A Giovanna
"... perché dire che il cielo è terso,
se vuoi dire che è sereno?"
Una telefonata decisiva
Il numero le era sconosciuto. Era tentata di non rispondere. Poi pensò che poteva essere qualcuno che aveva bisogno e aveva preso in prestito un telefono, così rispose:
" Pronto…" "Giulia?" "Sì, chi sei?" "Gabriella…" … Gabriella??… " … cosa c’è? Perché mi telefoni?…" "Volevo dirti che Andrea è appena uscito per comprare qualcosa, e al suo ritorno faremo l’amore. Sto preparando l’atmosfera: candele, musica, luci soffuse…" … senti ‘sta stronza… " E perché mi telefoni? Hai bisogno di qualche consiglio? Vuoi sapere qual è la sua posizione preferita?" … non lo so qual è, la sua posizione preferita, non l’abbiamo mai fatto… "No, non ho bisogno di consigli. Volevo solo fartelo sapere. Andrea mi dice sempre che sei la sua migliore amica e che gli vuoi tanto bene. Volevo sapessi che è felice…" "Bene. Ora me l’hai detto. Ti saluto."… vaffanculo, stronza! Giulia buttò il telefono sul letto e si girò verso lo specchio. Voleva guardare la sua espressione allo specchio e vedere che effetto le faceva la notizia, ma non aveva bisogno di guardarsi: sentiva l’effetto che la notizia aveva fatto sul suo cuore. Con un moto di rabbia si girò, prese il telefono e digitò un messaggio per Andrea: xké gabriella ha il mio num? E xké mi tel x dire ke state per scopare?
Il messaggio raggiunse Andrea alla cassa del supermercato: coca cola e pizza surgelata stavano per finire nella borsa che la cassiera aveva preparato. Pagò e controllò il telefono. Giulia… il sorriso era automatico quando vedeva il suo nome. Lesse il messaggio con curiosità e poi rimase immobile, in mezzo alle porte d’uscita, finché una signora grassa e con un orribile vestito a fiori, lo spinse da una parte. Allora rilesse il messaggio e, improvvisamente, nella tasca posteriore dei jeans, la scatola di profilattici che aveva comperato in farmacia cinque minuti prima, diventò molto calda, come bruciasse.
Digitò in pochi secondi un messaggio per Giulia: " sono in un negozio. Arrivo subito" e poi uno per Gabriella: " un imprevisto. ti chiamerò poi"
Salì in macchina e partì come fosse inseguito dalla polizia. Mentre guidava ripensò alle due ragazze e al rapporto che aveva con loro. Giulia era sua amica da sempre e ora condividevano anche la passione per il teatro e, da due anni, frequentavano lo stesso corso di recitazione. Da mesi si preparavano per lo spettacolo di fine anno e si vedevano quasi tutti i giorni e, quando non si vedevano, si sentivano al telefono. Gabriella era invece una compagna d’università, con cui studiava ogni tanto, e che gli aveva fatto capire che non avrebbe rifiutato l’idea di un’amicizia più intensa tra loro. Le due ragazze non si erano mai viste, ma lui sapeva che Gabriella era gelosa di Giulia e del rapporto molto intimo che avevano, cementato anche dall’interesse comune per il teatro e la recitazione, ma non credeva che sarebbe arrivata a tanto. Telefonare a Giulia per dirle che stavano per scopare… cazzo! che idiota! … no, l’idiota sono io! Che cosa mi è venuto in mente? Pensare di scopare con Gabriella che non me ne frega niente, quando l'unica che desidero è proprio lei, Giulia… e ora ho fatto ‘sto casino e lei non vorrà neanche più vedermi…
Fermò la macchina con un gemito delle gomme, che si unì a quello che fece il suo cuore. Suonò il campanello di Giulia e lei non rispose. Allora le scrisse un sms: "sono qui sotto. aprimi" La voce di lei lo sorprese dal citofono:
" Mi sto lavando i capelli." "Me ne frego dei capelli. Aprimi!" La porta si aprì e lui si infilò di scatto, come temesse che la porta potesse cambiare idea. Fece i gradini a due alla volta e arrivò davanti alla porta socchiusa, spinse ed entrò, chiudendola con un sussulto.
Giulia uscì dal bagno fregandosi i capelli con un grande asciugamano azzurro. Aveva i piedi nudi e un’enorme maglia rossa con scritte bianche e nere, che le arrivava al ginocchio. Nessuno fiatava e lei teneva gli occhi bassi, approfittando dell’alibi asciugatura capelli.
"Vieni qui. Te li asciugo io." Andrea le prese l’asciugamano e la sospinse verso lo sgabello del bagno, facendola sedere. Poi le strofinò i capelli con dolcezza e una calma che non credeva di avere, e sentì che lei si rilassava sotto le sue mani. Prese la spazzola e l’asciugacapelli e iniziò a pettinare i lunghi capelli scuri, sollevandoli. Si sentiva solo il fruscio del phon; Giulia non aveva ancora aperto bocca e lui vedeva il respiro leggero di lei, nelle spalle che si abbassavano sotto la maglia rossa. Quando le sollevò i capelli, vide la curva dolce del collo e desiderò poterci appoggiare le labbra e sentire il calore della pelle di lei, mentre la baciava nel collo e sulle spalle.
Cercò di non fissare la pelle di Giulia e continuò a spazzolare i capelli, finché non capì che Giulia stava allentando la tensione.
"Ce l’hai con me, per quello che ti ha detto Gabriella? Cosa ti ha detto, poi? Comunque è tutto inventato, io ero al supermercato e compravo da bere e poi dovevo andare a casa sua a studiare, come faccio ogni tanto… niente di strano."
" Niente di strano, eh? Come lo chiami una che ti telefona per dirti che sta per scopare con il tuo migliore amico? Se non è strano questo…"
"Ma cosa ti ha dato fastidio? Sapere che io potevo fare l’amore con lei? E non dire scopare. Non sembra neanche adatto a te…"
"Ah… e che cosa, è adatto a me? Ricevere la telefonata di una stronza che mi vuol fare sapere che state per…" Andrea si chinò e le chiuse la bocca con due dita, mentre si chinava a baciarle la guancia.
"Giulia, ti prego, lei non significa niente per me. Lo sai che non ti sopporta, perché sa che io ti voglio bene e che la passione comune ci lega più di quello che può fare lo studiare insieme, che faccio con lei. Ma… sei gelosa, per caso?"
"Gelosa? Ma cosa dici? Lo sai che io desidero solo che tu sia felice e se Gabriella ti può rendere felice, io mi metterò da parte e accetterò la sua presenza."
"E allora? Dov’è il problema? Non capisco…"
"Il problema è solo nel modo di fare di Gabriella. Se mi avessi chiamato tu, per dirmi cosa stavi per fare, lo avrei capito. Ma che mi abbia chiamato lei… e il numero dove l’ha preso? Io non l’ho neanche mai vista e mi chiama per dirmi che state per… vabbè, per fare l’amore, se così si può dire… sembrava che volesse farmelo sapere, per dirmi che tu sei un suo territorio…"
Appuntamento a domani con la seconda parte...
La musica della domenica
Quarantaquattro gatti
in fila per sei col resto di due,
si unirono compatti
in fila per sei col resto di due,
coi baffi allineati
in fila per sei col resto di due,
le code attorcigliate
in fila per sei col resto di due...
La padrona di casa ha un nome che ha il profumo del pane impastato nella madia e spalmato di marmellata per la merenda del pomeriggio. Il suo abbraccio mi accoglie come mi conoscesse da sempre e io mi sento così bene come avessi sempre abitato lì con lei, in mezzo alla campagna e al silenzio che non ha bisogno di niente. La guardo occuparsi di tutti con tanto affetto e sono sicura che la sera si corica ancora in un cesto di rose, l'unico luogo in cui può riposare il suo sorriso.
Il caffè della Peppina
non si beve alla mattina
né col latte né col thè
ma perché perché perchééé....
La fatina dei dolci sembra lei stessa un dolce, ed è ben chiaro che cucinare riesce solo a chi ha l'anima per comprendere gli alimenti e mescolarli con i sentimenti.
Due passi nel verde e la scoperta di una ciliegia solitaria, forse scampata per caso alla golosità delle gazze, ci delizia come un tesoro ritrovato. Non resisto e la rubo per portarmela a casa, insieme alle emozioni della giornata.
Magico
scartare un bel pacchetto
magico
sull'erba rotolare
magico
trovarsi con gli amici
magico
sentirsi più feliciiiiii...
Per una volta ero uscita di casa leggera, nella borsa non avevo i sentimenti con cui di solito vado ad un incontro. Non conoscevo quasi nessuno, al contrario di quello che faccio di solito, andando ad un incontro sapendo già chi troverò.
Ho avuto così doppia sorpresa: persone splendenti e abbracci verbali e non. Mi sono adagiata nel bozzolo di seta e ho goduto ogni istante di questa stupenda giornata.
Parole fluide come nella scrittura e il cuore leggero, come quando sei tra amici che conosci da sempre. La lievità della giornata si accompagna ad una languidezza dell'anima, coccolata e respirata sotto un cielo così azzurro da far desiderare di avere davvero un aquilone blu da trascinare e far volare alto, liberando così i pensieri che agitano sempre la mia mente.
Un volo limpido e dolce come quello delle farfalle, che hanno approfittato della bella giornata e della dolcezza del profumo dei fiori.
Un bacio al tirotto ad ognuno dei 43 gatti che hanno vissuto le stesse cose ieri
.
La cucina gialla
Ventidue
Annalisa guardò Alessandro, felice di vederlo sorridente: il cambiamento di Max li rendeva euforici. Solo qualche settimana prima era distrutto e ora sembrava una persona completamente diversa, pieno di vita e di energia e proiettato verso il futuro. E Roberta? Per lei il cambiamento era ancora più grande. Annalisa sapeva quanto si era chiusa in sé stessa dopo la delusione che aveva provato anni prima e che l'aveva fatta diventare quasi ostile, e molto diffidente, nei confronti degli altri.
E ora vederla così, completamente trasformata nel modo di fare, nel carattere e perfino nell'abbigliamento, la stupiva. Capiva l'enorme forza dell'Amore e la sentiva anche dentro di sé. Aveva solo un timore, che ancora non osava dire a nessuno: poteva anche lei essere quella forza per la persona che amava? Era possibile che anche lei avesse dentro di sé quell'amore che Roberta e Max avevano trovato? E che anche lei e Ale uniti...
Pulce sembrò annuire, quasi leggesse nella mente della ragazza.
Annalisa lo prese in braccio e si rilassò carezzandolo.
Pensò a tutti i momenti passati con Alessandro e si sentì di colpo forte.
Lui c'era sempre stato nei momenti di difficoltà, l'aveva sempre riempita d'attenzioni e d'amore, ma spesso le cose che abbiamo sotto gli occhi, per quanto belle possano essere, ci appaiono scontate, cerchiamo sempre il sogno lontano, più è lontano e più ci affascina.
Potremmo anche avere il più grande tesoro del mondo sotto gli occhi, ma vedremmo brillare solo tesori lontani di mari sconosciuti.
Ad uno ad uno, guardò i suoi amici e lesse nei loro occhi tutto quello che stava leggendo nel suo cuore. Capì che vivere è sempre difficile, comunque sia devi sempre trovare la forza dentro di te, per fare qualsiasi cosa e la vicinanza di chi ti ama, ti può solo sostenere, ma non sollevare del tutto. Ognuno di noi deve essere in grado di camminare da solo... è l'unico modo per amare e farsi amare: non si può essere completamente dipendenti da un'altra persona. L'altro ti può solo aiutare a volare, ma la spinta deve sempre venire da te... ti può mostrare la strada, ma la devi sempre percorrere tu...
Mentre pensava queste cose, Annalisa si era agitata e accarezzava Pulce con troppo vigore, finché il micio si seccò e scese con un balzo.
"Cos'hai, Pulce? Sei irrequieto anche tu, oggi?" Chiara si alzò e cercò la scatola dei croccantini e gli riempì la ciotola. Pulce la guardò riconoscente, adorava Chiara, e si strofinò sulle sue gambe, prima di iniziare a mangiare con voracità.
Lei lo guardò e gli sorrise... quando sei felice sorridi anche ai gatti, pensò... Pulce la guardò con i suoi occhi verdi e a Chiara sembrò che le strizzasse un occhio ... e perché no? Anche i gatti si meritano un sorriso come tutti...
Guardò Marco e sentì che lo amava come non credeva possibile e che anche lui ora ne era convinto. Avevano parlato a lungo e lui aveva promesso che sarebbe tornato appena sistemato le cose in famiglia. La lontananza sarebbe stata difficile, ma con l'attesa del ritorno di Marco, sarebbe diventata sopportabile. Quando sai che dietro l'angolo, qualcosa di bello ti attende, sopporti anche di camminare in una strada buia e piena di buche.
L'importante è sentire che il tuo sogno si avvicina, ad ogni ora e respiro, che ogni difficoltà superata e gesto fatto porterà dritti alla luna, in un volo lungo la vita. E che lì nella falce, avrai baci e carezze, stelle sempre accese ovunque tu guardi, acque limpide e quiete come il tuo petto grondante d'amore.
Chiara si avvicinò a Marco e l'attirò verso di sé, in un abbraccio che lui fu ben felice di ricambiare.
Poi si guardò intorno, mentre un sole sorridente saliva alto nel cielo.
Anche gli altri sorrisero al nuovo giorno.
Scritto in verde e blu da Actarus29 e Dolittle

... peccato che tu non possa sentire il profumo dei fiori della pianta: è così delicato!
Chiudo gli occhi e ripesco nella memoria il leggero e dolce profumo di fiori già caduti, fiori ancora più belli perché inaspettati. Nessuno immaginava un fiore così bello da una pianta che sembra solo piena di spine, una pianta che non a tutti piace.
Io amo moltissimo le piante grasse, credo per questo loro fascino inatteso: tutti si aspettano fiori stupendi da una pianta di rose e se non accade restiamo molto delusi.
Da una pianta così, ostile, chiusa dentro le sue spine pungenti, non ci si aspetta niente, E' per questo che i suoi fiori li vediamo così belli e vistosi, e profumati.
Quando le cose accadono inaspettate sono doppiamente apprezzate. Come le persone: se non ti aspetti niente, riceverai tutto come un regalo stupendo.
Questo è il mio regalo di oggi: un profumo soave che viaggia su una lettera.
Briciole di torta
Ieri mattina la prima dolce sorpresa: inattesa e, perciò, ancora più gradita. Anche in un messaggio breve, può esserci tutto quello che serve per rassicurare e riscaldare il cuore.
Un messaggio che ho tanto desiderato, da parte di una persona che stimo molto e per la quale provo molto affetto, è sufficiente per farmi sentire accettata.
Ho sempre il timore di non esserlo e ora ancora di più. So che ho dato di me un'immagine sbagliata e so che, con tanti messaggi che ho scritto, quelli che vengono ricordati sono sempre i più dolorosi e alla fine io vengo associata alla persona che parla in quelli e non vengono considerati i miei altri aspetti.
Mi dispiace molto, ma evidentemente ho sbagliato io a parlare di certe cose. La mia intuizione di non farne menzione in questo blog, era forse molto saggia, ma non era possibile per me, tacere. Ad un certo punto della strada, ho dovuto scrivere anche le angosce che premevano per uscire. E alla fine si è verificato quello che temevo.
Ogni tanto, però, qualcuno esce dal coro e mi conforta con le sue parole di affetto. O, quando rimane senza parole, con un abbraccio.
Spesso è tutto quello che mi serve.
Un'ora intera a ridere al telefono, parlando di vacanze e di vestiti da mettere in valigia, come due adolescenti. Naturalmente, fra i costumi e il telo da mare, ho inserito anche qualcuna delle mie domande e tu sai che non è mai semplice curiosità, la mia. E fra le carezze, ho inserito anche qualche spazzolata contropelo, ma ormai tu sai che è il mio modo di volerti bene. Non sono mai comoda, io, ormai lo hai capito. Dovrai sopportarmi, mentre mi vuoi bene.
Ma soprattutto dovresti fare quella cosa che ti ripeto sempre e che ti riesce così difficile. Sai quanto sono 'determinata', anche se tu lo dici in altro modo... e sai che andrò avanti finché tu non mi permetterai di entrare.
Io capisco molto bene quello che senti, perché una volta, tanti anni fa, ero come te. Sono riuscita a superare questo aspetto del nostro carattere con l'affetto delle persone che mi amano. E lo farai anche tu, ne sono sicura, appena capirai che gli altri ti amano davvero e che non devi mai dubitare di te stessa e della tua capacità di amare a tua volta.
Ci penserò io a ricordartelo. Anche se alla fine, mi pregherai di non farmi più sentire. E ti domanderai perché mi telefoni ancora, se devo sempre brontolare, come hai detto ieri sera scherzando.
Alla fine, con le tue raccomandazioni sul mio comportamento, (!) abbiamo chiuso la telefonata con rammarico. Fra risate, per mascherare le cose serie, e momenti seri su argomenti sorridenti, un altro modo per comunicare il nostro affetto reciproco.
Domenica pomeriggio, interno giorno.
Dolittle parla con Pulce, che sembra molto irritato.
Primo piano alternato sui due.
"E' inutile che mi guardi così. Sei arrabbiato, lo so. Ma non posso farci niente. Vuoi sapere perché quando io sono andata in vacanza avete girato lo stesso le puntate della cucina gialla, e ora, che è Actarus ad essere in vacanza, ci ritroviamo qui senza copione? ... perché prima della mia partenza eravamo riusciti a preparare tutto, così Actarus ha potuto postare e stavolta, invece, non siamo riusciti. E' semplice. Come cucinare le torte: qualche volta riescono e qualche volta no"
Alla parola 'torte', Pulce drizza le orecchie e sembra dimenticare che fino ad un secondo prima, aveva un broncio così lungo che toccava terra.
"Ah! un argomento interessante, eh? Ti andrebbe di cucinare insieme e fare una torta? E mentre cucino, ti potrei raccontare una storia. Tanto i ragazzi sono usciti e siamo soli... nessuno si meraviglierà se parlo con un gatto. Ormai, da me si aspettano di tutto!"
Mentre parla, Dolittle apre i pensili con gli sportelli gialli e prende gli ingredienti per la torta, riunendoli sul tavolo. Pulce salta sulla sedia, per essere più vicino e si siede con la coda arrotolata davanti alle zampe e l'espressione assorta: adora le storie, lui!
" ... allora, c'è tutto. Preparo l'impasto e ti racconto la storia. Devi sapere che in un paese poco lontano, c'era una signora con una grande casa e questa signora amava molto la compagnia. Così aveva sempre la casa piena di gente: chi andava, chi veniva, a tutte le ore del giorno. Di notte, no. Di notte, la signora riposava. E aveva anche un micio, questa signora: un bellissimo micio tigrato e bianco, proprio come te. Il micio dormiva in una cesta vicino al suo letto... beh, ma questo non c'entra con la storia. Allora, la casa era sempre piena di gente. In particolare c'erano due ragazze molto giovani, che andavano a trovarla spesso e poi si sedevano tutte intorno al tavolo e prendevano il thè, in belle tazze di porcellana bianca, e mangiavano dei biscottini alle mandorle che la signora teneva in un grande vaso di vetro. Il thè era una specie di rito, per loro, e faceva da contorno ai loro discorsi e alle loro risate. Una volta una delle due ragazze, che voleva fare una sciarpa da regalare al fratello, si fece insegnare anche a lavorare con i ferri. E così, fra risate e lavori sempre disfatti e ricominciati, passavano i pomeriggi.
La signora adorava le due amiche e gradiva la loro compagnia. Certe volte, però, si dispiaceva e pensava che per venire da lei, forse trascuravano altre cose. Un giorno, una delle due, disse: "Quando iniziamo la 'scuola di cucina?"
"Quale scuola?" disse la signora. " La tua. Tu cucini così bene e sai fare tante cose. Non sarebbe ora che ci insegnassi?"
Detto, fatto: il successivo sabato pomeriggio erano tutte intorno al tavolo. In programma pizza e ciambella bicolore...
"...proprio quella che ti sto facendo ora, sentirai com'è buona!" e Dolittle sorride a Pulce, mentre sbatte uova e zucchero in una grande terrina di vetro. ".. sì, la storia... dunque... Cucinarono insieme, fra spruzzi di farina e schizzi di pomodoro sulle pareti e risero come non mai. Alla sera si sedettero a tavola per mangiare quello che avevano cucinato. Trovarono tutto ottimo, ancora più del solito, e si diedero appuntamento per la prossima lezione: torta salata e crostata con la crema. Le lezioni si susseguirono per tutto l'inverno e le ragazze erano entusiaste. Tutte le volte si scrivevano accuratamente le ricette su dei piccoli quaderni che conservavano gelosamente. La signora era contenta dei loro progressi e anche della loro contentezza.
In estate fece molto caldo e di lezioni non se ne parlò più, ma ogni tanto le ragazze le dicevano che avevano provato a cucinare ed erano riuscite bene.
Venne l'autunno e le foglie iniziarono a diventare di mille colori. Un giorno la signora ricevette una lettera da una delle due ragazze. La lettera parlava anche dell'autunno e poi diceva:
"... In questi giorni in cui c'è stato il sole però, mi sono resa conto di quanti bei colori caratterizzano l'autunno che, fino all'anno scorso mi rendeva triste.
Oggi invece l'arrivo dell'inverno mi fa venire in mente tante cose belle, e proprio adesso che ci penso sono quelle che mi hai insegnato tu. Freddo, nebbia, inverno infatti, adesso per me significano il caldo della cucina che con il suo forno acceso emana tanti buoni profumi (poi mi viene in mente noi tre, trepidanti accanto al forno, che lo preghiamo di sbrigarsi a cuocere perchè non ce la facciamo più ad aspettare!).
Mi vengono in mente le sensazioni della farina sulle mani per impastare qualche buona pizza o torta salata, mi viene in mente la lana per creare qualche caldo maglione, ma penso anche alle lunghe passeggiate di questi giorni, ai colori splendidi delle foglie... "
Con la lettera in mano, la signora passeggiava nel giardino e guardava il tappeto di foglie che poi avrebbe raccolto e sentiva che in mano aveva molto di più di una lettera...
"Hai capito, Pulce, perché è tanto importante la cucina? Perché rappresenta il fulcro della casa: é in cucina che si sente davvero la forza di certi sentimenti, anche impastando una torta per le persone che si amano... ma, Pulce, ti sei addormentato?"
"Lo sai che Pulce fa così con le storie. Noi però, siamo svegli e ti abbiamo ascoltato dall'inizio alla fine. E' una storia stupenda. E' vero: la cucina è il centro di una casa. Ecco perché nella nostra casa, sarà molto grande e con un tavolo sempre pronto per tutti gli amici..."
Roberta guarda Max e poi si gira verso Dolittle e le strizza l'occhio. Sa chi deve tenersi buona per far funzionare il suo amore con Max!
"Ora, però, la torta ce la mangiamo, no? Voglio proprio sentire se anche tu hai frequentato un po' di quella scuola!"
"Caro Ale, io sarei in grado di tenere lezioni, in quella scuola! ... e tieni giù le mani dalla torta: è ancora calda! Sei sempre il solito, tu!"
Così, fra risate e scherzi, passò anche quella domenica. Alla fine, Pulce, fu felice ugualmente: non avevano girato la puntata, però si erano fatti una bella merenda. Aveva già mangiato la sua fetta di ciambella, ... per altro non enorme,comunque... ma si strusciò contro le gambe di Chiara e lei gli allungò un altro pezzetto, e proprio con la cioccolata...
Finalmente soddisfatto, si sistemò nella sua cesta e si raggomitolò per dormire... Ah! la vita è veramente bella!... pensò sbadigliando.
Dolittle e i ragazzi rimasero su tutta la notte. Lei si sentiva in forma e raccontò loro altre storie, finché crollarono tutti sul tavolo, in mezzo alle briciole della torta...
Scritto in blu da Dolittle e Pulce 
ore 10,00
Di tutt'altra cosa volevo scrivere oggi, ma in questo momento sono troppo sconvolta per pensare ad altre parole.
Forse ha ragione chi dice che dovrei abbandonare tutto e...
e cosa?
Due giorni fa, una testimonianza tremenda mi ha tolto ogni parola e mentre cercavo qualcosa da dire, qualcuno mi è venuto in soccorso, compreso un dottore :), che ringrazio dal profondo del cuore. Avere l'appoggio di qualcuno mi rassicura, perché in ogni istante sono piena di dubbi, anche se non lo voglio dimostrare sempre.
E stamani una lettera annunciata, nel primo anniversario della morte di un figlio adorato. Una lettera che mi ha strappato il cuore, di nuovo, e in questo momento non riesco a pensare ad altro.
So che do di me un'impressione sbagliata: sembro una persona che piange dal mattino alla sera e viceversa, ma non è affatto vero. E' che la mia ferita sarà sempre aperta e non si chiuderà mai.
Chi dice che così la tengo sempre aperta, non capisce il bisogno che ho di sentire gli altri e di sapere che per un attimo ho aiutato qualcuno, anche solo ascoltandolo, o facendogli sentire la mia presenza.
Credo che tutto ciò sia per me, vitale e mortale nello stesso tempo.
Ma altro non posso fare.
Non sono triste, non nel senso cui si pensa. Non piango sempre, solo qualche volta, anche se non trovo disdicevole piangere: all'inizio piangevo continuamente e credo che ciò sia necessario, per lasciare uscire quella bestia feroce che ci divora con i suoi morsi.
Fortunatamente (esiste la fortuna in ciò?) ho sempre saputo, e voluto, capire tutto quello che agita il mio cuore ed ho analizzato qualsiasi emozione, sentimento, idea, aspirazione mi è venuta. Credo di aver capito molti meccanismi e di avere, così, accelerato un processo di elaborazione, che mi ha consentito di ritrovarmi e di accettarmi di nuovo, pur con tutte le paure che ancora abitano dentro di me.
Ora devo uscire: l'impegno del venerdì, quello che il mio amico R. mi ha contestato anche l'altra domenica.
Ho sempre saputo che non approva, come non approva neanche il resto, lettere ecc., e ne abbiamo sempre parlato pochissimo. Domenica, invece, il discorso è uscito e nessuno l'ha troncato e io gli ho spiegato quello che provo ed è stata la prima volta, dopo i primissimi giorni. Discorso spinoso, questo, per gli amici che ti amano. E' difficile sempre, ma per chi ti ama da tempo, è quasi insopportabile. Lo capisco, ma ne soffro ugualmente.
Comunque, l'altro giorno abbiamo parlato a lungo e credo che abbia capito che per me è un'esigenza anche questa: sapere che posso ancora fare certe cose e che non sono davvero di vetro soffiato come mi sento, mi potrebbe aiutare ad acquisire maggiore sicurezza in me stessa e nelle mie capacità: quella sicurezza di cui sono stata derubata.
ore 14,00
All'andata, gigli arancioni nel fosso. Come l'anno scorso, e ricordo la sorpresa di trovare la bellezza, in un angolo di sporcizia. Come allora, capisco la fortuna di saperli vedere.
L'appartamento è vuoto. Vuoto, ma abitato. Non mi piace quando non trovo nessuno: ha un'aria così desolata e mi domando sempre se va tutto bene, pur sapendo che qui niente può andare veramente bene. Qualche volta va meglio.
Sull'autobus una bambina bellissima, color cioccolata e occhi color inchiostro, con due buffi codini che sembrano scovolini, tanto i capelli sono ricci e secchi, beve il latte dal biberon. Guarda tutti, con curiosità, e nessuno si priva del piacere di sorriderle.
Al rientro, i gigli sono dall'altra parte della strada e il sole è a picco.
Sono più tranquilla, ora.
Non sono davvero di vetro soffiato.
"Chi conosce gli altri è intelligente,
ma chi conosce se stesso è saggio."
Lao-Tse
E., la ragazza che ha realizzato la sua tesi seguendo il progetto di Federica, e che mi ha trovato su internet per caso, mi ha scritto queste parole:
Ti volevo riportare un paragrafo letto su un libro molto bello, di cui ti mando la recensione in un altro messaggio:
"...Tutto l'amore, tutte le parole, i pensieri che erano dentro di noi, erano lì per quella persona, erano lì per essere donati a lei. Certo che, quando i miei genitori se ne andranno, dovrò affrontare il dolore, ma credo che sarà un dolore più leggero perchè non avrà il peso dei rimpianti. Finche una persona c'è, voglio cercare di darle tutto ciò che ho, tutto ciò che mi è possibile."
Leggendo, ho pensato al tuo rapporto con Fede e alle pagine più belle del tuo libro.
Non voglio aggiungere altro, se non che credo lei abbia compreso in pieno quello che è il mio sentire più profondo e che, comunque, non ho mai nascosto. Se quello che ho scritto, potesse convincere, o rassicurare, su quanto sia importante ogni nostro gesto, ogni minuto che trascorriamo con le persone che amiamo, sarebbe forse un modo per trarre 'qualcosa di bello, da una cosa brutta', come mi sono augurata in quei primi giorni.
Un sabato sera
Anche la prima volta che ci siamo viste, c'era di mezzo un palco, seppur virtuale. Solo ora lo ricordo. Io avevo un abito lungo color borgogna e tu avevi un inconveniente con un paio di calze... rosse, forse. Ma non ci conoscevamo, allora.
Cioè non ci leggevamo.
Ricordo benissimo il tuo primo commento e a quale post era... e stasera siamo di nuovo qui e c'è un palco.
Tu sei bellissima... tu sei sempre bellissima e quando ti guardo provo un certo orgoglio, come ti avessi aiutato io a diventare così, come fossi davvero quella vecchia zia di cui parliamo e altre volte mi sento, invece, come se tu mi volessi proteggere e io fossi più giovane di te, davvero quella trentenne di cui si favoleggia, ed è una sensazione stupenda.Credo si chiami volersi bene.
Così, quando inizia lo spettacolo e la prima canzone è proprio quella 'La vita è bella' che l'altra volta mi hai detto, avevi idealmente dedicata a me, non posso trattenermi dal commuovermi. E' buffo come ogni piccolo particolare si scolpisca nella nostra mente e colleghi le cose tra loro, sempre. Ogni volta che ascolterò quella canzone non potrò fare a meno di pensare a te e alle tue parole.
E ogni volta che vedrò C. cantare mi commuoverò vedendo quanto è brava e come mi somiglia, e per lei sono davvero la vecchia zia e posso sperare di aiutarla anche solo in un passo verso la persona stupenda che diventerà. Una persona che, forse, sarà un po' simile a te.
... e il lunedì mattina
E ora, mentre scrivevo, ho ricevuto una lettera che mi comunica che il mio futuro nipotino (quello che mi ha nominato zia onoraria) è già 17 mm... e mi manda tanti baci.
E la strada è di nuovo bloccata, dalla finestra vedo la fila, ora che l'albero non mi impedisce più la vista e le magnolie hanno dei fiori giganteschi che spargono nell'aria un leggero sentore di limone. Quando esco in giardino, non posso fare a meno di andare ad odorarli e toccare i ruvidi e carnosi petali color seta grezza.
L'aria è densa di umidità e io vorrei essere al sud. Invece sono qui, dove tutti si aspettano che io sia.
Io sono sempre dove tutti si aspettano di trovarmi.
ore 12,00
Un altro inconveniente che provo di sistemare. Finisco per fare ancora più confusione, finché aprendo splinder, come dolittle, trovo un messaggio privato, con un invito a postare su un blog, e vado a leggerlo. Solo dopo capisco che me lo sono mandato da sola, con una delle mie altre identità.

...
Le avevo detto, Dottore, che avrei finito per avere una crisi...
La cucina gialla
Ventuno
Alessandro li trovò che ancora sognavano e si fermò a guardarli, pensando a quanto era fortunato. Annalisa era bellissima, con il viso dolce e rilassato e perfino Pulce aveva un'aria angelica. In quel momento Annalisa aprì gli occhi e gli sorrise. Lui si chinò a baciarla e le accarezzò i capelli scuri e arruffati.
"Hai dormito qui? Non riuscivi a dormire nel letto? O volevi far compagnia a Pulce?"
"Sono venuta per un bicchiere di latte e poi mi sono addormentata... ho anche fatto un sogno, e c'eri anche tu..."
"Anch'io ho fatto un sogno, ma ora non lo ricordo. Mi sembra che ci fosse un treno... e di sicuro c'eri tu. Lo so, perché alla fine ti ho abbracciato e la sensazione era così viva e forte che mi sembrava davvero di stringerti..."
"Io invece non ho fatto nessun sogno.", disse Chiara, superando la soglia della cucina con uno sbadiglio.
"Se l'ho fatto, comunque non lo ricordo, non ricordo mai i miei sogni. In tutta la mia vita ne ricordo uno solo, che ho fatto quando ero bambina."
"E cosa hai sognato ? " chiese Annalisa.
"Di essere su di un'altalena. Folate di vento mi dondolavano. All'inizio del sogno pioveva, poi ha smesso e in cielo sono apparse tante arance e uno splendido arcobaleno."
"Un bel sogno", proruppe Alessandro.
"Si. Ricordo che al risveglio sentii una sensazione bellissima, indescrivibile. Qualcosa di simile a quando sei innamorata e il cuore ti si apre alla vita."
"Un po' quello che stai provando in questi giorni..." disse Annalisa con voce sognante.
"Sì... anche se ieri sera, no, stanotte, Marco mi ha detto una cosa che mi ha fatto tremare... e poi c'è stato il terremoto e tutto ha tremato davvero..."
"Il terremoto? Ma sei sicura? E cosa c'entra Marco?"
"C'entra, c'entra... stanotte ho detto delle stronzate... ma per fortuna, ho capito subito che avevo esagerato... e poi il terremoto..." Marco entrò proprio in quel momento con l'aria afflitta, ma sorrise subito quando Chiara lo guardò.
"Il terremoto?" Roberta era sopresa come gli altri "Ma cosa dici? Io credevo che fosse merito di Max, che mi abbracciava e ho pensato che finalmente avevo trovato l'uomo della mia vita..."
"Infatti è così: l'hai trovato! Eccomi. E, cosa ancora più importante, lui non ti lascerà andare." e Max, in un ridicolo accappatoio blu a fiori, strinse Roberta in un abbraccio così forte che fece rimanere tutti senza fiato.
"Ma guardati! Fino a qualche giorno fa, non avevi neanche la forza di farti la barba e ora, guarda come sei bello, con quell'accappatoio..." Alessandro scoppiò in una risata, trascinando anche gli altri nello scherzo verso l'amico.
Max, dopo essersi guardato, con un'occhiata perplessa, rise pure lui.
"E' per te ", disse poi a Roberta, estraendo da dietro l'orecchio qualcosa, che a Pulce e ai ragazzi parve una sigaretta.
Roberta srotolò il piccolo foglio bianco e vi trovò una breve poesia.
"Non l'ho scritta io, ma quando l'ho letta ho pensato a te."
Roberta la lesse sottovoce:
"Rose sul mare, rose nella sera,
e tu che vieni da lontano, le mani colme di rose!
Aspiro la tua bellezza. Il tramonto fa piovere
le sue ceneri d'oro e le sue polveri rosa...
Rose sul mare, rose nella sera.
Un sogno evocatore tiene chiuse le mie palpebre.
Aspetto, senza saper davvero ciò che attendo,
dinanzi al mare simile a mille scudi di bronzo,
ed ecco che sei giunta, recandomi delle rose..."
Renée Vivien
"Sei un tesoro", gli disse in lacrime, prima di buttargli di nuovo le braccia al collo.
Accidenti! pensò Pulce. Vuoi vedere che anche oggi, si salta la colazione? Quando si comincia a parlare di poesie e di rose, poi si abbracciano tutti, qualcuno piange... e io rimango senza colazione... e invece ho una fame! In questa cucina gialla non c'è un attimo di pace... e io che credevo fosse un posto tranquillo e l'avevo scelto per quello...
Scritto in blu e verde da Dolittle e Actarus29