Rotolando rotolando...
la Campania
Nel minuetto delle regioni, l'Umbria cedeva il posto alla Campania, proprio mentre Franco Battiato mi allacciava la cavigliera e mi chiedeva di danzare per lui. Le colline diventavano meno verdi e i miei occhi si preparavano a paesaggi ritrovati.
Ma quello che mi interessava di più erano le persone, proprio come nel racconto: "... di ogni luogo, amava soprattutto le persone..." e così, mentre ritrovavo il paesaggio e il clima, abbracciavo Maria e sentivo di essere a casa.
Prima cosa: togliere l'orologio. Dal polso e dalla testa. Qui non serve. In uno spazio e in un tempo così dilatato da toglierti ogni velleità di rispettare convenzioni o altro, si può usare solo perché sembra un braccialetto. Orologio sul comodino e braccia sempre aperte: l'occorrente per abitare qui.
Il tempo serve solo per chi si ama. Niente altro occorre a noi: solo tempo. In una filosofia di Vita che è sempre stata mia, mi riconosco all’istante e so che appartengo a questa vita e a questi luoghi.
La sera, in una strade di Vico Equense, la conferma dei nostri pensieri.
La magia di una giornata a Positano, la limpidezza dell'acqua e del cielo, e i colori delle case arrampicate sulla montagna. Mentre le confidenze si sdraiano sul lettino, si mangia pane condito, e gli occhi si perdono nella storia del paese.
P. è sicuro che portando nel cuore una giornata vissuta qui, starò bene per tutto l'inverno e io sento che è vero.

La sera scende in strada, a qualsiasi ora. La casa è una prigione per le anime chiacchierone e confusionarie. Davanti alla gelateria, che vende formaggi (!), un pubblico molto partecipe canta e batte le mani al ritmo di vecchie canzoni. Il gelato, servito in coppette con fragoline di bosco, è il contorno all'allegria e alla confusione. Viene annunciata l'esibizione di Teresa de Sio, subito smentita dalla bionda cantante che prende il microfono: " Mi chiamo ... e sono di Vico.." ma al pubblico della strada non interessa il nome di chi canta e batte le mani al ritmo della "Rumba de' scugnizzi"
Nel vicolo non manca proprio nessuno: persino Minnie non disdegna l'atmosfera partenopea.
In fondo alla strada si vede il mare, Più che vederlo, però, lo si intuisce e si lascia vagare lo sguardo fino a dove si perde del tutto, seguendo le corse dell'anima e il battito del cuore.

Il viaggio di ritorno è scandito dalle parole dette e dall'alternanza dei sentimenti. Risate che si sommavano a lacrime, fino a diventare simili. Abbracci in camicia da notte, e per colazione, da intingere nel caffè dolce, che qui bevo come gli altri, nel totale inserimento che mi porterebbe ad abitare qui, in un casa di fronte al mare, con le finestre che si affacciano su una strada dove di sera si canta, in un paese senza orologio, dove tutto è probabile ma non indispensabile.
"... come spesso accade è facile abituarsi ad una presenza, difficile è sopportare un'assenza."
All'autogrill il panino "positano" occhieggia dal banco frigo. Lo evito e ripiego su "ulisse". L'unico panino "positano" è quello che riempie il cuore e fa stare bene per tutto l'inverno: uno spettacolo unico con contorno di amici e l'anima in pace.
Franco Battiato sta sventolando la sua bandiera bianca e io sento che per qualche giorno mi arrenderò allo scorrere dei ricordi e mi lascerò travolgere dal fiume in piena dei sentimenti e delle emozioni, mentre tirerò le fila di questo mio rotolare che mi ha portato da tante persone e mi ha riempito il cuore e reso sopportabile questo scorrere di giorni lunghi e pigri.
Rotolerò al sud (Annie docet
) per qualche giorno, e rientrerò alla base in tempo per il giro di boa di fine mese, quando le giornate si accorciano e il sole diventa meno caldo e i colori si addolciscono nel preludio dell'autunno, che è una stagione che amo molto.
La stagione del rinnovamento: il rinnovamento inizia sempre dalla fine di qualcosa. Non si può rinnovare se non si elimina.
La nuova stagione porterà foglie di mille colori e aria profumata di bosco, di castagne e di funghi, maglie di lana che ora sembra ruvida, del colore delle foglie, anche se io non mi priverò di qualcosa di azzurro, ormai è una regola, e le giornate che sfumano nel buio diventeranno preda dell'anima incerta e dell'introspezione, mentre il mare diventa color grigio e si uniforma al cielo.
Ma la nuova stagione porterà anche il nuovo palinsesto ed ecco che il 5 settembre inizierà la nuova storia dei 'racconti dell'aquiloneblu'. Non ci sarà Pulce come protagonista, anche se molti lo avrebbero voluto (a proposito, chi si è perso l'ultima puntata della cucina gialla, perché era in vacanza, la trova nelle categorie, pagina 'i racconti dell'aquiloneblu'), perché visto il successo che ha avuto si è montato la testa e chiedeva un cachet troppo alto. Forse farà la guest star in qualche puntata. Vedremo. Il resto è ancora in altomare. Di cosa tratterà la nuova storia? Beh, ancora non si sa. Lo impareremo insieme, proseguendo nella scrittura e nella lettura...
Allora, vado. L'ultima rotolata dell'estate mi aspetta... 
Rotolando rotolando...
la toscana
La geografia ora sono le persone. I luoghi e la loro storia visti dagli occhi di chi li abita e dalle loro parole.
Ecco perché ora mi garba tanto viaggiare e comprendo meglio materie che a scuola non mi dicevano nulla.
Viaggiare è conoscenza. Ed ecco le rondini con una striscia bianca, che qui non hanno, e la cicala, mai vista da vicino, sul tronco di un albero, un vecchio monumento nelle parole di un ingegnere che cammina i suoi weekend quassù e le colline, le dolci colline toscane viste mentre si pranza, con gli occhi che si perdono proprio là in fondo, dove c'è un monte che si vede anche dalla mia casa... però dalla parte opposta... credo.

Qui mi sembra che tutto sia al contrario e anche il tramonto è da un'altra parte, ma non mi meraviglio più. Ascolto le parole e guardo gli occhi che mi sembrano proprio come dovevano essere, e rido. Ridiamo insieme, al ricordo di quel giorno e di quel treno che non presi subito. Così, fra qualche confidenza, ricordi e risate, di nuovo risate, e rammarico perché alla fine sono partita sola: Ciop, o Hutch, non stava bene e il trio è diventato un duo e niente è mai uguale.
Il mare è arrabbiato e l'acqua spruzza fin sopra i sassi e sulla terrazza. Il sole si riflette sulla superficie e forma delle strisce di luce, come nebulose di stelle e io vorrei davvero abitare qui davanti e aprire la finestra e sentire l'odore del mare. Appoggiarmi al davanzale e lanciare lo sguardo fino all'orizzonte e vedere la vita scorrere nelle onde.
Nella notte fatata, in un paese antico, dove viottoli e case finiscono su uno strapiombo e dove le luci si mescolano alle ombre dei silenzi, le sedie delle Fate si ripongono qui.
La funicolare sta arrivando: l'atrio sembra un alveare, con l'accompagnatrice genovese che riconosce il mio accento (i miei sono di Reggio, mi fa, beh.. non è proprio uguale...) e il gruppo che brontola in sottofondo. Una breve conta e possiamo salire nel terrazzino all'aperto, in mezzo al bosco e al silenzio, interrotto solo da noi e dalla nostra curiosità. Una breve passeggiata e all'ombra del bosco, una bella panchina da meditazione, su cui sedersi nel silenzio e lasciare l'anima libera di vagare nei recessi segreti della mente, ritrovando le sensazioni e i loro nomi.
Un gelato (!) consegnato con l'augurio di farcela e il gusto fresco e dolce che scivola in gola, mentre un gatto alla finestra ci osserva. Spero che rimanga fermo finché non finisco il mio gelato, cioccolato e limone, quasi certo, ma i gusti non erano tanti... Il gatto c'è ancora e un'altro (o un'altra, o forse il primo è una lei) lo raggiunge con un balzo entrando in camera. La finestra rimane vuota e noi ci allontaniamo discreti.
Inattesa nel cielo dell'ultima sera, una stella cadente ci sorpende. Abbiamo appena il tempo di formulare un desiderio e di pensare come la Vita ci possa soprendere. Sempre. Anche con un abbraccio lanciato da un treno preso dopo tanto tempo.
PS. ... quanto mi garba la toscana... mi garba davvero 

I petali dei fiori mi fanno da guida. Ho tolto le scarpe. I piedi nudi sono accarezzati dai petali rosa e bianchi, tappeto soffice che sprofonda al mio passaggio, come le giornate piene e soddisfacenti. Ogni tanto petali rossi e gialli a sottolineare un passaggio particolare, o meglio, un momento molto intenso, forse d'amore e di grande gioia. Poi qualche petalo viola, quasi nero, nei momenti difficili, quando l'anima sembra perdersi in fondo allo specchio e temi di non trovarla più... e petali azzurri, dolci e teneri, su cui non posare il piede: sono i momenti delle emozioni, delle lacrime improvvise che sgorgano da sole senza essere invocate. I momenti da sistemare, con ogni riguardo, nel cassetto foderato di seta a ricami orientali, profumata al cedro e alla verbena: sono così delicati che basta un soffio per incrinarli.
In fondo al sentiero dei petali, una luce bianca e forte mi aspetta. E' lì solo per me. ognuno di noi ha la sua e ognuno ha il suo sentiero da percorrere. Cosa ci sia in fondo al sentiero non so ancora. Per il momento mi limito a percorrerlo fermandomi ad ammirare ogni singolo petalo, in attesa del prossimo che penso sempre più bello e profumato.
Avanzando scorgo dei sentieri laterali, con petali quasi monocolore: tutti azzurri con qualche macchia di petali violacei, oppure tutti rossi con tante grandi pozze di giallo intenso. Mi affaccio su ognuno e intuisco che, comunque, dovrò camminare su tutti e alla fine saranno tutti esplorati. Credo sia indispensabile prima di arrivare al sentiero finale.
Certe volte saranno passaggi obbligati, ma spesso saranno possibili scelte, prima i petali rossi, poi quelli azzurri e, infine, gli inesorabili viola... ma anche prima tutti i gialli, i rosa e i bianchi in cui sprofondare i piedi e, forse, solo qualche azzurro. Ora, però, sono attratta da questo che si apre, qui alla mia sinistra: petali azzurro intenso, così forte da sembrare quasi blu, e qualche macchia di petali gialli e rossi, che sovrasta le inevitabili violacee, ora so che sono ovunque, magari piccole, ma ci sono, sparse sul sentiero. Imboccherò questa strada, ora ho deciso, e la vivrò fino in fondo. Piedi nudi e passo leggero, guardando i petali e il cielo.

Grazie a Ennio, che mi ha permesso di rovinare la sua immagine, per fare gli auguri di Buon Ferragosto a chi passerà di qui. Consiglio a tutti di andare a vedere l'immagine originale, e anche le altre immagini di Ennio, perché sono molto belle.
BUON FERRAGOSTO A TUTTI!!
"Allora, Gioia, ci sentiamo il 23."
Oggi Maria ha coniato un nuovo nome per me: di solito mi chiama Tesoro con quella s che alle mie orecchie suona come una z... tezoro... in quel modo buffo con cui i napoletani pronunciano la s, anche se loro sostengono che sono io ad essere buffa... ed è vero. Mi piace essere buffa, e allora mi travesto da Cip, da mongolfiera e persino indosso un abito di velluto in agosto, ma qui volevo essere una romantica sognatrice. Sarebbe una grande delusione scoprire di essere buffa quando si pensa ad altro...
E stamattina ero titubante, anche se sapevo che non sarebbe accaduto nulla. Ho aperto la porta e ho ascoltato il silenzio con gratitudine. Per una volta sono stata felice di non trovare nessuno. Oggi non avrei sopportato il dolore: non sempre e non di seguito.
Ho girato un po' per le stanze, ho toccato il letto su cui mi sono seduta mercoledì scorso e sono uscita subito. Respirare di nuovo, quello mi occorreva. Così sono entrata in un negozio pieno di cose dolci e tenere e ho acquistato un regalo per una persona speciale... certo: non lo siamo un po' tutti? Anche se qualcuno lo è di più... L'uomo del negozio, solo nella mattina d'agosto, non mi lasciava più andare via. Mi ha richiamato tre volte, per aggiungere notizie alla leggenda e il negozio, che sembra una leggenda anch'esso, ascoltava con i suoi folletti seduti sulle scansie in attesa dei clienti portatori di un attimo di serenità.
Seduta sull'autobus, con il mio pacchetto segreto, ero una bambina che non sa tacere e appena rientrata a casa deve mostrare l'acquisto e notare com'è bello, e originale e le piacerà? spero di sì, a me piace molto, non vedo l'ora di vederla e di darglielo, la luce degli occhi di chi riceve un pacchetto segreto, il piacere di sapere che qualcuno è andato a sceglierlo per te e l'ha guardato pensando proprio proprio a te...
e ieri qualcuno mi ha scritto: " Ti ha morso qualcosa? sembrerebbe di sì, da come hai picchiato sulla tastiera..." e io che, effettivamente mi ero risentita di una sua frase, ho riso pensando al mio caratteraccio e a come io sia trasparente anche per lettera. Mentre ridevo di me stessa, ho ricordato altre lettere a altre telefonate. E so che posso ascoltare tutto e prendere la tua mano e asciugarti le lacrime, e dopo possiamo sederci sotto al portico, anche se sei in un'altra città e ti racconterò la mia giornata e ti abbraccerò, perché ti voglio bene e... tu lo sai, mi basta un attimo.

Ieri ero qui. Mi sono lasciata cullare dal movimento della gondola e ho riempito gli occhi di meraviglia.
L'abito di velluto color borgogna, un colore che si adatta bene ai miei capelli, e semplici gioielli di perle bianche. Solo perle e niente altro. Il cielo faceva da cornice ai bei palazzi antichi e l'acqua scivolava sotto di me e mi portava in un sogno di serenità e io ero così:
Serenissima -
una carezza in mano
fino alla sera.
Solo una parola, basta una parola per farti vedere un luogo, per farti viaggiare con la mente e per farti stare bene. Basta così poco, a volte. Perchè non ce ne ricordiamo più spesso? Un arcobaleno raccontato, una città in lettera, un aggettivo poco usato e la giornata si colora.
Non priviamoci del piacere di offrire sogni e serenità.
Prima o poi si deve scendere dalla gondola, ma l'intera giornata di sogno è nostra per sempre.
Nel nido vuoto,
sul ramo che gocciola,
ciò che sogniamo.
Appena scesa dalla mongolfiera, mi sistemo la lunga gonna a fiori che, spinta dal vento, ha svolazzato lassù come l'aquilone che dovrei essere e che sono. Anche ai capelli è toccata la stessa sorte: il vento li ha sollevati e ora mi stanno ritti come quelli di un porcospino, anche se in verità io sono Cip la maestrina. Non ricordavo più questa cosa: dei due scoiattoli di Disney, Cip era quello saputello e Ciop quello che faceva le marachelle e combinava guai. Allora io mi sento di più come Ciop: credo di combinare abbastanza guai, e marachelle, da meritarmi questo nome.
Oppure sarò Starsky; abbiamo appurato che è quello che guida. Ora vorrei di nuovo guidare la mia mongolfiera e solcare i mari, come i pirati della Filibusta. Approdare prima alle Seychelles e sdraiarmi sulla sabbia bianca, con l'unico impegno di contare le nuvole che si rincorrono lassù. Poi arrivare a Mauritius e, uscendo dal tempio indiano, fermarmi a parlare con un cacatua, solo perché ha dei colori così belli.. Ed infine, dopo un breve passaggio alle Maldive, deludente per altro, scendere di nuovo e sistemarmi i capelli, che proprio non ne vogliono sapere, ed attendere il prossimo volo, che più semplicemente sarà in toscana, da una signora che si crede un babà, e che forse lo è. D'altronde, io non mi credo un aquilone?
Il pianoforte ve lo suonerò un altro giorno, anche perché è scordato, molto scordato, e ora devo rispondere a qualche lettera che mi preme molto e mi distrae dalla musica.
E poi devo mangiare il gelato che ha quasi il mio nome. L'ho appena comprato. Anch'io di solito preferisco quelli più cremosi: i fruttosi li mangio poche volte, però oggi quel gelato al nome di dolittle mi ha attirato come una calamita e ho pensato che con il mio nome, togliendo la n, si forma un'altra parola, una parola molto importante e ho ricordato di nuovo l'episodio della scelta del mio nome e so che mio padre ha fatto la scelta giusta. Sì, non è male, un nome che fa girare il mondo e diventa un gelato.
Traduzione: ieri sera una lettera in cui si nominava questo mezzo di locomozione, mi ha fatto sognare, anche perché so che un giorno ci andrò e farò un volo, con i miei nastri colorati che mi seguono nell'aria. Stamattina sono andata a tagliarmi i capelli e ho fatto l'errore di dire alla parrucchiera: " Mi piacerebbe cambiare...". Mentre la parrucchiera sfogava le incomprensioni con il marito ( credo... a giudicare da come mi ha cambiato...) sui miei poveri capelli, abbiamo parlato di viaggi, suoi e di amiche comuni. Poi ho comprato il gelato, perché la mongolfiera l'aveva nominato in un'altra lettera e infine, è vero che il pianoforte è scordato, ma non potrei suonarvelo perché non lo so ancora fare. Per ora...
Il resto è tutto vero. Così, cara Ciop, o Hutch, sai che non mi riconoscerai quando ci vedremo. Invece per la signora babà, nessun problema: sarà la prima volta che ci vedremo. Gli altri sono avvisati.
Un piccolo omaggio per chi mi segue. Una spiaggia da sogno, per i vostri sogni.
"L'essere umano è, nello stesso tempo, la cosa più bella e la cosa più brutta che esiste." scrivevo ieri in una lettera.
Ne ho scritte alcune ieri, in cui interrogavo i miei corrispondenti su una questione che mi sta molto a cuore.
Lo facevo, sapendo che le mie domande sono come un'interrogazione allo specchio: quando le pongo è ormai troppo tardi.
Infatti eccomi qui, con questa questione spinosa, che poserò su questo aquilone e lascerò che voli in altri cieli.
Lo so, so tergiversare benissimo: l'ho imparato in tante lettere scritte, porgendo notizie non belle, come fossero aliti di vento che spargevano i petali dei fiori... Ora Giovanna, mi detesterà: cielo terso...??? il cielo è sereno, non terso!! e ormai non è neanche più sereno....
Va bene, finita la parentesi.
Se è vera la mia prima frase, come mai ho trovato in questo blog le persone più belle, e in un altro, quelle più brutte?
Probabilmente perché ho sbagliato. La ragione del mio errore è di non aver detto di questo blog, per motivi che mi sembrano ovvi, ma non lo sono. Niente lo è mai.
Quando Luca mi ha scritto, raccontandomi la sua esperienza e dicendosi disposto e desideroso di fare qualcosa per gli altri, ho pensato che potevamo farlo insieme e gli ho proposto un blog, in cui le persone potevano parlare, raccontarsi, confrontarsi con gli altri e le loro esperienze. Luca ed io siamo accomunati dall'esperienza di un incidente stradale. Lui, sedicenne che nel '94 è rimasto in coma per 48 ore e ha perso l'uso di un occhio, e si è salvato anche a dispetto dei medici, che lo davano per morto. Per me, un incidente che io rifiuto di chiamare così, ha causato la morte di mia figlia Federica. Nessuna ferita visibile per me, se non mi si sa guardare in fondo agli occhi, o dentro al cuore.
Io ho già avuto molti rapporti epistolari con persone che hanno vissuto una simile esperienza, perché ho scritto un 'libro' sull'argomento e l'ho pubblicato in rete. Luca mi ha 'trovato' così.
La nostra intenzione non è mai stata quella di isolarci e di parlare solo con chi ha avuto un'esperienza simile alla nostra. Anzi, io ho sollecitato varie volte gli utenti di splinder a lasciare commenti, ma ciò non è avvenuto, se non in occasioni sporadiche. Forse, proprio per questo 'isolamento' il blog è diventato terreno fertile per gli anonimi.
Tralascerò i particolari, perché non meritano nemmeno che io ne parli. Il risultato è che in un impeto di nonsocosa, ho reso il blog privato.
Ovviamente privato non serve a nessuno, come dice Stefano, quindi lo sto sistemando per riaprirlo, perché l'altro giorno ho anche perso il template...
Ora la questione è: lo dovrei dire a chi mi legge qui, su aquiloneblu? Forse a qualcuno potrebbe interessare e forse ha qualche conoscenza a cui interessa... Non lo so, forse sarebbe un errore. A nessuno piace sentire il dolore... neanche a me.
Quindi mi sto dibattendo con questo dubbio: dirlo, o non dirlo? senz'altro una presenza di blogger con nome, farebbe sembrare il luogo più sicuro, come i portici illuminati dalla luce tengono lontani i malintenzionati...
Se qualcuno volesse vedere il blog dovrebbe mandarmi un messaggio, per ricevere l'invito... e poi qualcuno potrebbe addirittura farmi sapere che non trova disdicevole che io inserisca il link al suo blog...
sogni?... utopie? Solo una stupida che crede ancora nelle persone.