Cosa vola in questo blog

Pensieri legati al nastro di un aquilone e lasciati liberi di volare in cielo.
Lei fa volare pensieri blu e Lui fa volare pensieri verdi.
Dolittle sa parlare agli animali e, certe volte, anche agli umani. Actarus parla direttamente al cuore e all'anima.

Bambini nel tempo

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venerdì, aprile 30, 2004
La cucina gialla ...

La cucina gialla
Scena 1
Interno, giorno
Primo piano sul viso di Dolittle. Sembra molto presa da quello che sta facendo.
 
"Lo so, non è bello che io stia qui a parlarvi e intanto faccia le valigie. Ma, come al solito, sono arrivata lunga... e devo ancora fare un sacco di cose. Così, approfitto di questi momenti in cui vi saluto, per sistemare un po' le cose da portare via."
Stacco e inquadratura della cucina gialla. I ragazzi sono seduti in varie sedie vicino ai mobili o al muro, per lasciare libero lo spazio attorno al tavolo. Sembrano incuriositi. Annalisa ha in braccio Pulce, che dorme. Come Max, seduto al suo fianco. Inquadratura sul tavolo: una valigia aperta, rivela un'incredibile assortimento di cose e colori.
Voce fuori campo di Dolittle:
"Allora, vorrei ricapitolare tutto. Lo sapete che mi piace aver tutto sotto controllo. Sono molto precisa... chi ha detto pignola? Ale, sei stato tu?... precisa e professionale, è il termine giusto! Il copione, per la mia parte, ve l'ho già dato e dovreste già averlo imparato... ma cos'è questo?..."
Una mano di Dolittle solleva una specie di velo nero e fucsia, tutto pizzi, e lo apre davanti agli occhi curiosi di Max, che sembra essersi svegliato, e dice:
"Sembra un baby-doll... e molto sexy, anche. Non credevo fosse il tuo genere..."
Il viso di Max, in primo piano, rivela che i suoi pensieri non corrispondono alle sue parole.
"Infatti non lo è! So a chi appartiene. Le avevo detto che non l'avrei portata con me. E' evidente, però, che lei si vuole infilare nella mia vacanza. Ma stavolta, la scrittrice pazza, se ne starà a casa!"
Dolittle con mossa decisa, fa una pallottola dell'indumento e lo getta nell'angolo della cucina. Poi, riprende con la sistemazione degli oggetti nella valigia.
"Blocco e matite mi serviranno per fermare le emozioni. Li metterò in questa cartellina, insieme al quaderno di poesie di Max: per l'ispirazione e per sentir meno la vostra mancanza... mi mancherete molto... lo so già... La felpa di Ale: per la sera, mi sarà molto utile. E la salopette di Chiara... lo so, che l'hai lavata. Non posso andare in giro, con l'olezzo di cotoletta fritta. Altrimenti tutti i mici dell'isola mi verranno dietro."
Alla parola mici, Pulce solleva la testa con una parvenza di interesse. Poi si rimette a dormire.
Inquadratura delle mani di Dolittle, che sistemano le cose dentro alla valigia. Voce di Dolittle fuori campo:
"La camicia da notte con gli orsetti... grazie, Annalisa, sei un tesoro. Ah! e i pantaloni neri di Roberta: un vero passe-partout! Stanno con tutto e in tutte le situazioni, grazie. Marco, dov'è finito il tuo lettore di cd? Ah! eccolo! Grazie, lo userò quando mi sdraierò a sognare... ok, ragazzi, credo di aver preso tutto. Voi non preoccupatevi: penserà a tutto Actarus. Se avete dei dubbi, chiedete a lui. ... e, questo, cos'è???"
Uno strano suono, come uno squittio, fuori campo. Stacco e inquadratura del viso perplesso di Dolittle e poi della sua mano che regge un oggetto: un piccolo porcospino di gomma rosa.
Inquadratura di Pulce, ora nella sua cesta. Il gatto sembra molto attento e ha un'espressione quasi sorridente.
Voce fuori campo di Ale:
"Ma è il gioco di Pulce! Il suo preferito! Non lo lascia toccare a nessuno..."
Inquadratura di Dolittle: ha il viso quasi commosso. Guarda il porcospino, poi Pulce e si muove per avvicinarsi alla cesta. Si china ad accarezzare il micio dagli imperscrutabili occhi verdi e lui la guarda come di solito guarda Annalisa e Chiara.
"Sei proprio un bravo micio! Anch'io ti voglio bene. Farò fare un bagno al porcospino, così starà benissimo. Stai tranquillo. Poi te lo riporto. Ah! e non preoccuparti: sono andata io a fare la spesa. Ho comprato i tuoi croccantini preferiti. Non quelli in offerta 3x2... no, per te solo il meglio."
Inquadratura su Pulce che si accomoda meglio, offrendo la testa alle carezze di Dolittle. Ha l'espressione beata e gli occhi chiusi, per gustare le carezze. In sottofondo l'inequivocabile rumore delle fusa...
Dolittle si rialza, fa il giro e bacia tutti. Inquadratura sul suo viso, molto commosso.
"Basta, vado, altrimenti non uscirò più da qui. Detesto gli addii.."
Poi prende la valigia e esce dalla cucina gialla. Inquadratura sulla valigia: da un angolo spunta un lembo di pizzo nero e fucsia. Mentre scende le scale, si sente la sua voce fuori campo:
"Siiiiiii, viaggiare... lallallallallallalallallallallallallllla... dolcemente viaggiareeeeeeee...."
 
Pensato in nero e blu da Dolittle
 

Pensiero volante di: aquiloneblu a 09:17 | link | commenti (10) |

mercoledì, aprile 28, 2004
La luna ferma

La luna ferma
al chiaro dei nostri corpi
imperlati e fieri.
La sabbia
che scorre per gioco
sui cuori nudi all'unisono.
Sei luce
e intricata foresta.
La sabbia
tra le tue dita
non lascia rimpianti,
soffiata da un vento gentile
scopre falene
che tornano in volo.
Perchè sei luce
e intricata foresta.
Perchè sei
l'attimo imprescindibile,
la parte di me
che vivo.




















Pensiero volante di: Actarus29 a 23:41 | link | commenti (4) |

Le ore mi scivol...

Le ore mi scivolano tra le dita, come sabbia leggera e rosata. Giornate intense e mille pensieri, mille persone a cui pensare. Emozioni che entrano nella pelle e la scaldano. Ieri la stazione era gremita più del solito: i treni erano tutti in ritardo e stavamo tutti, naso all'aria, davanti a tabelloni che non dicevano niente. Caldo e odori forti, la folla eterogenea della stazione, abbigliata in mille modi. Finalmente esce il numero del binario: il 10. Quello più lontano. Vado subito e arrivo quasi contemporaneamente al treno. Un sorriso attraverso il finestrino e poi un abbraccio fortissimo, mentre allungo una mano per presentarmi alla sua amica. Dopo, nella stanza dove dormiranno, mi tolgo le scarpe e allungo i piedi sul letto, mentre lasciamo entrare l'aria fresca dalla finestra. Due foto, una ai miei calzini a righe che non si sa come, sono al centro dell'attenzione. Un pomeriggio di chiacchiere tra donne: vestiti, uomini, amicizie. Mi sento come una quindicenne, in vacanza con le amiche. Pomeriggi consumati in discorsi simili, all'apparenza inutili. Poi, la sera, a provarci gli abiti e fare confronti. Quindi l'incontro con i ragazzi e poi, a notte fonda, ancora a raccontarsi tutto. Emozioni anche allora.
E, stamani, sorpresa di una lettera, in cui ritrovo la persona che avevo immaginato. E' così dolce, capire che non ti eri sbagliata. Sentire le persone e avere una conferma, ancora più bella di come speravi. Rileggo ancora e ancora. Risponderò dopo. Voglio prima assimilare le emozioni. Emozioni ancora. Emozioni, sempre.
 
Ultima ora: Venerdì, collegamento straordinario con la cucina gialla!! Non perdetelo!!
 

Pensiero volante di: dolittle a 11:34 | link | commenti (7) |

lunedì, aprile 26, 2004
    ...

 
 
Donna tra i fiori :
qualcosa le scivola,
il sole appare.
 
 
 

Pensiero volante di: Actarus29 a 21:38 | link | commenti (6) |

domenica, aprile 25, 2004
La cucina gialla ...

La cucina gialla
Quattordici
(prosegue da domenica)
 
Anche quel giorno terminò e nella notte, di nuovo il cielo si scatenò sul mondo, urlando tutto la sua rabbia, verso gli esseri umani, che a volte non capivano la vita. Tuoni e fulmini, fino ad arrivare a un'alba livida e silenziosa, in cui si alzò un vento caldo e umido.
Roberta entrò ciabattando e finalmente decisa a mettere fine a quella specie di terremoto che aveva sconvolto la cucina gialla e i suoi abitanti. Si avvicinò al frigo e, con grande decisione e mano ben salda, appiccicò sulla porta del medesimo, quello che a Pulce sembrò una sottiletta di buon formaggio fuso. Il gatto guardò con i verdi occhi brillanti i movimenti di Roberta e non nascose la sua delusione quando lei uscì, silenziosa come era entrata.
Il silenzio era totale e il sole dormiva ancora. Una luce quasi violacea faceva sperare in una giornata migliore. Pulce si alzò e, con un salto agile, salì sul mobile a fianco del frigo. Si allungò fino a portare il suo naso nelle vicinanze di quella che credeva una sottiletta: infatti era quadrata e di colore giallo chiaro, come il formaggio.... ma non odorava!
Pulce annusò ancora e capì che non era quello che pensava. Guardò meglio, allungando il collo, fino a mettere a fuoco l'oggetto del desiderio. Fu molto deluso, quando capì che non era mangereccio. Lo fissò, cercando di interpretare i segni che vedeva:
 
 
 
Con un salto, Pulce scese dal mobile e ritornò nella cesta, arrotolandosi in quello che sembrava un vecchio maglione, un tempo azzurro, ora grigiastro come il cielo. Era molto annoiato, e anche affamato, e sperava ardentemente che si alzasse presto qualcuno e gli facesse fare colazione.
Infatti, pochi minuti dopo, sentì il passo leggero di Annalisa e lei entrò in cucina, dirigendosi subito al frigo. Si fermò e staccò il post-it giallo scritto da Roberta e lo guardò come se potesse parlare. Poi lo riattaccò allo sportello del frigo e prese il latte per fare colazione. Riempì la sua tazza, si chinò a riempire la ciotola di Pulce e lui la guardò con affetto.
Uno alla volta, entrarono tutti in cucina e ognuno di loro, lesse il post-it giallo, in silenzio. Nessuno fiatava nella cucina gialla e l'atmosfera era tesa.
Finalmente uscirono tutti e Pulce si sistemò per dormire. Aveva la sensazione di dover approfittare della temporanea solitudine che gli avevano regalato. Sentiva che la serata sarebbe stata burrascosa e che non l'avrebbero lasciato dormire, mentre lui aveva tanto bisogno di riposo.
 
I primi ad arrivare furono Marco e Alessandro e si sedettero al tavolo in silenzio, in attesa degli avvenimenti. Poi, non avendo effettivamente nulla l'uno contro l'altro, decisero di fare una tregua momentanea e si misero a giocare a battaglia navale.
Erano nel mezzo di una partita molto combattuta, quando sentirono un passo deciso e un fischiettare sommesso che saliva le scale. Si fermarono, guardando verso la porta e così li trovò il sorriso deciso di Max, che portava un sacchetto del droghiere.
"Salve, ragazzi! Come va? Cosa c'è da bere?"
Alessandro era rimasto a bocca aperta e lo fissava. Jeans puliti e una maglietta rossa che sembrava nuova, il viso rasato e l'aria di essere appena uscito dalla doccia, rendevano Max molto somigliante all'amico che credeva di aver perduto. Il sorriso era quello di una volta e gli occhi avevano ritrovato il loro colore: quel misto di verde e azzurro che hanno i sogni più arditi.
"Niente da bere, eh? Neanche una birra? Coca? Aranciata? ... insomma che hai da fissarmi così? Se non avete niente da bere, ditelo!"
"Che ti è successo? Da bere c'è. Il frigo è pieno... serviti. Che hai fatto?... ti hanno pubblicato il libro?... insomma! Parla, no!!"
"... che vuoi sapere?... no, niente libro... ah! la birra che preferisco! Che fate? Battaglia navale, eh? I panini li ha ordinati Roberta, dal droghiere qui sotto. Mi ha detto di andarli a prendere, mentre venivo su. Ha detto che stasera non ci sarà tempo di cucinare. E' decisa a risolvere la situazione una volta per tutte. E lo sapete, che significato ha per lei la parola decisa. Presumo che nessuno si alzerà da questo tavolo, finché non si sarà chiarito tutto e finché non sarete di nuovo tutti amici come prima. Mi sembra una saggia decisione, no?"
Intanto, Max aveva servito una birra anche agli altri, che lo avevano ascoltato in silenzio, troppo sbigottiti per fiatare.
Alessandro bevve un sorso. Era ghiacciata e gli rese l'uso della parola:
"... e... da quando, sei così intimo con Roberta?"
 
Scritto in blu da Dolittle
 
 

Pensiero volante di: aquiloneblu a 11:30 | link | commenti (12) |

venerdì, aprile 23, 2004
Il caso esiste? ...

Il caso esiste? O gli avvenimenti che accadono sono, piuttosto, riconducibili a forze ed energie che noi  creiamo con i nostri movimenti e decisioni?
 
Nella prima lettera lui le disse del figlio che era morto in moto, al passo della ... e lei pensò: qua vicino. Il figlio aveva tanto insistito, prima di morire, affinché lui imparasse ad usare almeno un po' il pc: "...ha sempre desiderato che io sapessi usare il suo computer e così con impegno mi sono fatto insegnare..."
Così gli scrisse: "Allora anche tu sei della mia città..."
Lui non disse nulla e lei pensò di essersi sbagliata. Poi, qualche lettera dopo, senza preavviso, lui le mandò una foto: lui e il figlio seduti attorno a un tavolo. La prima sensazione fu di vedere persone note e lei glielo scrisse: "... ma forse sbaglio. Forse assomigli a qualcuno che conosco..."
" Quello che mi hai detto, mi ha colpito. Io abito a ... dal 1990..."
Solo quello lesse lei: " abito a..." il paese dove aveva abitato per anni. Brividi silenziosi al pensiero di averlo forse sfiorato passando per strada...
" Ho abitato lì fino alla fine del '91..."
"Dove esattamente?"
"in via... Avevo un negozio al..."
" Per quanto riguarda la percezione che tu hai avuto, vedendo le nostre foto, posso confermarti che è vera per due motivi: il primo è che noi abbiamo comprato diverse volte da te, il secondo è che tu hai fatto a ... i buchi alle orecchie per portare gli orecchini... "
 
Il cuore in gola e le braccia strette al cuore. Ho freddo, pensò, e si alzò per prendere una maglia e chiudere la finestra.
 

Pensiero volante di: dolittle a 17:00 | link | commenti (7) |

mercoledì, aprile 21, 2004
Le lucertole escon...

Le lucertole escono al sole.
Finalmente i tulipani si aprono.
Ed è di nuovo colore,
fra i rami così scuri da sembrare secchi.
I lillà hanno un profumo così sublime
da doverlo ascoltare ad occhi chiusi.
E tutto è di nuovo bello.
 
 
 

Pensiero volante di: dolittle a 15:52 | link | commenti (13) |

martedì, aprile 20, 2004
Insofferente a tut...

Insofferente a tutto, inquieta come mi capita spesso, vago fra un blog e l'altro e non scrivo su nessuno. Inizio un racconto, ma non ho la forza per proseguirlo. Vorrei scrivere una lettera, ma cambio idea. Prima ho sistemato un po' la marea di e-mail e mi sono soffermata a leggerne qualcuna. In particolare quelle che ho scritto sull'onda di un'emozione molto forte. Quelle che scrivo con le mani che tremano e il cuore che mi batte in gola e sembra soffocarmi.
Risento tanto forte l'emozione che provavo scrivendole, che mi fanno piangere.
 
Così adesso, avrei voglia di scrivere una lettera, ma sono troppo irrequieta e combinerei solo danni. Così lascio perdere e scrivo un post. Certe volte dovrei davvero starmene zitta e ferma e non fare niente. Sarebbe davvero meglio, però, forse, è troppo tardi per questo. Amare è così difficile, se l'altro non si lascia andare. Se l'altro non si lascia abbracciare, come puoi stringerlo?
Stupida e inutile mi sento certe volte. Spesso.
Ma non sempre, per fortuna. Quando abbracci un amico e lui si appoggia a te e stringe ancora più forte, mentre ti accarezza la schiena e poi ti bacia e senti che quel momento è importante per tutti e due, allora non sei stupida e inutile. Sei viva e basta.
 
Oggi due persone (che non posso definire Amici, perché conoscenze recenti) mi hanno scritto che una mia lettera illumina la giornata e poi:" ho letto la tua mail bevendo ogni parola come un assetato beve l'acqua del deserto ". Sarà perché ancora non mi conoscono veramente?
 
Ai miei amici dovrei augurare di non ricevere mie lettere. Intendo mie lettere vere: di quelle dove lascio parlare solo il mio cuore, senza collegarmi al cervello. Quelle che spedisco dopo aver parzialmente controllato l'ortografia, ma non se sia opportuno spedirla davvero.
Il mio difetto più grande è che parlo troppo chiaramente e il mio pregio più grande è che sono troppo sincera.
Il fatto è che io non sono mai compiacente con le persone che amo. Anzi, il contrario.
Mi dispiace averle scritte? Forse potevo mitigare il tono. Ma non credo. Quando le parole escono da sole, fluendo liberamente dalla mia anima, le lascio uscire. Mi adatto alla loro forza. Non mi oppongo al loro volere, perché so che se non le lasciassi libere, mi divorerebbero e dovrei, comunque, scriverle.
Così le scrivo, e dopo soffro. Ma soffro anche scrivendole. Cosa devo fare di me stessa? Forse scrivermi una lettera?
 

Pensiero volante di: dolittle a 15:22 | link | commenti (12) |

domenica, aprile 18, 2004
La cucina gialla...

La cucina gialla
Tredici
(prosegue da domenica)
 
La notte era stata tremenda e lunghissima: tuoni scoppiettanti come fuochi artificiali e lampi che illuminavano a giorno la cucina gialla. I ragazzi non avevano chiuso occhio, e Pulce nemmeno. Il nervosismo era alle stelle. Nessuno parlava e la comunicazione si limitava a grugniti e cenni del viso imbronciato.
Annalisa mescolava il latte, girando il cucchiaio da cinque minuti, con lo sguardo perso nel vuoto, mentre Alessandro, l'unico che ancora parlava, le chiedeva cosa volesse mangiare.
Chiara, seduta nell'angolo dietro al frigo, nascondeva le mani nelle maniche della tuta, che un tempo era stata azzurra. Teneva il viso basso e non aveva più parlato dalla sera precedente. Marco entrò in quel momento, già vestito per uscire, si versò un caffè nel bicchiere nero, con il manico, e lo bevve trangugiandolo, poi si precipitò fuori, senza salutare.
Roberta, che si sentiva in colpa, perché aveva portato lei Luciano in casa, entrò in punta di piedi e bevve un bicchiere di latte, guardando il cielo grigio, poi uscì, bofonchiando un sussurrato: "... giorno, ci vediamo stasera...'
"Chiara, non mangi stamattina? Vuoi che ti prepari qualcosa?"
Alessandro cercava di coinvolgere Chiara, per strappare anche solo una parola. Ma lei rispose scuotendo la testa.
"Annalisa.. forse il latte è già freddo... vuoi che te lo riscaldi?"
Anche Annalisa non rispose. Il silenzio era di gesso e l'aria stava diventando irrespirabile.
Chiara, non sapendo che fare, aprì il frigo, come per cercare qualcosa. Una mezza brioche, in un tovagliolo con disegni di Paperino, la guardò e il suo stomaco si rivoltò all'idea. La prese e la portò a Pulce, che quasi si commosse e iniziò a mangiarla con voracità.
"Ale, per favore, potresti dirle di non dare più da mangiare al gatto? Gli fanno male le schifezze... e poi sta diventando anche troppo grasso... "
"Ale, per favore, potresti dirle che un pezzo di brioche non ha mai ammazzato nessuno... e poi, Pulce non è grasso... è bellissimo!"
L'oggetto del discorso, si strusciò contro la mano di Chiara, mostrandole la sua approvazione e il suo affetto incondizionato.
La sera accadde la stessa cosa: nessuno aveva fame e i fornelli rimasero freddi. Solo Pulce mangiò: doppia dose di croccantini. Annalisa e Chiara vollero riempire la ciotola e nessuna delle due cedette. Ma Pulce non la trovò una brutta idea e spazzò via tutto. Da qualche giorno si sentiva molto affamato.
 
I giorni si susseguivano e l'atmosfera nella cucina gialla diveniva sempre più pesante. Poche parole, e bastava un nulla per accendere un litigio. Pulce non riusciva nemmeno più a riposare, si ritrovava impotente dinanzi alle brutte parole e ai contrasti, girava la testa, una volta a destra e una a sinistra, guardando i litiganti come se stesse assistendo a una partita a tennis dagli scambi lunghissimi, fino a sentirsi lo stomaco sottosopra, come se avesse ingoiato due cornetti alla crema. Allora, si rimetteva supino con le zampe sopra le orecchie.
La sera in cui Alessandro, trovò Annalisa che piangeva in un angolo della cucina gialla, Pulce non c'era. Era nella stanza di Chiara, a specchiarsi. Non si trovava affatto grasso. Anzi, pensò che quel po' di ciccia che aveva messo lo rendeva ancora più bello.
Alessandro intanto carezzava i lunghi capelli di Annalisa e l'abbracciava.
Si chinò su di lei: "Sono qui accanto a te, capito? Non permetterò più a nessuno di farti del male."
"E' come se il mondo mi fosse crollato addosso, Ale... capisci? Non so perchè, ma mi fidavo di lui..."
"Io invece ho compreso subito che tipo era, Annalisa. Non so spiegartelo, ma è come se avessi un radar per certe persone. Luciano non mi è piaciuto, fin dal primo momento in cui l'ho visto. In cuor mio tremavo, temevo potesse farti del male. Anzi, sapevo che te lo avrebbe fatto. E ora mi rimprovero per non averti saputo proteggere da lui... Ma non potevo farlo, capisci? Tu non mi avresti mai creduto... e, comunque, credo che tutto questo fosse necessario. Tu avevi bisogno di capire da sola... fa tanto male, lo so, ma ora sono qui, piccola..." la voce di Alessandro tremava, la sua mano avvolse e scaldò quella di Annalisa, che gli sorrise tra le lacrime.
Una folata di vento entrò dalla finestra assieme a un filo di luce rosata, staccò un petalo rosso dai tulipani nel vaso e lo portò sul grembo di Annalisa. Sembrava una lacrima di sangue.
 
Scritto in verde e blu da Actarus29 e Dolittle
 

Pensiero volante di: aquiloneblu a 12:17 | link | commenti (13) |

sabato, aprile 17, 2004
In dormiveglia - ...

In dormiveglia -
sogni ed emozioni
mi confondono.
 

Pensiero volante di: dolittle a 11:28 | link | commenti (6) |