Giuseppe non prese molto bene il rifiuto di Sylvie. Quando lei gli disse di no, sentì il cuore gelare all'improvviso.
"Fa nulla", disse."Sarà per un'altra volta".
Ma si lasciò cadere nell'immenso divano grigio e accese la tv. Prese in mano il telecomando; per una quindicina di minuti restò così, immobile, senza cambiare canale: si sentiva d'un tratto svuotato, apatico... aveva pensato che Silvye nutrisse un sincero interesse per lui, si era spinto più in là con la fantasia, come gli accadeva spesso. Aveva persino immaginato una famiglia con Sylvie, la piccola Muffin e il suo orsacchiotto, che abbracciava stelle. Ma adesso era di colpo tornato sulla terra, ai piedi, come al solito, della signora solitudine. Due colpi decisi alla porta lo destarono dall'abisso dei suoi pensieri.
"Chi è?"
Non rispose nessuno. Giuseppe, allora, alzò il piccolo disco dorato dello spioncino e ci guardò dentro.
Ci vide una ragazza dai lunghi capelli corvini e dal naso adunco.
Tolse la catenella e, spalancando la porta, incontrò un sorriso molto convincente.
"In cosa posso esserle utile?"
"Vorrei leggerti la mano. Posso predirti la fortuna, se vuoi."
Giuseppe, come ipnotizzato, allungò la mano verso la ragazza e lei la prese con delicatezza, continuando a fissarlo negli occhi:
"Vedo un periodo molto bello... un sogno che si realizza, e una bella donna che si innamora di te..."
"E com'è questa donna? Bionda?"
"La bella zingara lo fissò negli occhi e fece ondeggiare i lunghi pendenti dorati che le ornavano il viso:
"Sì, è bionda... ah! hai messo gli occhi su una donna bionda, vero? Beh, andrà tutto bene e lei ti amerà molto, anzi, forse ti ama già e tu non lo sai... perché te ne stai qui chiuso in casa a perdere tempo, mentre magari lei esce con un altro..."
"Vedi un altro uomo? Forse uno moro, con strani occhi..."
"Sì, proprio uno moro! gli occhi non li vedo, ma è lui, lo sento! Se non stai attento te la ruberà! Che aspetti? Vai dalla tua bella, su! Venti euro, per favore."
Giuseppe, con la mente già davanti a Sylvie, prese il portafoglio e contò due banconote da dieci euro e le porse alla ragazza, che si voltò come un fulmine scendendo le scale di corsa e lasciando Giuseppe a domandarsi se non fosse stata tutta una visione.
Due minuti dopo, mentre Sylvie finiva di lavare i piatti del pranzo e Francesca stava facendo i compiti, suonò il telefono.
"Mamma, corri a rispondere!" disse Francesca sperando che fosse di nuovo Giuseppe.
Si fermò con la matita in mano e tese l'orecchio alla voce nel corridoio, ma non capì niente di quello che la mamma diceva.
Quando lei entrò, con un sorriso che da tempo la piccola non vedeva sul volto della madre, lei sorrise soddisfatta, pensando che finalmente si fosse decisa per quel benedetto cinema.
"Allora? Chi era?"
"Luca... era Luca." rispose in un soffio Sylvie.
"Luca?? Cosa c'entra, ora, Luca?" Francesca non riuscì a nascondere la sua meraviglia.
"Mi ha chiesto di cenare con lui, stasera."
"... ah! e cosa hai risposto?"
"Che va bene. Viene a prendermi alle otto."
Scritto in blu e verde da Dolittle e Actarus
I FILI DELLA MEMORIA
27 gennaio 2005, giornata della memoria
Quel nonno mai visto, quel nonno conosciuto solo da una foto attaccata al muro nella piazza principale della città... mamma, perché il nonno sta lì sopra?... le piaceva tanto. Tutte le volte che si andava in centro lei voleva sempre passare da lì... mamma, andiamo a vedere il nonno?... e poi con le amiche di scuola. " Il mio nonno è sul palazzo nella piazza del comune, in una foto attaccata al muro, se andiamo in centro, te lo faccio vedere. E' molto bello il mio nonno."
E la mamma confermava: "Il nonno era molto alto, con un bel portamento, elegante, vedi, anche in queste foto..."
"E poi, cosa è successo, mamma? Perché il nonno ora è là, sulla parete insieme a tutti gli altri signori?"
"Il nonno è stato spedito (sì, proprio spedito, come si fa con un pacco, diceva la mamma) in un campo di prigionia, in Austria, e quando è tornato pesava poco più di trenta chili e non si reggeva in piedi. Abbiamo fatto appena in tempo a vederlo e poi è morto."
"Sì, ma perché è andato nel campo di prigionia? Chi l'ha mandato là?"
...
Poi, crescendo, aveva capito perché il nonno era morto così giovane, lasciando la moglie e due bambine piccole, che una poi era la sua mamma e aveva ancora negli occhi l'immagine di quel padre che non si reggeva in piedi e nel cuore la sicurezza persa in quel corpo di poco più di trenta chili.
Il nonno difendeva le persone che erano diverse, il nonno non amava le ingiustizie, anzi il nonno le detestava, il nonno era un partigiano... e alla fine, il nonno era su una parete del palazzo del comune, in una foto che lei cercava tutte le volte che passava dal centro, e altro non c'era di lui, oltre al ricordo e al rammarico di quello che non era stato.
Forse per questo, lei non sopportava nessun tipo d'ingiustizia, e forse per questo lei non vedeva la diversità, neanche quando gli altri la dichiaravano. Ma si sa, queste cose le sanno tutti, sono storie vecchie... però, proprio per ricordare quel nonno che le storie non le aveva potute raccontare, se non da una foto appesa al muro, è giusto che le raccontiamo agli altri, perchè nessun bambino debba più guardare la foto del nonno, invece di ascoltare la sua voce mentre il giorno diventa un pomeriggio pigro.
Il silenzio è una morte ulteriore. Diamo voce al silenzio.
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L'altra mattina ho scattato l'ennesima foto di un'alba rosata, con i rami del platano in primo piano, e confrontandola con una scattata il giorno prima, con la neve che scendeva, mi sono sentita come Auggie nella sceneggiatura di 'Smoke'.
Auggie aveva avuto un'idea grandiosa: fotografare lo stesso angolo tra la Terza Strada e la Settima Avenue alle otto di mattina, di tutte le mattine. "Ecco perché non posso mai prendermi una vacanza. Devo essere là ogni mattina..." dice ad un Paul stupefatto, che gira una pagina dopo l'altra degli album di foto.
"Sono senza parole. Incredibile!"
E Auggie: "Non capirai mai, se non rallenti. Vai troppo in fretta. Quasi non le guardi, le fotografie."
"Ma sono tutte uguali."
"Il posto è lo stesso, ma ogni foto è diversa dall'altra. Ci sono le mattine con il sole e quelle con le nuvole, c'è la luce estiva e quella autunnale. Ci sono i giorni feriali e quelli festivi. C'è la gente con cappotto e stivali e la gente in calzoncini e maglietta. Qualche volta la gente è la stessa, qualche volta è diversa. E talvolta la gente diversa diventa la stessa, mentre quella di prima scompare. La terra gira intorno al sole e ogni giorno la luce del sole colpisce la terra con un'inclinazione diversa.
Paul solleva gli occhi dall'album e guarda Auggie: "Rallentare, eh?"
"Sì, questo è il mio consiglio. Sai com'è: domani e domani e domani, il tempo scorre a piccoli passi."
Parole
Pennellate di colore
sulla tela delle emozioni.
Le foglie sul terrazzo fanno un fruscio improvviso, come di passi invisibili nella nebbia, e un sussulto accompagna il mio respiro lieve, e quasi sopito dal tempo che scorre sotto di me, sotto i miei piedi immobili e la mia anima che non sa più camminare, se non con una mano unita alle sue.
Il vento si infiltra ovunque, come certi sentimenti che riescono ad infettare ogni cosa con il loro fetore di foglie marcite sul terreno umido e io mi sento nuda, troppo esposta e troppo debole.
Ho freddo, ho freddo dentro, vorrei coprirmi, ma so che non serve.
Niente serve più.
La nebbia scende di nuovo e forse è un bene: coprirà tutto rendendolo invisibile e potremo dire che è colpa sua.
Ci serve sempre sapere di chi è la colpa, capire, avere delle risposte. Questo serve a placare per un poco la nostra parte razionale, sperando che lei, poi, riesca a placare il nostro cuore.
... una sottile catena di metallo dorato con un piccolo ciondolo a stella. Mattia rimase a fissarla come se la stella potesse illuminare la sua mente. Non l'aveva mai vista prima e non aveva idea da dove arrivasse. L'esaminò da tutte le parti e vide il marchio dell'oro sul gancio della catena e sull'anellino del ciondolo. La soppesò: era leggerissima, perciò, anche se d'oro, di scarso valore, ma questo ancora non spiegava cosa ci faceva dentro la vecchia scatola di latta, che nessuno apriva mai. Chissà da quanto tempo era lì... da dove viene questa catena? se fosse di mamma, lo saprei... se Luca l'avesse comprata per regalarla ad una ragazza sarebbe dentro una scatola, no?... Mattia la posò sul tavolo e scrutò tutta la paccottiglia sparsa come per cercare qualcosa... ma cosa? cosa sto cercando?... perché mi sento come se avessi un macigno dentro lo stomaco?... Frugò tra le viti e gli elastici rotti, prese i biglietti del cinema e li aprì. In mezzo c'era un foglietto bianco, un frammento strappato, che sembrava una ricevuta di qualcosa, con delle cifre incolonnate, cifre grosse, senza nessun senso per Mattia. ... e questi, che conti sono? ... mai visto tanti soldi... In quel momento dalla camera di Luca giunse un rumore e Mattia si alzò di scatto, prese il giornale, lo piegò ad imbuto e fece scivolare tutto dentro la scatola, che prese e rimise al suo posto, chiudendo lo sportello come se fosse fragile. Poi raccolse la catena che era ancora sul tavolo e uscì spegnendo la luce. Andò nella sua camera e si stese sul letto, al buio, con la catena che bruciava dentro la tasca del pigiama. Nella sua testa le immagini si rincorrevano: Luca sempre senza lavoro... che però, ogni tanto tornava a casa con i soldi per pagare l'affitto... ho aiutato un amico... Luca che guardava la luna, anche nelle notti di buio totale, Luca che era sfuggente e certi discorsi non li faceva... non ti preoccupare per i soldi, ci penserò io... ma come farai, Luca? ti hanno appena licenziato... non ti preoccupare, fratellino, penserò io a tutto, stai tranquillo... e poi Luca tornava con un rotolo di banconote. ... dove le hai prese? ho fatto un lavoretto... che lavoretto, Luca? Cosa hai fatto?... Il primo raggio di sole lo trovò nella stessa posizione, con gli occhi aperti sui dubbi che agitavano il suo cuore. Sylvie accompagnò Francesca a scuola, le diede un bacio fragoroso sulla fronte e, dopo averla lasciata a chiacchierare con le altre bambine, tornò a casa, con l'idea di fare un po' di pulizia e di ordine, in particolare nella cameretta della bambina, perennemente nel caos. Era ancora inquieta per la notte insonne trascorsa, e avvertiva dentro di sè quella strana e spiacevole sensazione, che negli anni passati aveva preceduto l'accadere di fatti incresciosi. Chiuse gli occhi per un secondo, cercando di scacciare quei brutti pensieri e, appena entrata in casa, si diresse subito verso la stanza di Muffin. Prese la piccola gonna verde e le calze rosa che la sua bambina aveva lasciato a terra accanto al letto di Michey Mouse e, nel chinarsi, fu abbagliata dalla copertina color argento del diario di Muffin, aperto a pancia in giù sul comodino. Preso il diario, stava per rimettergli il minuscolo lucchetto d'oro rimasto sul comodino che di solito proteggeva i segreti di Francesca, ma un lampo di curiosità accese d'improvviso i suoi occhi. Non potè resistere. Aprì il diario e ne lesse una pagina. ... Giuseppe mi sta molto simpatico. Ha due occhi sinceri e verdi, come quelli del mio orsetto quando abbraccia la sua stella d'argento. Ogni volta che viene da noi non perde occasione di fissare mia madre e quando lo fa il suo viso s'illumina di una dolcezza che non avevo mai visto. Vorrei tanto che mia madre si accorgesse di lui, non sarebbe poi così male avere un padre come Giuseppe... Vorrei un papà anch'io, capace di coccolarmi e di raccontare le più belle favole del mondo...Vorrei sedermi sulle sue ginocchia e sentirmi amata e protetta, vorrei guardare con lui tutti i sorrisi della luna... Sylvie scoppiò in un pianto silenzioso. Il telefono squillò, ma lei non lo prese. Fuori aveva iniziato di nuovo a piovere, e un cucciolo nero vagava per la strada a testa bassa, alla ricerca di riparo e di cibo. Scritto in verde e blu da Actarus e Dolittle |
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Se questo fosse un diario, io non lo starei scrivendo, perché non ho mai scritto un diario, e non fate caso se ne trovate uno mio in rete: il nome gliel'ha dato un'altra persona.
Il fatto è che oggi mi servirebbe proprio un diario vero, segreto, di quelli con la chiave e il piccolo lucchetto dorato, oppure un luogo nuovo dove poter parlare in libertà, perché, lo sappiamo, la città è piccola e internet è un grande paese di provincia...
Allora: o mi apro un altro blog (!), o scrivo dieci lettere.
Perché vedo qualcuno che sta già tremando? 
Ps. seguite il link del post precedente, leggete le storie e votate la vostra preferita, per favore. E, anche se non sarà la mia, vi vorrò bene lo stesso 
In primo piano
& 
Il Parnaso Ambulante e il vignettista Mauro Biani
insieme per un’iniziativa a favore della popolazione colpita dal maremoto
Concorso Finisci la storia!

Iscriviti al concorso mandando 1 sms al 48580 col testo “Un sms in una storia” e inviandoci il tuo nome e l'adesione, e poi continua il racconto proposto da Biani inventando un finale e spedendo il tutto a finiscilastoria@yahoo.it. Tutte le mail verranno pubblicate in un blog senza che sia visibile il nome dell’autore, e a seconda dei consensi che riceveranno dai lettori del Parnaso e da chiunque vorrà lasciare una sua opinione e un voto nei commenti, verranno premiati i primi tre seguiti con nome e cognome dell’autore, tre posti in prima fila nella vetrinetta del Parnaso e una vignetta personalizzata disegnata dall'autore :)
Il racconto da completare, gli aggiornamenti quotidiani e tutti i dettagli in http://finiscilastoria.splinder.com
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