il resoconto che le avevo promesso e per dirmi che ha voglia di vedermi e che non riuscirà a venire neanche la prossima volta e io ho promesso che prenderò il numero di telefono del radiotaxi e almeno spero che la testa si sia sistemata e anche qualcos'altro.
Forse dovrei togliere quel semplicemente, dal nome della categoria, e chiamarla solo Vita. Niente di semplice in questo periodo. In questo???
