Cosa vola in questo blog

Pensieri legati al nastro di un aquilone e lasciati liberi di volare in cielo.
Lei fa volare pensieri blu e Lui fa volare pensieri verdi.
Dolittle sa parlare agli animali e, certe volte, anche agli umani. Actarus parla direttamente al cuore e all'anima.

Bambini nel tempo

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Bambini Nel Tempo per il anno consecutivo, per quanto riguarda noi blogger.

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venerdì, dicembre 31, 2004
Il senso delle cose

La stufa si chiama Franklin, e Iris in queste fiabe è un fiore mentre dovrebbe essere una zia, allora mi domando se tutto deve sempre avere un 'senso' e so già che non lo ha.
Niente ha un senso, se non quello che noi vogliamo per forza attribuirgli, e a nessuna domanda c'è una risposta, ormai lo dovremmo sapere, soprattutto nei momenti in cui tutto crolla miseramente e copre tutto con la sua coltre di schifezza.
Eppure da ogni cosa ne nascono altre e ognuno di noi rinasce da ogni sua morte, diventando ogni volta una persona nuova, e trovando di nuovo un sorriso in fondo al sacco che credeva ormai vuoto.
Ogni volta si aprono nuove strade davanti ai nostri occhi e ogni volta saremmo quasi tentati di non percorrerne nessuna... dov'è il senso?... dove devo andare? ... che importanza può avere?... ma il senso, l'importanza, è sempre dentro di noi, e si alimenta delle mani tese, dei sorrisi spediti, degli abbracci disegnati e finché ne abbiamo uno a disposizione, dobbiamo afferrarlo e tenerlo ben stretto.
Allora tutto ha di nuovo un senso e la stufa si può chiamare Franklin, se un fiore si chiama Iris come la zia.
 
Grazie ad Hermann Hesse per avermi prestato la sua stufa e a tutti gli amici che mi hanno sorriso quest'anno. Spero che vorranno continuare a farlo anche nel 2005
 
Auguri a tutti i bloggers... e anche agli altri
 

Pensiero volante di: dolittle a 11:07 | link | commenti (14) |
pensieri volanti

martedì, dicembre 28, 2004

 
"E' l'anno nuovo"
sussurra lei, buttando
il mio ombrello.
 
 

Pensiero volante di: Actarus29 a 21:27 | link | commenti (2) |
haiku

 
 
 
Nella mia stanza, sotto la coperta a fiori, risuonano  ogni sera le tue parole:
 
"Qui nel bosco il sole brilla e una sveglia suona e trilla!
Sveglia millo un bel ranocchio che passeggia con il cocchio, con un cocchio colorato col color del cioccolato per far si che la sua bella, lo corteggi innamorata fino a fine di giornata.
Dice millo alla sua bella, che profuma di cannella: "Sul mio cocchio color del cioccolato puoi succhiare una tendina che ha il sapore di mentina. Il sedile puoi gustare perché è tutto da mangiare!"
Ma la sera ormai è arrivata e finita è la giornata, sul cocchio dorme millo canta solo un vecchio grillo."
 
La piccola favola ha seccato l'immenso mare che ci divide.
Nessuna distanza.
E tra le tue braccia Amore, senza pensieri, io m'addormento.
 
 
 



Pensiero volante di: Actarus29 a 21:26 | link | commenti (1) |

giovedì, dicembre 23, 2004

Notte di Natale
Il calore del fuoco e le luci dell'albero riscaldano già l'atmosfera...
 
 
... e finalmente lei rimane sola con il suo Amore... lontani dalla confusione e dai regali...
Per farlo ridere lei non esita a travestirsi, senza timore di sembrare ridicola....
 
 
... e la serata termina con una notte di fuoco...
 
 
... la mattina inizia con il suo sorriso e il caffé dolce e bollente... servito a letto...
 
 
... lei si alza e guarda dalla finestra.. un paesaggio da favola! La neve ha coperto tutto ... è già Natale!
 
 
Auguri a tutti! Che ognuno possa vivere una favola meravigliosa come questa...
 

Pensiero volante di: dolittle a 21:44 | link | commenti (13) |
favole

lunedì, dicembre 20, 2004

Due furbi occhi verdi
Seconda parte

Andarono in casa di Giuseppe; "Aveva ragione, pensò Lucia, era veramente vicina." L’appartamento era al secondo piano di una casa molto vecchia, come tutte quelle della zona, e abitata principalmente da studenti e lavoratori venuti da altre città. Per le scale si sentiva un odore di cucina, come di verdure cotte troppo a lungo e cipolla soffritta. Lo stomaco di Lucia, si ribellò a quell’odore e lei si sentì quasi svenire, perciò quando Giuseppe aprì la porta e la fece passare in un buio corridoio, lei gli si appoggiò contro, come per sostenersi.
Giuseppe ne approfittò per stringerla a sé, immaginandosi come sarebbe stato divertente proseguire quel contatto fisico. Lucia era bellissima e aveva un corpo stupendo, lui se ne era accorto subito e adesso ne aveva la conferma. Con una risatina , Lucia, lo allontanò da sé, dicendo:
"Che caldo, che fa qui! Mi è anche venuta una gran sete."
In verità si sentiva imbarazzata: anche se ne aveva parlato con le amiche, questa era per lei un’esperienza nuovissima e stava succedendo qualcosa che non capiva e che non aveva previsto. Mandò Giuseppe a prenderle un bicchiere d’acqua e ne approfittò per guardarsi intorno e cercare di calmarsi.
Nell’angolo sinistro della stanza, vicino alla finestra, c’era un divano letto, per fortuna in quel momento, nel suo aspetto diurno. La casa era molto ordinata, contrariamente a quello che ci si poteva immaginare, e pulita. Lucia ne fu confortata e si sedette sul divano, appoggiandosi contro i cuscini e chiudendo gli occhi, cercando di pensare a quello che stava succedendo poco prima.
Si sentiva improvvisamente stanca, troppo stanca per ragionare su una cosa che non capiva. Forse il disagio che sentiva era dovuto alla città che non conosceva e alla tensione di fare qualcosa di così nuovo per lei, pensò. Forse Giuseppe non c’entrava con il trambusto che sentiva nello stomaco e che le faceva desiderare di essere ovunque, fuorché lì.
Giuseppe arrivò con un bicchiere d’acqua fresca, che lei bevve avidamente, cercando di calmare il batticuore che le impediva di respirare e di ragionare con calma. Lui la guardava preoccupato poi, quando la vide riprendere un po’ di colore in quel viso così bello e seducente, si sedette sul divano, vicino a lei. Le accarezzò una guancia, seguendo con il dito la linea dell’ovale perfetto del viso. "E’ così bella! - pensò Giuseppe – così intrigante…"
"Sei così bella! Hai un viso perfetto. Non ho mai visto una ragazza così bella." le diceva intanto che le carezzava il viso.
Lucia ascoltava queste parole, carezzevoli come la mano che seguiva i contorni del suo viso e lasciava fare; era come una melodia incantatrice, che la rilassava e la distaccava dal resto del mondo. "Giuseppe è tanto gentile. Una persona così non può fare niente di male. Sicuramente la mamma non si riferiva a questo, quando mi ha fatto tutte quelle raccomandazioni."
Vedendo che Lucia si adagiava contro di lui, premendo sulla sua spalla, Giuseppe si fece più audace e le sollevò leggermente l’orlo della gonna, carezzandole le cosce e salendo piano, sempre più su. Lucia, appoggiata sulla sua spalla, non faceva caso a quello che accadeva; le era venuta come una sorta di torpore fisico, che le contagiava anche la mente. Si rilassava a quelle carezze e non pensava più a niente. Il paese era lontano, la mamma e le sue raccomandazioni non arrivavano fino a quel divano e a quell’appartamento al secondo piano.
Giuseppe si avvicinò ancora di più e si chinò sopra di lei, per baciarla.
"Hai delle labbra bellissime, rosse e dolci come le fragole…" le diceva intanto che la baciava e le sollevava ancora di più la gonna. La tirò in piedi e la strinse forte tra le braccia, perché la sentì barcollare. Intanto continuava a baciarla, sulle labbra e sul viso.
Improvvisamente Lucia, aprì gli occhi e si vide riflessa nel grande specchio dell’armadio: vide un ragazzo sconosciuto che la stringeva a sé, baciandola e le sue gambe nude che lui stava accarezzando. "Cosa stava facendo? Perché era lì? Non conosceva neanche quel ragazzo, fino a mezz’ora prima… e adesso, cosa sarebbe accaduto?"
Ebbe paura e non sapeva come uscire da lì. Ma voleva uscire. Subito!
Improvvisamente Lucia si sentì lo stomaco in subbuglio e si mise una mano sulla bocca, guardando Giuseppe con occhi imploranti. Lui capì al volo e la trascinò di corsa nel bagno, dove lei vomitò, appoggiandosi alla tazza del gabinetto.
Giuseppe uscì, lasciandola sola, e camminò furioso nel corridoio: " Che cavolo succede, adesso? Stava andando tutto così bene, poi… cos’è successo?" si diceva camminando avanti e indietro, sfogando la rabbia che lo aveva colto. Spalancò gli occhi, colpito da un pensiero improvviso e andò verso la sedia, dove Lucia aveva appoggiato lo zainetto.
Lo aprì e cercò il portafoglio, rovistando in fretta, intanto che ascoltava i rumori che venivano dal bagno. Finalmente lo trovò: rosa con disegni di cartoni animati. Il presentimento di pochi istanti prima, gli fece accartocciare lo stomaco. Cercò la carta d’identità e la data di nascita gli confermò i sospetti che aveva: 1970! Lucia aveva quindici anni. Quindici!
Sentì un rumore in corridoio e rimise via tutto, chiudendo lo zainetto velocemente. Improvvisamente Giuseppe desiderava solo di essere fuori di lì in fretta e di portare Lucia sana e salva dalla zia. " Lucia, stai meglio? Come va, adesso? Sei pronta per andare dalla zia?"
Lucia uscì dal bagno, bianca come un panno lavato e con le lacrime agli occhi: "Scusami, sono proprio una stupida. Sarà stato il caldo, o il viaggio…mi siedo cinque minuti e poi andiamo."
"No, no! Mi è venuto in mente che devo andare in un posto… anzi, sono già in ritardo. Ti accompagno subito da tua zia."
Così dicendo, la tirò in piedi e la trascinò giù per le scale. Lucia era stupita e anche offesa da questo comportamento; si domandava cosa avesse fatto per causare questo repentino cambiamento in Giuseppe.
Quando arrivò dalla zia, si era già dimenticata di tutto questo.
Se ne ricordò qualche anno dopo, quando conobbe un altro Giuseppe, dagli occhi furbi e dal cuore ancora più scaltro, che le insegnò tutto quello che aveva bisogno di sapere. Allora smise di domandarsi cosa fosse accaduto quel giorno. E mandò un muto ringraziamento a quel Giuseppe dal cuore dolce.

 
























Pensiero volante di: dolittle a 14:15 | link | commenti (7) |
racconti

domenica, dicembre 19, 2004

Stavolta niente scuse e sceneggiate. Il pc di Actarus funziona, anzi lui ha anche fatto la sua parte, ma io sono stata in altre faccende affaccendata, perciò niente puntata del racconto della domenica.
Però, siccome mi dispiace interrompere una tradizione, anche se molti non avranno tempo di leggere, posto ugualmente un mio racconto, che fa parte della trilogia iniziata con questo.
Nessuna paura, però: è più breve del 'Signore degli anelli'

Due furbi occhi verdi

Maggio 1985

A quindici anni, Lucia, aveva lo stesso fisico che avrebbe avuto dieci anni dopo, e ne era già fin troppo consapevole. Era molto alta e, fin da quando frequentava le elementari, era sempre stata confinata nelle ultime file di banchi. Questa condizione, rendendola invisibile agli occhi dei professori, aveva influito sul suo modo di fare, che era diventato fin troppo spavaldo e sfacciato.
Scendendo dall’autobus, in arrivo da un piccolo paese della provincia, Lucia si infilò subito dentro la palazzina della stazione e, di seguito, nella toilette delle signore. Di fronte al grande specchio davanti ai lavabi, si tolse l’elastico colorato, che le aveva messo sua madre quella mattina e sciolse i lunghi capelli neri. Prese dallo zainetto un lucidalabbra rosato e lo passò abbondantemente sulle labbra, che erano già rosse e carnose. Il viso non aveva bisogno di trucco: lineamenti dolcissimi in un’ovale perfetto, guance rosate e occhi di un verde così chiaro da risultare quasi trasparente.
Finalmente soddisfatta, Lucia, si guardò di nuovo allo specchio e pensò che dimostrava senz’altro qualche anno di più. L’unica nota stonata e che le causava parecchio disappunto, erano i vestiti. Sua mamma si ostinava a comprarle dei vestiti scialbi, da educanda: ad esempio, quell’orrenda gonna a fiorellini, era troppo lunga, le arrivava sotto il ginocchio, quasi a metà polpaccio, e la faceva sembrare una bambina. Lucia decise di migliorarla, arrotolandola in vita, fino a farla arrivare sopra il ginocchio di almeno dieci centimetri. "Ho due belle gambe, lunghe e diritte. Perché non farle vedere?" pensò. Passò poi a guardare con occhio critico, la camicetta, che era semplice e bianca, – naturalmente! Per quella non poteva fare niente, pensò Lucia; però slacciò i primi 3 bottoni.
Si giudicò molto carina e pensò che poteva dimostrare anche diciotto anni. Scosse la testa, per vedere che effetto facevano i capelli spettinati e gonfi, attorno al viso, e giudicò che stava molto bene. Adesso si sentiva meglio, era pronta ad andare dalla zia, non senza prima aver fatto un giro per la città.
Era da tanto tempo che desiderava fare un giro da sola, in città. Di solito era sempre scortata dalla mamma o dai fratelli maggiori, perciò la trovava noiosa. Le sue amiche, però, erano venute da sole e si erano divertite. Ma lei non aveva ancora avuto il permesso di venire da sola o con le amiche, anche solo per qualche ora. L’occasione si era presentata, perché la zia Giovanna, sorella di sua mamma Luisa, era appena uscita dall’ospedale dove aveva subito un lieve intervento chirurgico e aveva bisogno di qualcuno che le facesse compagnia e si occupasse della spesa. Lucia si era subito offerta e la zia Giovanna, che stravedeva per quella nipote, bella come il sole, aveva accolto con entusiasmo la proposta.
Adesso, mentre Lucia camminava a testa alta, con l’aria che le scompigliava i capelli e la gonna leggera, si sentiva molto grande, quasi un’adulta. Non le sfuggivano gli sguardi dei ragazzi che incontrava, capiva che la trovavano bella e ne era lusingata. " E pensare che la mamma mi crede ancora una bambina!" - pensò, con un sorrisetto.
Da tempo si era accorta di come la guardavano i ragazzi della sua età e anche quelli più grandi, e le piaceva, lo trovava intrigante. Che cosa veramente significasse non aveva idea, ma le sue amiche dicevano spesso così, delle cose che trovavano "giuste". Quindi intrigante, era giusto.
Si fermò all’angolo della strada e prese fuori dalla tasca, il foglietto dove aveva scritto l’indirizzo della zia. Alzò la testa per leggere la targa sul palazzo di fronte e orizzontarsi sulla strada da prendere.
Le gambe nude erano lunghe e abbronzate e la gonna, gonfia per il vento, svolazzava leggera, i capelli un po’ spettinati la facevano sembrare più grande. "Una visione" pensò Giuseppe, che la seguiva passo passo, da quando era uscita da quella toilette, mezz’ora prima. Non aveva potuto fare a meno di seguirla: l’aveva vista ed era rimasto folgorato da quella bellezza solare e da quel viso dolcissimo, anche se con un fondo di furbizia, in quegli enormi occhi verdi.
Giuseppe, venticinque anni e un metro e ottanta di altezza, portati con spavalderia, corti capelli biondi, grandi occhi neri, si fermò, fingendo di guardare una vetrina, completamente buia, perché era l’orario di chiusura e il proprietario, da quando aveva avuto un principio di incendio, quindici
anni prima, spegneva sempre le luci, quando andava a casa per il pranzo.
Era a pochi passi da dove si era fermata Lucia e non voleva che lei si accorgesse che lui la seguiva. Aspettò ancora qualche secondo, in cui Lucia continuò a guardarsi intorno, un po’ incerta, e poi si avvicinò:
" Buongiorno. Posso essere utile? Sta, forse, cercando una strada che non conosce?"
Lucia quasi si spaventò a questa voce improvvisa e si spostò indietro, barcollando per un dislivello nel pavimento del portico. Giuseppe non si fece cogliere di sorpresa e la trattenne gentilmente per un braccio, impedendole di cadere. Poi le chiese:
"Si è fatta male, signorina?"
Lucia, che era diventata rossa in viso e si sentiva bruciare, forse anche per l’imbarazzo di quella voce gentile che la chiamava signorina, rispose con la voce un po’ incerta:
"No, grazie. Non mi sono fatta niente."
Giuseppe si profuse in mille scuse, dicendo che era stata colpa sua, del suo avvicinarsi improvviso, che l’aveva spaventata. Per scusarsi, le propose un gelato, da mangiare insieme sulla panchina del vicino parco pubblico. Lucia, lusingata da questo invito e dalla bellezza di Giuseppe, nonché dal fatto che sembrava veramente molto grande, accettò con un sorriso, che si augurò essere intrigante. Seduti vicini sulla panchina, gustarono il gelato e si scaldarono al sole primaverile, chiacchierando. Veramente era Giuseppe che parlava di più, tempestandola di domande. Lucia rispondeva, felice di tante attenzioni da parte di un ragazzo così bello e gentile.
Improvvisamente Lucia si ricordò delle raccomandazioni che la mamma le aveva fatto prima della partenza: "Mi raccomando, Lucia, non ascoltare nessuno e non fermarti a parlare con nessun uomo. Se proprio devi chiedere aiuto, ferma una signora e stai attenta a non farti seguire da nessuno."
A queste raccomandazioni, Lucia aveva annuito, anche se non le aveva affatto comprese. Perché non poteva parlare con nessun uomo, cosa le poteva succedere? Lei era grande, ormai, non era più una bambina e sapeva cosa succedeva fra un uomo e una donna. Ne parlava con le amiche, durante la pausa tra le lezioni, e sapeva ormai tutto.
Giuseppe, intanto le aveva chiesto qualcosa e, non sentendo risposta da lei, la chiamò:
"Lucia, hai sentito cosa ti ho detto? Allora, vuoi salire da me? Abito proprio nella strada qui a fianco e potresti riposarti qualche minuto. Dopo che ti sarai riposata, ti accompagnerò da tua zia. Vedrai, faremo prestissimo."
Lucia, che si sentiva veramente stanca e accaldata, convinta dalla gentilezza di Giuseppe, e anche curiosa di vedere dove abitava un ragazzo di città, annuì senza parlare.

A domani, con la seconda parte
























Pensiero volante di: dolittle a 15:04 | link | commenti (3) |
racconti

mercoledì, dicembre 15, 2004

Sono salita in macchina congratulandomi con me stessa perché è molto tempo che non esco di carreggiata, e lo so, il merito è anche degli amici che mi circondano di attenzioni, e un po' anche mio, perché no, certo, e forse, dico forse, sto iniziando a risalire davvero quella china spaventosa e forse, sempre forse perché niente di certo esiste, d'ora in poi sarà tutto meno difficoltoso, poi arrivo alla prima rotonda e già mi interrogo sullo scopo di tutto, mentre faccio una lista mentale dei regali già acquistati e dei prossimi impegni, e lo so che niente ha scopo, niente serve e allora, cose devo fare, ora? voltare la macchina e scappare, sarebbe la mossa più saggia, andare via da tutto e da tutti, quanti lo vorrebbero fare, tabula rasa di tutto, nuova vita, nuova casa, nuove persone intorno, ecco basta tenere la mano destra in tensione e la macchina come un gigantesco compasso fa un cerchio completo e torna da dove era venuta, che bello! lo rifaccio e lo rifaccio, tre volte, finché l'autista di un camioncino fermo di fianco alla strada mi guarda come fossi una marziana e allora mi dico ... scema! sei proprio scema! cosa credi di fare? fila subito a casa, incarta i tuoi regali, mettiti il vestito buono e il tuo sorriso della vigilia e vai a fare il tuo dovere... lo sapevi già che niente serve, niente è necessario se non le cose dove non possiamo decidere noi, e allora, che cavolo vuoi??
... niente, non voglio niente... posso almeno dire una parolaccia? quella bella grossa che funziona quasi sempre, dai, solo una volta...
no, niente parolacce qui, e ora che ci penso, neanche questo post va bene, che vuoi fare, ora? spargere insicurezza in chi ti legge?
beh, non vorrai mica che mi apra un altro blog per metterci i post di quando si esce di carreggiata, no? credo di averne già anche troppi...
 
... e poi ora sto bene di nuovo: una bella lettera, una telefonata sorridente, un dolce che viaggia per l'Italia, due gemelle in pantaloni di velluto, e qualcuno che ha bisogno di me. No, non ho tempo per uscire di carreggiata!
 
Ps spero che la mia carta da lettere ti faccia cmq sorridere, al di là di quello che poi sarà per noi il natale, e che tu non ti meravigli delle contraddizioni della mia anima...
 
la carta è bellissima
e come potrei meravigliarmi di ciò che avviene ogni giorno anche dentro la mia anima?
baci tanti
s.
 

Pensiero volante di: dolittle a 17:20 | link | commenti (13) |
pensieri volanti

lunedì, dicembre 13, 2004

 
 
 
Come un fiocco
s'è sciolto
l'animo del poeta.
Ma i poeti non muoiono.
Semmai partono,
per nutrire
la terra
il sole
il mare
e l'amore
cantato.
E gli occhi
dei ragazzi
vedranno
la terra
il sole
il mare
e l'amore
e non sapranno
nulla dei poeti.
Non sapranno
che nella terra
nel sole
nel mare
e nell'amore
essi ancora vivono,
per dare vita.
Leggendoli
a scuola
li odieranno,
come si odia
tutto ciò
che è imposto.....
Io, quando
tornerò bambino,
stavolta
amerò la vita
e i poeti,
lo prometto,
soprattutto quelli
che un verso
non hanno
mai scritto.
E ora, pur
non essendo
un poeta,
con serenità
voglio star qui,
e offrire
il mio dono,
e sognare....
di nutrire
la terra
il sole
il mare
e l'amore.
 
 

Pensiero volante di: Actarus29 a 21:24 | link | commenti (1) |
poesie

domenica, dicembre 12, 2004

Una vecchia scatola
(prosegue da domenica)
 
Luca  rincasò alle tre  e due minuti.
Arrivato sulla soglia di casa, infilò la chiave nella porta e l'aprì cercando di fare meno rumore possibile.
Sgranò gli occhi dalla sorpresa, quando vide il fratello in piedi dinanzi al divano, con una piccola lampadina rossa in mano.
"Dove sei andato?"
La domanda secca lo colse impreparato e un'ondata di panico fece galoppare il suo cuore.
Sentì le rotelle del suo cervello stanco mettersi in moto e provò a dare a Mattia una ragione che non sembrasse troppo assurda. 
"Avevo bisogno di stare un po' con lei..."
"Lei... lei chi?", per un istante Mattia temette si trattasse di Sylvie.
"Con la luna... io e lei da soli per trovare la giusta ispirazione... mi sento un po' vuoto in questo periodo e non riesco a scrivere nulla..."
Mattia lo fissò per alcuni secondi fino a cogliere nella sua espressione un lampo di sincerità inesistente.
Mattia s'illudeva di saper leggere nei visi della gente, ma non ci azzeccava mai.
"Tu sei tutto matto", gli disse, prima di tuffarsi nel suo bicchiere di latte caldo.
Luca tirò un sospiro di sollievo e si buttò a peso morto, completamente vestito, nel suo letto, pensando a Sylvie e alla strana esitazione avuta prima di fare il colpo.
Ebbe paura.
Si chiese, nel silenzio assordante di quella  notte, se l'averla conosciuta non fosse un buon motivo per cambiare vita, poi cadde in un sonno profondo e sognò di stelle, di neve, e  di un cielo senza luna.
Mattia rimase in cucina, dopo aver bevuto il latte e si sedette sulla vecchia poltrona rossa, sollevando i piedi sul basso sgabello: il piede gli  faceva ancora molto male e la caviglia era gonfia. Meditò sulla possibilità di prendere un antidolorifico, poi lasciò perdere e pensò che un cioccolatino avrebbe funzionato meglio. ... deve essercene ancora qualcuno... forse dentro la vecchia scatola di latta... Si alzò e aprì il pensile sopra il frigo. Allungò la mano, cercando di pescare la vecchia scatola, ma non ci arrivava. Allungò il braccio sollevandosi sul piede che non gli faceva male e finalmente arrivò alla scatola, la prese con la punta delle dita e tirò, ma perse l'equilibrio e ruzzolò a terra, con grande fragore di metallo. Lanciò un'imprecazione e rimase qualche secondo in ascolto, sperando di non aver svegliato Luca e, quando non sentì arrivare nessun grido dalla camera del fratello, si preparò a raccogliere un vario campionario: viti, elastici, fermagli metallici, puntine da disegno, vecchi biglietti del cinema Arcobaleno... accidenti! Da quand'è che non facciamo un po' di pulizia qui dentro? cos'è tutta questa roba?... uffa, ora mi toccherà sistemare tutto... e Luca, naturalmente a dormire!...
Mattia si appoggiò alla sedia più vicina e fece forza per alzarsi, poi prese un foglio di giornale e vi buttò tutte le cose sparse sul pavimento, poi si sedette davanti a quell'accozzaglia di cose per sistemare tutto di nuovo.
... e questo cos'è??... allungò la mano e sollevò...
 
Scritto in blu e verde da Dolittle e da Actarus
 

Pensiero volante di: aquiloneblu a 10:32 | link | commenti (4) |
i racconti dell aquilone blu

mercoledì, dicembre 08, 2004

 

Profumo di onde.
Sopra il muro cadente
la bimba calva.

 



Pensiero volante di: Actarus29 a 16:30 | link | commenti (4) |
haiku