Cosa vola in questo blog

Pensieri legati al nastro di un aquilone e lasciati liberi di volare in cielo.
Lei fa volare pensieri blu e Lui fa volare pensieri verdi.
Dolittle sa parlare agli animali e, certe volte, anche agli umani. Actarus parla direttamente al cuore e all'anima.

Bambini nel tempo

Rinnovo adozioni a distanza
Anno 2008




E' aperto il rinnovo delle quote per le adozioni a distanza dei
Bambini Nel Tempo per il anno consecutivo, per quanto riguarda noi blogger.

- Anche quest'anno ciascuna quota sarà fissata a 10 euro.

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mercoledì, dicembre 31, 2003
Propositi per l'anno...

Propositi per l'anno nuovo, lo sai, non ne faccio. Le cose che desidero fare, le faccio, ahimè, senza doverci pensare e le altre, quelle che proprio non mi riescono, anche se le scrivessi in agenda, mi sarebbero sempre impossibili. Quindi, non serve che io me ne preoccupi.
Invece mi piace pensare alle cose belle, che quest'anno, mi ha portato. E sono sicura che ce ne sono, mescolate alle altre. Sotto la scorza della tristezza di certi avvenimenti, e della malinconia, causata da certi mesi di quest'anno, so che ho tante cose di cui essere grata.
Prima di tutto la famiglia e l'amicizia di tante persone e il calore con cui mi circondano. Negli ultimi due anni, ho fatto tante conoscenze e spesso penso che non mi bastino mai. Ho sempre amato molto le persone: tutti i lavori che ho scelto, erano possibilità di entrare in contatto con gli altri. Trovo che si possa imparare molto, su quella cosa affascinante che è la psiche umana, dalla frequentazione altrui, anche se apprezzo la solitudine, perché mi serve per capire chi sono e per comprendere i miei sentimenti e le mie azioni.
...
Quest'anno ho avuto anche un compleanno particolare: una cifra tonda che potrebbe rappresentare un punto di arrivo. Io non ho punti di arrivo; da ogni punto riparto sempre per una nuova meta. Difficilmente mi guardo indietro, se non per assaporare qualche bel ricordo. Rimpianti non ne ho nessuno e non rinnego nessuna decisione presa in passato.
Ho avuto tutto quello che volevo, anche perché non ho mai aspettato che me lo regalassero e ho sempre lavorato per ottenerlo.
Quest'anno, in particolare, mi ha portato tante sorprese piacevoli. Persone che mi hanno trovato 'per caso' nelle varie pagine, che ho sparso nella rete, e che non avrebbero potuto trovarmi in altro modo.
Io attribuisco molta importanza a queste 'coincidenze' e sento molto forte il legame con le persone conosciute in questo modo. Ricordi, te lo dissi tanto tempo fa, in una lettera, poco tempo dopo la nostra conoscenza.
Dicevo che ho avuto tanto, ma sai che io non smetterò mai di aspettarmi qualcosa, qualche piccola sorpresa gradevole che la vita ha in serbo per me. Io credo che la mia vita finirà, solo quando cesserò di respirare. Fino ad allora, sarò sempre in attesa e pronta a rallegrarmi di quello che troverò. Non credo tu possa pensare che la mia sia una visione idilliaca della Vita e che io sia troppo idealista e pronta a piegarmi al destino. Tu sai benissimo che non è così; tu che mi conosci così bene, da permettermi di parlarti come ad uno specchio di me stessa, sai che sono reale e realista, anche se non nego di essere inventata e idealista, come potrei essere vecchia e giovanissima, filosofa e stupida, riflessiva e ponderata, allo stesso modo in cui sono irrazionale e impulsiva.
Un attimo ho 100 anni e l'attimo dopo ne ho 15.
Sarò sempre così, sai. Ormai l'ho capito. Non esiste avvenimento che possa piegarci, se non glielo permettiamo. Adesso lo so.
Adesso che sta finendo anche quest'anno.
... Auguri? Vuoi sapere cosa vorrei per te, l'anno prossimo? Una cosa semplice, ma non facile: vorrei che tu avessi tutte le cose che non si possono acquistare. Solo questo ti vorrei regalare.
 
 
 

Pensiero volante di: dolittle a 10:53 | link | commenti (16) |
lettere

lunedì, dicembre 29, 2003

Frammenti di vita
Giorgio

Le lancette dell’orologio segnavano le due e diciassette. Nel buio morbido del letto, allungò una mano verso Luisa. Sentiva il suo peso sul materasso e il suo calore: era questo che l’aveva svegliato. Era abituato a dormire solo, quando era a Roma, e quella notte la presenza di Luisa gli procurava un sonno molto agitato. Sentiva l’alone caldo del suo corpo nudo e ne era attirato. Avevano fatto l’amore due volte, appena lei era arrivata, poi erano crollati in un sonno pesante. Adesso, però, lui era di nuovo sveglio e aveva voglia di toccarla e di perdersi nella sua morbidezza. Allungò la mano e le toccò il fianco, poi la rotondità dei glutei sodi, e scese leggero lungo la tonicità di una coscia abituata alla corsa: la pelle era calda e morbida e lui poteva sentirne il profumo, che ormai aveva impregnato le lenzuola. Lei si mosse leggermente, come un sospiro, e lui ritrasse la mano, perché non voleva svegliarla. Rimase fermo, completamente immobile, respirando così piano da farsi venire l’affanno. Aveva tutti i sensi all’erta; era cosciente della tensione che impregnava il suo corpo e sentiva la pelle bruciare, come fosse vicino ad un fuoco. Aveva gli occhi spalancati a cercare un riflesso di luce, ma il buio era totale. La conosceva così bene, però, da non aver bisogno di luce per vederla. Allungò di nuovo la mano e toccò Luisa, le sfiorò la schiena e la spalla. Lei continuava a dormire e respirava piano, senza muoversi. Quando era arrivata, la sera prima, lui si era sorpreso: non pensava che lei fosse a Roma e, soprattutto, non pensava che Luisa avesse voglia di vederlo. Avevano litigato furiosamente al telefono due sere prima e lei gli aveva dato un ultimatum: … decidi cosa vuoi fare, Giorgio. Non intendo più aspettare in un angolo, che tu decida cosa vuoi fare della tua e della mia vita. Natale si avvicina e io non voglio trascorrerlo da sola un’altra volta. Finché non saprai cosa vuoi, non cercarmi, perché preferisco non vederti affatto, piuttosto di vederti così.
Quando lei era entrata nell’appartamento, la sera prima, lui aveva pensato che volesse litigare di nuovo, ma Luisa l’aveva stupito, abbracciandolo e baciandolo con la passione di sempre. Erano finiti sul divano e poi sul letto e si erano svestiti, strappandosi i vestiti di dosso e buttandoli per tutta la casa. Non poteva resistere a Luisa: era così intensa e passionale da fargli dimenticare tutto il resto. La loro relazione durava da tre anni e per lui era sempre come la prima volta. Fare l’amore con lei era un’esperienza sconvolgente, che lo lasciava frastornato e deliziosamente spossato. Luisa aveva tre anni più di lui e almeno dieci più delle ragazze che frequentavano i suoi colleghi, ma valeva molto più di tutte quelle ragazze esili e vestite all’ultima moda, incapaci di destare un minimo di interesse in lui.
Dalla spalla, intanto, era sceso fino al seno, piccolo e tondo come quello di un’adolescente. Si era avvicinato a Luisa, adesso, e la accarezzava con sempre maggior audacia, mentre in lui cresceva la voglia di lei e del suo corpo. Lei si mosse leggermente e si sistemò sul fianco sinistro, girandogli di più le spalle. Giorgio si ritrasse, come l’avesse schiaffeggiato: ricordò il motivo per cui avevano litigato e si sentì in colpa. Lui non aveva ancora preso nessuna decisione e non credeva di poterla prendere, così, su due piedi, come Luisa avrebbe desiderato. Non poteva abbandonare Marta, sua moglie da vent’anni, e Giulia, la bambina dodicenne che stravedeva per il suo papà. Non ce la faceva, anche se sentiva di non poter stare senza Luisa. L’amava molto, ma non poteva lasciare la bella casa di Milano, la vita cui era abituato e, soprattutto, non poteva deludere Giulia: sapeva che la figlia lo avrebbe odiato per sempre, se lui avesse infranto la visione di famiglia felice che lui e Marta avevano costruito a beneficio della gente.
Se svegliava Luisa, non avrebbe potuto evitare il confronto e avrebbe dovuto affrontare l’odiosa discussione, che ormai aveva anche troppo posticipato. E lui non se la sentiva, perché avrebbe significato la fine del suo rapporto con Luisa.
Eppure, la cosa che più desiderava in quel momento era fare l’amore con lei, appoggiare le labbra su quei capezzoli che sentiva già duri, anche se non li aveva ancora toccati. Sapeva che, se li avesse sfiorati, Luisa si sarebbe svegliata subito, girandosi verso di lui e offrendosi alla sua voglia, mentre allungava la mano a toccarlo, con la mano calda e decisa, eccitandolo ancora di più. Sapeva questo, ma comprendeva benissimo che subito dopo aver fatto l’amore, lei avrebbe chiesto quella risposta che lui non poteva darle e poi sarebbe uscita per sempre dall’appartamento e dalla sua vita. Volle rimandare quel momento e fare finta che non sarebbe mai arrivato e rinunciò ad allungare la mano per l’ultima volta. Si girò, scese piano dal letto e andò in bagno a farsi una doccia.

 






Pensiero volante di: dolittle a 10:34 | link | commenti (18) |
frammenti di vita

domenica, dicembre 28, 2003
L'incubo
(proseg...

L'incubo
(prosegue da "Paure")

I volti divennero pian piano meno sfocati. Visi sconosciuti, in un brusio assordante.
Sophie si svegliò su un letto madido di sudore, con un nugolo di infermieri attorno.
Due di loro le bloccarono subito le mani.
"Stai ferma, pazza fottuta !"
Per un attimo le sembrò che le pareti dell'angusta stanza, d'un bianco accecante, volessero venirle incontro per schiacciarla. Ebbe un deja vu, sentì d'aver già vissuto quell'istante.
C'era anche quell'odore nauseabondo, quell'odore di alcol e d'ospedale che Sophie tanto odiava.
Dopo averle legato i polsi al lettino, i due infermieri se ne andarono.
" E'impazzita dopo la morte del padre poverina...", borbottò uno di loro.
Sophie rimase nella stanza, in compagnia di un silenzio lancinante, e anche quel filo di luce entrato un minuto prima dalla finestra, anche quello svanì nel silenzio.
"Sono pazza Gesù? Diego, la grotta, mio padre... ho sognato tutto? Sono davvero pazza, Gesù?"
La ragazza, tremante e in lacrime, guardò il crocifisso sul muro crepato, ma non ebbe alcuna risposta.
La porta scricchiolò: entrò un ragazzo biondo, con un bicchiere di latte e una banana sopra un vassoio luccicante.
Egli accostò il bicchiere alle labbra di Sophie, lei si voltò dall'altra parte e, piangendo, lo pregò di slegarla.
"Non posso Sophie... pensa a mangiare. Il dottore ha detto che per ora hai bisogno di cibo e di una buona dormita."
Vista la sua riluttanza, poggiò il vassoio ai piedi del letto e, prima di andare, le fece una dolorosa puntura sul braccio.
Sophie provò a liberarsi da sola, ma sentì di non avere forza e desistette.
Vide tutto attorno a sè girare, la luce nella stanza divenire sempre più fioca.
Vide il diario di suo padre a terra, a pochi metri dal letto. Era aperto, sulla pagina raffigurante la grotta d'oro.
Vide un vecchio maglione blu sulla maniglia della porta.
Sentì uno sparo e la voce di Diego.
Poi più nulla.
 
Il profumo di tuberosa, intenso e dolce, il vestito color pervinca e la tazza con i tralci di rose, precedevano la mamma, quando entrava nella sua camera. Lei dormiva un sonno agitato, procurato dalla febbre alta, e l'arsura le chiudeva la gola e le seccava le labbra. Anche adesso, Sophie vide il tessuto lucido del vestito e la tazza di porcellana inglese. Sentiva anche l'intenso aroma del tè, arancia e cannella, che le ricordava suo padre e i regali strani che lui portava al rientro dai suoi viaggi.
La mamma si sedeva sul letto e le carezzava la fronte per sentire se scottava e poi, mentre lei sorseggiava il tè, calmando la gola stretta dalla febbre, intonava qualche strofa della sua conzone preferita:
 
" Il topino birichino,
si stirò il codino,
e rubando un bel panino,
saltò giù dal comodino... "
 
Così la trovò il ragazzo biondo: seduta sul letto, con le braccia intorno al corpo, mentre cantava una stupida canzoncina da bambini e si dondolava avanti e indietro. Era ritornato per slegare Sophie e per aiutarla a mangiare. La prese tra le braccia per rassicurarla e calmare il suo dondolio ossessivo. La sentì tremare; era fredda e rigida, gli occhi sbarrati su immagini che solo lei poteva vedere.
 
Scritto in verde e blu da Actarus29 e Dolittle
 
 
 

Pensiero volante di: aquiloneblu a 09:40 | link | commenti (8) |

venerdì, dicembre 26, 2003
    &nbs...

 
 
 
Una donna bella
m'apparve dal nulla.
Nel mio stupore
la mano allungò
verso l'unico kaki
dell'albero spoglio.
"Che te ne fai di un kaki marcio ?", chiesi .
Ella non parlò
dietro il kaki
la mano sparì
fu un istante
e tornò ai miei occhi
portando seco
la foglia non vista.
Quando le chiesi
se poteva amarmi
ella accennò un sorriso
portò la foglia
alle labbra e soffiò .
In quell' istante
l'albero si gremì di foglie  
e il mio cuore di gioie
senza nome alcuno .
 


 


Pensiero volante di: Actarus29 a 16:55 | link | commenti (8) |

Un sorriso e un ab...

Un sorriso e un abbraccio a tutto il mondo.

Pensiero volante di: dolittle a 10:37 | link | commenti (7) |

martedì, dicembre 23, 2003

Lo so, tu non vuoi sentire queste cose... detesti il natale e lo sfoggio si allegria forzata, che per tanti sembra essere l'unico vestito possibile da indossare in questi giorni.
Anch'io mi domando se ha ancora senso augurare 'Buone Feste', quando nel mondo c'è tanta sofferenza ed ingiustizia.
Sembra un modo per fingere che niente sia vero e che tutti siano felici. Ma io non lo credo. Io lo so, che non tutti sono felici!
Sono cosciente delle brutture che riempiono il mondo e credo alle fate solo quando scrivo.
So di bambini che non sono tali, perché qualcuno gli ha rubato il sorriso e ha oscurato i loro sogni, e di adulti che hanno perso la cosa più importante, il rispetto di sé e la dignità. So delle guerre che uccidono popoli, culture, intere etnie e paesi. So dei poveri e dei senzatetto, come so di neonati ammalati di tumore e di persone che stanno morendo, perché non trovano un cuore per fare il trapianto e di persone che si potrebbero salvare con una donazione di midollo osseo, che troppo pochi riescono a fare...
Allora, cosa è rimasto da festeggiare?
Le persone che sono accanto a noi, poche o tante, non importa. La possibilità di avere ancora qualcuno accanto, e la voglia di godere della sua presenza. La possibilità di offrire un sorriso a qualcuno, di far sentire il nostro calore, il nostro affetto e di farci vedere abbastanza sereni da voler stare tutti insieme.
Così adesso stamperò il mio sciocco racconto di Babbo Natale e lo porterò con me, nel sacchetto dei regali, domani sera. Lo farò leggere ai miei nipoti prima di aprire i pacchetti che ho preparato per loro e so che rideranno. Porterò anche i miei dolci natalizi, che non servono a niente, se non a far capire ai bambini che le tradizioni sono importanti e che è bello conservarle. Porterò una persona che saprà ridere insieme a loro e questo creerà in loro un'immagine importante: la consapevolezza di avere intorno una Famiglia che sarà sempre presente. Più di questo non posso fare.
Questo è il mio modo di dire Buone Feste. I nostri figli e nipoti saranno le persone di domani e se avranno avuto un'infanzia dolce, e una famiglia che ha saputo dare sicurezza e amore, saranno persone migliori di noi.

zia Dolittle

 









Pensiero volante di: dolittle a 12:10 | link | commenti (18) |
lettere

lunedì, dicembre 22, 2003
    St...

 
 
Stanotte
il lenzuolo bianco sul balcone di fronte
è venuto incontro alla mia ombra
e l'ha avvolta
Dormivano tutti
dormivo anch'io
La nebbia è svanita
assieme agli ipocriti
così , senza clamore
Stanotte
nella luce morta
ho sentito un profumo
di rose e di mare
E un'alba meravigliosa
m'è sbocciata nel cuore
 
 

Pensiero volante di: Actarus29 a 23:30 | link | commenti (6) |

Neve scende A...

Neve scende
Ancora
Tanta neve
Ai tuoi occhi
Limpidi Gesù
E nasce la speranza
Notte di stelle
Alba di ghiaccio
Teneri pensieri
Amore e luna
Lambiscono i cuori
E il mare si quieta
Acrostici scritti da Actarus29 e Dolittle 
 

Pensiero volante di: dolittle a 15:26 | link | commenti (2) |

domenica, dicembre 21, 2003
Paure (prosegue da...

Paure
(prosegue da " Stringimi")
 
E Sophie strinse Diego così forte, da togliergli il respiro: con lui abbracciava la Speranza di una vita dolce e serena, libera finalmente da ogni paura. I sogni erano sempre stati il suo nutrimento, di quelli si era sempre cibata. Mentre si stringevano così forte da annullare tutto il resto, si sentì trasportare in un luogo bellissimo, pieno di luce e pace, con una dolce musica che riempiva lo spazio e il cuore. Aveva la sensazione di correre libera nel vento e nell'argento della luna, e nel mare in tempesta e nel prato dell'amore pieno di fiori colorati e di farfalle dalle grandi ali, lievi come pizzi. E poi, di nuovo, nel cielo di primavera e nella montagna di neve bianca e pura, come un bimbo appena nato, mentre mille arcobaleni si seguivano e si intrecciavano nel profumo di tuberosa...
Dolcezza e serenità si riflettevano ora sul suo volto e Diego, guardandola, travolto da tanta bellezza e amore , la baciò , e le svelò incertezze e paure.
"Ho paura Sophie. Tutto è così maledettamente fragile... Ho paura di deluderti. E se un giorno anch'io, come mio padre, mi perdessi?"
Piovve per un minuto. Lievi gocce.
Diego e Sophie, sdraiati sull'erba fresca, videro il cielo blu cobalto ritrovare pian piano le sue stelle, poi uno spicchio di luna d'argilla si svelò ai loro luminosi occhi.Quando il cielo ebbe tutte le sue luci, la ragazza sussurrò:
"Vedi tutte quelle lucciole nel cielo Diego? Mi piace pensare siano persone, persone cui la vita ora sorride, persone travolte dalla gioia, che hanno imparato di nuovo ad amare e sorridere", allungò la mano come per afferrare una delle tante stelle, e in quel momento Diego si sentì spinto verso di lei da una forza ineluttabile.
"Sai, Sophie..."
"Cosa?" lei gli sfiorò con le labbra la guancia.
"Mi piacerebbe diventare un grande scrittore, è il sogno della mia vita. Passare i giorni a scrivere, del nostro amore. Adesso sento che potrei scrivere milioni di pagine su noi due, sulla serenità che i tuoi occhi riescono a infondermi. Ho provato più volte, in passato, a buttare su carta quello che avevo dentro, ma mi hanno detto che non so scrivere, che non ho talento..."
"Se sai sognare Amore, sai anche scrivere."
I due ragazzi si baciarono, ma Diego, all'improvviso, sentì le mani di Sophie tremare.
Un fulmine squarciò il cielo; nell'oscurità di colpo scesa, si udì un lamento, poco lontano.
"Cos'hai Gioia?"
La ragazza sgranò gli occhi, urlò, poi svenne tra le braccia di Diego.
 
Il cavallo a dondolo, con la criniera morbida e colorata, galoppava in un cielo di stelle e Sophie lo incitava ad andare più veloce. Da lassù vedeva la terra molto lontana, però distingueva benissimo i colori e sentiva il rumore del mare. Volava sempre più veloce il cavallo, ora alato come Pegaso, e lei si teneva stretta al collo bianco e forte, mentre volavano cambiando cielo e nuvole. Strati sovrapposti di nuvole soffici come spuma e dalle forme più strane fuggivano sotto di lei e si stemperavano nel blu del cielo, lasciando lunghi fili che diventavano argentati nella luce della luna e si univano a formare disegni di fate e angeli e animali volanti di tutte le grandezze. Qualcuno si unì al volo del cavallo di Sophie e si formò un piccolo corteo e sopra agli animali comparvero guerrieri dalle lucenti armature mentre draghi che sputavano fuoco li inseguivano latrando come cani impazziti e lingue di fuoco illuminavano il cielo a giorno. Sophie sentì freddo ma, stranamente non aveva paura: sentiva una nuova forza dentro di lei e intuiva che niente le poteva più fare del male.
All'improvviso un enorme e viscido animale alato, dal corpo ricoperto di scaglie iridescenti, le sbarrò il volo. Pegaso si imbizzarrì e Sophie si trattenne con forza per non cadere. L'orrenda creatura la fissava con uno sguardo di fuoco negli occhi violacei, ma lei non si fece intimorire e, all'improvviso con un ruggito orrendo si dissolse in un fumo denso con un forte odore putrido.
Il cielo si aprì in una luce dorata e Sophie socchiuse gli occhi perché era perfino troppo luminosa. Pegaso avanzava lentamente, ora, e il corteo che li seguiva si adattò alla sua andatura, molto cauta e quasi deferente. Sophie intuì che stavano per entrare in un luogo dove pochi erano entrati e forse avrebbe visto cose che pochi potevano raccontare.
La luce adesso era bianca e tanto intensa da ferire gli occhi e l'aria era fredda, con delle improvvise folate bollenti e c'erano delle correnti ascensionali e lei si sentiva trascinare in alto da una grande forza e si lasciò andare...
 
Scritto in verde e blu da Actarus29 e Dolittle

 

Pensiero volante di: aquiloneblu a 10:07 | link | commenti (12) |

venerdì, dicembre 19, 2003
    Nell...

 
 
Nella notte

La nebbia
mi bagnava la fronte
è notte
sono stanca
di camminare.

Provo a levarmi
le scarpe
che male
ai piedi
che male!

Uno passa
un altro
poi uno si ferma.
Che paura
nemmeno un raggio
di stelle
o di luna.

(Lucia Saltarin)

*

Il Risveglio

Su questo letto d'erbe, posso dormire ancora?
Sento l'aria odorosa, scorrere intorno a te.
È la tua bocca un fiore, la cui vampa divora.
Dammela, amor mio dolce, e non bruciar che me.

........

…Ecco: ti sei ridesto, dal tuo lungo sopore.
Sono i tuoi baci il miele, che ci daranno i fiori.
Il tuo cuore sospira… Viene a cercarmi il cuore?
Sta qui, sulla mia bocca. Prendilo: è tutto ardori.
E coprimi di fiori.

(Marceline Desbordes-Valmore)



























Pensiero volante di: Actarus29 a 22:59 | link | commenti (5) |