Quando Chiara e Marco rientrarono, lo trovarono con la testa sul tavolo, dove c'era anche un bicchiere vuoto. Chiara lo prese e l'annusò:
"Acqua..." poi andò ad aprire la finestra, mentre Marco svegliava Alessandro.
"Ale, su, sveglia. Cos'hai combinato? Stai male?"
Sorpreso dalla brusca sveglia e dal fatto di trovarsi in cucina, Alessandro non seppe che rispondere, poi, il sorriso di Chiara e gli occhi comprensivi di Marco, lo spinsero a parlare e a raccontare di Annalisa con gli occhi come stelle, che guardava Luciano con il viso alla Raoul Bova. La disperazione di Alessandro colpì Chiara, che si dichiarò pronta a svegliare subito Annalisa per parlarle. I due ragazzi dovettero tenerla per impedirglielo e lei si fece convincere a malincuore.
Poi Chiara preparò una tisana per tutti, senza riuscire a nascondere la luce dei suoi occhi neri, mentre guardava Marco e gli sfiorava il viso passandogli accanto. I loro sguardi erano così dolci, che a Pulce venne fame e iniziò a miagolare fregandosi contro le gambe di Alessandro. Lui era così assorto nei suoi tristi pensieri che non lo notò. E non notò neanche la felicità che brillava negli occhi dei suoi amici. Non sentì i loro progetti e i sogni che, quella sera, respiravano con loro.
Chiara e Marco non osarono raccontargli niente della loro felicità e si dedicarono al loro amico.
Così, con la tazza in mano, ascoltarono le sue ansie e il timore per Annalisa e il suo cuore. Alessandro aveva visto in Luciano qualcosa che non lo convinceva e cercò di farlo capire agli altri. Ne parlarono a lungo, finché non riuscirono più a tenere aperti gli occhi. Convinti, infine, dalla stanchezza, andarono tutti a letto.
Quando la luce, finalmente, si spense, Pulce si sistemò nella sua cesta e chiuse gli occhi, cercando di prendere sonno. Non ne poteva più: tutte le sere un andirivieni continuo e un sacco di chiacchiere. In quella casa, dormire era un vero problema. Mentre si rilassava, ragionò sul fatto che, purtroppo, ogni cosa bella ha il suo rovescio.
***************
La giornata si era trascinata, fra libri poco letti, un toast sbocconcellato di malavoglia e programmi insulsi di una televisione locale.
Un soffio di vento gelido entrò dalla finestra aperta, investendo l'unico cucchiaio presente sulla tavola.
Il cucchiaio cadde sulla testa di Pulce, che si svegliò di soprassalto.
Appena aprì gli occhi, il gatto vide che i soli della cucina non ridevano più, vide un topo con le ali nere e la testa di Luciano sulla spalla di Annalisa... con uno scatto felino, si lanciò per afferrarlo, ma lo mancò e cadde col sedere per terra.
"Pulce? Stai bene? Cosa volevi prendere? Vedi, non c'è niente sulla mia spalla... Vieni qui piccolotto", Annalisa lo prese in braccio, coccolandolo, e il micio si riaddormentò.
Finalmente Annalisa trovò un canale che le piaceva e appoggiò il telecomando. Davano il suo film preferito: "Le ali della libertà". Era l'undicesima volta che lo vedeva, ma ogni volta l'emozione che la investiva era uguale, se non addirittura più intensa.
Ad ogni visione, infatti, notava dei particolari sempre nuovi nel film, e quella luce, quel senso di liberazione finale la colpiva dritta al cuore, dandole una forte spinta, quel coraggio che nella sua vita era mancato spesso.
Il bep bep del cellulare, la risvegliò bruscamente: "TI VA DI USCIRE STASERA?", poche parole di Luciano, che andarono a segno immediatamente. Annalisa digitò l'sms con una velocità impressionante:"ALLE SETTE, :-) UN BACIO".
Poi il suo sguardo si perse e la sua fantasia tornò a galoppare, tra baci infiniti, Pegaso e i mille riverberi lanciati sul mare da una luna immensa e da neve immacolata.
Roberta la trovò in questo stato, con la testa tra le nuvole. Non si sorprese.
Schioccò le dita davanti al viso rapito di Annalisa e quest'ultima, per qualche secondo, tornò alla realtà.
"Luciano mi ha chiesto il tuo numero di cellulare e io gliel'ho dato, spero di non aver fatto male..."
"Hai fatto benissimo, Roberta ", la ragazza si portò il cellulare al cuore e si alzò.
Stava per lasciare la cucina, con i soliti occhi sognanti.
"Annalisa... "Roberta la chiamò,"... stai attenta con Luciano..." ma Annalisa non la udì. Le sue orecchie, da quando aveva visto Luciano, udivano solo una voce, quella del cuore.
Scritto in verde e blu da Actarus29 e Dolittle
Al nord si dice stia piovendo di brutto. Qui anche oggi c'è una giornata primaverile, in città avevo persino caldo. Mi veniva voglia di fare un po' di strada a piedi, io che sono pigro per natura :-), di fianco all'erba e ai tanti fiori gialli di campagna.
Poi ho incontrato un amico e sono andato in auto con lui.
Ci sono giornate, poche a dir la verità, in cui la nebbia che avvolge il mio cuore misteriosamente svanisce e avverto un pizzico di serenità, e questa è una di quelle. Stamattina mi sono svegliato alle nove, il che equivale all'alba per me :-), e sono rimasto una mezz'oretta sul letto: ho riflettuto un po', come al solito, ma i pensieri stavolta non pungevano nè pesavano.
Il sole ha proiettato una finestra di luce sul tetto e non ho esitato un attimo ad aprirla e ad affacciarmici. Ho visto un arcobaleno e, sotto, tanta gente assetata d'affetto ma incapace di manifestare le proprie emozioni, giovani e vecchi prigionieri di una normalità inesistente, la faccia smagrita sotto una pesante maschera. Era fredda e tagliente. Ad ogni movimento brusco, ad ogni sorriso appena accennato, provocava delle ferite lancinanti, il sangue colava dai menti, pronunciati o anonimi, e rimaneva invisibile fin quando non toccava terra.
Nemmeno un grido, non ho udito nulla. Nonostante il dolore, un silenzio gelido e meccanico avvolgeva le anime e le cose. Folate di vento spingevano i fiori di mandorlo caduti, sulle strade, sulle campagne, fino a sconosciuti precipizi. Da essi i fiori spiccavano il volo, ritrovando l'originario candore.
Stamattina da quella finestra di luce ho visto me stesso, la paura di deludere, di non essere accettati, la paura di arrivare alla morte con la certezza di non aver vissuto.
Ma ho visto e sentito anche un ruscello così limpido da aprire il cuore, e una misteriosa forza nascosta tra le pieghe e i meandri della mente, una forza cui tutti, prima o poi, attingiamo.
Ah ...dimenticavo.
Prima di alzarmi, ho visto anche uomini trasformarsi in bestie, provare a minacciare e a distruggere tutto l'amore delle donne...e una stella, nel cielo blu cobalto, tornata a brillare.
Martedì ho scritto un post sul dolore, sull'onda delle emozioni suscitate da una domanda che mi era stata rivolta qualche giorno prima.
Poi, mi sono ricordata che era l'ultimo giorno di carnevale e ho preferito scrivere un'altra cosa.
Ma il post era lì, già scritto, e l'ho usato comunque.
Per un altro blog, nel quale, forse, è anche più appropriato.
Anche se non credo che Aquiloneblu, debba essere 'a tema'.
Di solito scrivo quello che mi viene in mente, oppure un racconto o altro che in quel momento mi piace o mi viene ricordato da un avvenimento.
Questo fenomeno dei blog è molto interessante. Ho notato che molti blogger, dopo aver iniziato con uno, passano ad un altro, ad esempio un fotoblog, oppure scrivono in multiblog e comunicano altre cose, oppure le stesse cose, ma rivolgendosi ad altre persone.
Tutto questo ha un significato, io credo.
Mi sono domandata se Dolittle da un'altra parte, con un altro nome, avrebbe trovato le stesse persone con cui dialogare.
O se ne avrebbe trovate altre, che non sanno dell'esistenza di una Dolittle e che forse non l'apprezzerebbero. Credo che sia un discorso molto interessante. Io lo trovo tale. E anche molto affascinante.
Come al solito, sono arrivata in un altro discorso. Forse ho troppe cose da dire.
Finisco, così, per non dirne nessuna. 
Ragazzo che piangi
- si proprio tu
tra Pulcinella e l'uomo ragno -
non devi
la vita è bella !
Smetti ti prego
non vedi ?
I tuoi occhi son anche i miei....
Un soffio di coriandoli
da Goku bimbo .
Ondate
di colori
di suoni
fantastici carri
poi colpi di clava
e spruzzi di stelle.
La gioia riesplode
bimbi adulti
e adulti bambini.
Enormi matite
danzano smarrite
tracciando archi
diversi .
E poi seni
labbra
miscuglio di odori
ali di folla
una bimba
vestita di luna.
M'accorgo del furto:
la luna è sparita
e con lei il ragazzo.
Maschera nera
sorridono gli occhi
dammi un bacio.
Perché Carnevale finisce oggi?
Eppure c'è chi, la maschera, la indossa tutti i giorni.
E se, per un giorno, ci mascherassimo da noi stessi?
Foglie bagnate e terreno soffice,
i piedi affondano nella terra
mentre taglio i rami secchi.
Il vento urla su di me,
il freddo penetra sotto la giacca
le spine mi pungono le mani.
Quante volte farò ancora le stesse cose?
In questa assurda continuità
dove niente è più uguale e tutto lo sembra.
La cena si era trascinata in atmosfere diseguali, con lunghi silenzi. Chiara e Marco erano fuori e gli altri commensali sembravano persi in pensieri interiori. Gli unici che avevano tentato un dialogo, Annalisa e Luciano, non sembravano accorgersi del silenzio che riempiva l'aria. Anche Pulce, era stranamente tranquillo, quasi chiuso in un quieto riserbo, e scrutava la tavolata con due fessure verdi e brillanti.
Infine tutti si alzarono millantando impegni e studi.
"Roberta per ora vado, mi sento distrutto, domani si vedrà... " Luciano si stropicciò gli occhi e salutò con un cenno la sua collega e la compagnia.
Quella notte Annalisa non riuscì a prendere sonno. Il viso di quel ragazzo le era entrato nella mente, e non voleva uscirne più.
Si immaginò di uscire con lui e di camminare nel fresco della sera, parlando per ore dei loro sogni. Pensò al viso di Luciano mentre si avvicinava al suo ed ai suoi occhi che la guardavano come se fosse unica al mondo. Ricordò il momento in cui era entrato in cucina e rivide il suo sorriso. Era quello che aveva sempre sognato: sembrava proprio quello dei soli delle piastrelle. Forse era davvero l'uomo che aspettava da tanto; l'uomo capace di renderla felice e di darle l'amore vero e sincero che aveva sempre voluto.
Ad ogni nuova immagine, ad ogni sogno, Annalisa si sentiva sempre più sveglia e lontana dal sonno ristoratore che avrebbe desiderato. Era troppo agitata dalla conoscenza di Luciano e non riusciva a calmarsi a sufficienza per dormire. Provò a contare le pecore ma, mentre le contava ,le pecore sbadigliavano e si assopivano a loro volta. Si girò e rigirò nel letto, ma alla fine dovette alzarsi e tornare in cucina.
"Che ci fai sveglio a quest'ora ?"
In cucina, seduto, c'era Alessandro.
Aveva il gatto sulle gambe e gli occhi spenti.
Pulce continuava a strofinare la sua testolina sul petto del ragazzo, ma le sue carezze non sortivano nessun effetto su Ale, che rimaneva immobile e assente.
Quando si accorse di Annalisa, il micio toccò con la zampa la sua mano, come se lei gli avesse dato il cambio.
"Cos'hai Ale, stai bene? "
"Nulla, solo un po' di mal di testa. Ma ora passa, tranquilla."
Pulce si accoccolò nella cesta e scosse il capo. Rimase sveglio per un po', ascoltando i due ragazzi, poi si addormentò, sognando la micia bianca del vicino di casa.
Annalisa ed Ale parlarono di esami, di calcio, di tutto quello che in quella notte poco o nulla interessava loro, finché fu lui a rompere gli indugi.
"E Luciano... ti piace? Ho visto che lo guardavi in maniera strana. Conosco bene quello sguardo ", Alessandro sentiva il proprio cuore dentro una morsa, e nascose la sua sofferenza dietro un accenno di sorriso.
"Non posso nasconderti nulla, eh?" Annalisa aveva voglia di sfogarsi, esternando il fiume di sensazioni che l'aveva all'improvviso investita, e in quel momento non pensò a nulla, se non al proprio cuore che traboccava d' emozione.
"Non so cosa mi è preso Ale, ma quando l'ho visto ho sentito un brivido infinito... Non riesco a non pensare a lui e al suo sorriso..."Annalisa lo disse con un filo di voce, ma le parole, nella testa di Ale rimbombarono. Per un attimo il ragazzo si sentì mancare. Pensò che se non fosse stato seduto, sarebbe finito pancia a terra.
"Be', se ti piace chiedigli un appuntamento ", le disse, come se la cosa non lo toccasse.
"Non è una brutta idea", rispose lei, e afferrando la mela che era sul tavolo lasciò la cucina.
Alessandro, invece, vi rimase fino all'alba. Finché un alone di luce rosata arrivò ad alleviare il suo dolore.
Scritto in verde e blu da Actarus29 e Dolittle
Gridate
Mai rassegnarsi,
con un sorriso
bruciate le ombre.
Iniziate ad esser grandi
nel cogliere
le piccole cose.
Da terra
alzatevi,tentate,
spezzate le catene.
E prima di provare
ad amare gli altri,
provate ad amare
voi stessi...
prima di andare,
trovate la vita
che un dì all'improvviso ha celato,
vivetela,
la sera
su vie illuminate,
stringendo la mano
vicina alle rose,
vivetela
chiunque, ovunque
voi siate.
All you need is love... dove sarà finito il mio berretto blu alla John Lennon? non ricordo di averlo gettato... quante volte ho ascoltato queste canzoni. Tutti i pomeriggi, mentre studiavo, o leggevo senza vederlo, un libro di storia, quanto ho detestato la storia studiata senza capirla, solo date e nomi, chissenefrega. Ho la testa troppo piena, dovrei vuotarla, chissà se è possibile. Troppi progetti, troppe emozioni, persone, l'ho riempita troppo. Non riesco più a scrivere. Per scrivere bisogna essere tranquilli. O, forse, ancora più agitati, su di giri, forse dovrei trascorrere le mie serate girando per i bar e bevendo.
La maglia azzurra. Strano come finisca sempre per comprarne una. Anche se, la prima maglia che mi attira in una vetrina è verde, quel verde particolare, non scuro, molto brillante, tenero. Anche quando giro per il mercato, quanto amo i mercati, potrei persino vendere urlando dietro una bancarella, con la mia anima napoletana, da dove arriva, mai avuto nessun parente di là, che poi non potrei neanche farmi passare per napoletana. La mia amica Maria, vera partenopea, dice che non so dire pizza... ma santo cielo! allora, tutte le volte che sono andata in pizzeria, cosa mi hanno servito?
All you need is love... i capelli mi stanno benissimo, se non me li rovina la pioggia. O la neve. E' arrivato un messaggio: le strade sono già bianche. Proprio oggi che... uffa!! E' lo stesso. il tempo non c'entra. Sono un po' agitata, comunque. Ho appena ricevuto una mail dolcissima e ho trovato una cosa che non mi aspettavo e che mi ha commosso. Ultimamente mi succede spesso.
Una collega del mio amico F. di Roma, dice: " Io vengo a lavorare, altrimenti non saprei cosa fare." Chissà di che colore compra le maglie questa signora.
All you need is love... devo prepararmi per uscire.
*
Per anni , ho pestato scalzo le vie dell'angoscia.
Erano arroventate e chiassose.
Oltre la vita,nella luce vera,forse avrò scarpe e silenzi d'oro.