Alzò la borraccia al cielo , e l'ultima goccia andò a posarsi tra le labbra inaridite.
Ovunque si voltasse soltanto sabbia.
Fece ancora qualche metro ,poi crollò vinto dalla stanchezza e dalla sete.
Sdraiato,gli parve di vedere una porta nel sole e un cavallo bianco e alato in cielo.
Lo sentì nitrire.
Ora il muso dell'animale era vicino al suo volto.
Pensò fosse inutile raccogliere le ultime forze per toccarlo,di certo la mano avrebbe attraversato anche quell'ultima illusione....
Stette delle ore sulla sabbia rovente ....quando i suoi occhi stavano ormai per chiudersi ,una piuma, la più lieve, si staccò dall'ala destra del cavallo e volò , fino a posarsi sulla bocca dell'uomo.
Una sensazione di forza e di ritrovata freschezza investì il suo cuore.
Egli non aveva più sete.
Allungò la mano , in un primo momento il cavallo si ritrasse poi si avvicinò e si lasciò montare.
Dinanzi al crepuscolo più rosso,volarono fino alla sorgente di vita , e lì,immergendo la testa nel limpido getto d'acqua ,l'uomo potè esaudire il suo sogno : in silenzio, prese a volare da una nuvola all'altra, divenne pian piano l'essere che l'aveva salvato.
La scrittrice pazza
Da qualche giorno era molto nervosa e nessuno osava avvicinarla. 
Da quando aveva formattato il disco fisso e perso tutti i suoi scritti,che lei considerava a torto molto preziosi,era diventata ancora più intrattabile. Nessuno entrava nello studio:quando volevano comunicare con lei,le mandavano una e-mail, oppure un fax. Chiunque osasse entrare dalla porta del Sancta Sanctorum veniva accolto con epiteti orrendi, mai sentiti prima. Spesso anche con getto di oggetti vari, di solito molto pesanti. I pasti le venivano lasciati fuori dalla porta e del resto, la scrittrice pazza, in quei giorni non aveva fame, detestava tutto e tutti e non si staccava dalla tastiera, a cui era legata da un intenso rapporto di odio-amore.
Finalmente, dopo tanti giorni di rabbia, purtroppo non repressa, un piccolo raggio di sole sembrò uscire su quell'angolo di inferno e la scrittrice pazza, azzardò qualche passo in giardino e a qualcuno sembrò anche di intravedere il lampo di un sorriso su quel volto sofferto.
Poi, nel pomeriggio, di nuovo l'orrore si abbatté su tutti loro.
Successe tutto in un secondo: quando lei introdusse il floppy su cui aveva salvato tutto il lavoro della mattina, il pc comunicò che non rilevava alcun floppy e che la periferica non era pronta!Dopo decine di tentativi senza risultato alcuno, la scrittrice pazza scrisse una e-mail al suo amico 'Principe del pc'. Confidava che lui avrebbe risolto anche stavolta i suoi problemi. Ma, quando ricevette la risposta:
"...quello che mi racconti non mi pare foriero di buoni presagi..."
Capì che era di nuovo in un grosso guaio e iniziò a sbraitare contro tutto e tutti e prese a scagliare dalla finestra tutti gli oggetti che aveva sulla scrivania. Nessuno più osava passare davanti a quella finestra mostruosa da dove uscivano strani oggetti volanti...
La scrittrice pazza, presa da rabbia inconsulta, scagliava con livore qualsiasi cosa e la defenestrava ringhiando parolacce in ostrogoto.
Gli abitanti della casa si consultarono e decisero che solo una persona poteva calmarla: IL MAGO del pc!
Ma il Mago era in ferie all'isola di Pantelleria (beato lui!) e allora l'unico modo per salvare tutti da questa furia, fu di imbarcare la scrittrice pazza e il suo stupido pc, su un aereo.
... e vissero tutti felici e contenti.
Soprattutto lei che era a Pantelleria insieme al Mago che si rivelò essere un gran fusto con il viso di Raoul Bova e l'intelligenza mostruosa di Einstein! Passarono tutta l'estate a letto...la scrittrice pazza era perdutamente soggiogata da quell'intelligenza mostruosa! Colpa sua se il Mago,oltre a quella bella intelligenza,aveva anche il fisico di Raoul Bova? 
Frammenti di vita
Marco
Il piccolo cactus mostrava evidenti segni di sofferenza. Piccole macchie brunastre alla sommità e una forte inclinazione alla base, che gli davano un'aria buffa e lo facevano assomigliare a un ubriaco malfermo sulle gambe, indicavano che stava marcendo.
Non poteva essere altrimenti, visto le frequenti innaffiature a cui lo costringeva Marco, ormai da due mesi.
Tutti i pomeriggi verso le due, Marco si avvicinava alla finestra del laboratorio analisi che divideva con altri colleghi, con il piccolo ma micidiale innaffiatoio, e bagnava l'innocente piantina, a piccole dosi, per almeno un quarto d'ora. Marco non aveva mai avuto un particolare amore per le piante; la sua passione era nata per zittire i mormorii dei colleghi, ai quali non era sfuggito il suo improvviso interesse per il panorama. Aveva allora acquistato quel piccolo alibi, dal fiorista davanti all'ospedale e aveva iniziato quella lenta, ma continua tortura.
In quel momento tutti i colleghi lo guardavano e commentavano sottovoce. Anche Marina, la bella e giovane dottoressa che divideva con lui il tavolo, e avrebbe diviso volentieri anche il cuore, seguiva i suoi movimenti con apprensione. Si domandava, anche se credeva di saperlo molto bene, cosa guardasse Marco con così grande interesse.
Intanto l'oggetto di tanta curiosità, aveva occhi solo per la bellissima ragazza che avanzava lungo il viale, con aria svagata e sognante. I lunghi capelli neri e il viso levato a sfidare il mondo, il passo elastico di chi si aspetta ancora tutto dalla vita; tutto in lei ispirava piacere e allegria. Come tutti i giorni, la ragazza sedette sulla panchina davanti alla finestra e, dopo una rapida occhiata alle persone che passeggiavano, aprì il libro che aveva con sé e si immerse nella lettura per un quarto d'ora. Poi, un rapido sguardo all'orologio e si alzò per andarsene, scomparendo così dalla vista di Marco, ma non dai suoi pensieri.
Con un sospiro, l'aspirante omicida di cactus, richiuse la finestra e rimise a posto l'arma del delitto: il piccolo innaffiatoio che teneva dentro al suo armadietto. Poi, tra gli sguardi curiosi di tutti, si sedette al tavolo dove Marina fingeva di lavorare. A quel punto la bella e dolce dottoressa non si trattenne più e, ostentando una curiosità casuale, chiese:
"Cosa ci sarà, da guardare così tutti i giorni? ...forse... una ragazza?" sperava che il tono sembrasse di genuina sorpresa, ma non si doveva preoccupare: Marco pensava solo al suo sogno.
"Oh... sì! Se tu la vedessi! E' una ragazza meravigliosa, bellissima e dolce come nessun altra..."
"Ma se non la conosci nemmeno! Non credi che dovresti cercare di conoscere meglio le persone che conosci?Anche qui, fra i nostri colleghi... Magari fra loro c'è una persona che ti potrebbe piacere anche di più... se solo ti sforzassi di guardare..."
Con un'espressione di grande sorpresa, Marco sollevò gli occhi e diede un'occhiata distratta in giro per il laboratorio. Poi, scuotendo il capo, si rimise al lavoro.
Marina si ripromise, il giorno seguente, di andare alla finestra e vedere l'oggetto di tanto interesse. A questo punto voleva vedere con i suoi occhi questa meraviglia e capire con chi aveva a che fare.
*************
... sono quasi le due... fra poco prenderà l'innaffiatoio e si avvicinerà alla finestra. Devo vederla... Marina non perdeva di vista Marco ed era pronta per la sua incursione. Infatti, dopo pochi istanti, Marco si alzò e con il suo innaffiatoio pieno d'acqua, si avvicinò alla finestra. Marina lo seguì e da dietro le sue spalle, si allungò per vedere la ragazza.
"... accidenti! Si è di nuovo messa il mio vestito! ... e le avevo detto di non prenderlo, quello! Stasera la sistemo, io!"
Marco si girò, sorpreso da tanta furia: "... Cosa è successo? Con chi ce l'hai?"
"Ma non vedi? Quella è mia sorella! Anzi, è la mia gemella. E si mette sempre i miei vestiti! soprattutto quelli più nuovi e più belli!"
"... tua sorella? ... ma è impossibile! Non ti assomiglia neanche!... e poi lei è una ragazza dolcissima e romantica... come l'abito che indossa... guarda com'è bella..."
"Ma se siamo identiche! E ti ho detto che quell'abito è il mio! Lo indossavo anche ieri..."
Lo sguardo stupefatto con cui Marco la guardò, svelò molte cose a Marina e le fece prendere una decisione tanto immediata quanto saggia. Da due settimane un medico di un altro reparto le chiedeva di uscire a cena e Marina sentì che era arrivato il momento giusto per accettare.
Ritornò al lavoro, decisa a sbrigarsi per uscire presto. Poco dopo anche Marco chiuse la finestra e si diresse verso l'armadietto per rimettere a posto l'arma del delitto.
Il piccolo cactus scelse proprio quel momento per uscire di scena, afflosciandosi sul bordo del vaso, con un sospiro leggero, per non turbare il mondo fantastico in cui Marco viveva.
Sotto il sole cocente, la popolazione aveva circondato il palazzo
imperiale.
Da tre mesi non pioveva , la siccità aveva portato disperazione e
dolore dentro migliaia di case.
M'inginocchiai dinanzi all'imperatore bambino.
Una lacrima aveva appena solcato il suo viso, dal mento piovve su una bacinella e lì si trasformò in una luccicante pepita.
"Bravo Straniero.In pochi hanno raggiunto la Città Dorata.Prendi tutte le pepite che vuoi e torna dai tuoi Cari".
"L'unico oro che cerco si chiama Purezza..."
"Purezza?"
"E' il più dolce e impetuoso dei mari , è un fiocco di neve , è la
lacrima del cielo....è questo , e molto altro...."
" E tu vuoi farmi credere che sei venuto fin qui per un fiocco di neve?"
"No ..", gli dissi alzandomi ,"...per questo ..."
Allungai la mano fino a sfiorare la sua guancia .
Egli sorrise , per la prima volta nella sua vita ebbe una carezza e
sorrise.
Nemmeno il cielo riuscì a trattenere le proprie lacrime e s'aprì in una lunga pioggia che lavò via ogni pianto.

Ieri sera, dopo 3 giorni passati a sistemare il pc, cercando di dargli una veste simile a quella di prima, ero distrutta. Il caldo aveva fatto il resto. Mi sono buttata sul letto cercando di non pensare a niente. Avevo più o meno la stessa espressione che vedete nella foto e anche la stessa molle rilassatezza nel corpo.
Ma, come sempre quando cerchi di non pensare a niente, sono i pensieri che ti vengono a cercare.
Dal disastro del pc, sono arrivata alle cose che avevo scritto, poi a quelle che mi avevano scritto gli altri e a frammenti delle loro lettere:
" ... scritto con straziante lucidità... non ho parole, solo lacrime che scendono... scemotta... adesso dico ' vado a trovare una mia amica '... una mongolfiera di bacini... lasciamo perdere tutto e, dopo questa lettera, credo che il libro insiem non lo faremo più... tvb... questi sono giorni difficili, speriamo di poterli superare velocemente e tornare alla vita ' normale'... 6 mitica... mi riconosco in quello che scrivi e, anche se può sembrare strano, mi è di grande conforto... ieri sera siamo stati benissimo insieme... comunque, io ci vado, e se tu non vuoi venire, peggio per te! Là è pieno di gente... ma dove le vai a prendere certe storie? e dire che quando andavamo a scuola eri più portata per la matematica... ti stringo fortissimo..."
Per fortuna, il nostro cuore ha un hard-disk che non si può formattare. 
Apro gli occhi
Mi ostino ad affacciarmi dalla finestra, pur avendone timore.
A sinistra il solito vecchio matto in cerca di stelle cadenti, a destra un pastore tedesco ridotto all'osso e rannicchiato dentro una vecchia scatola. L'animale mi fissa, le due piccole bilie lucenti che ha per occhi mi dicono che è stato abbandonato, il suo sguardo è tagliente quasi quanto l'aria gelida.
Decido di prenderlo con me, scendo con l'intenzione di toglierlo dalla strada ma i suoi occhi sono già chiusi.
Apro i miei. Mi sveglio.
Un senso di freschezza e di vita irrompe di nuovo nell'animo.
Stanotte ha piovuto, la prima pioggia d'estate.
Minuscole gocce, posate sui rami del Mandorlo, all'apparire d'un timido sole brillano, piccole sfere bianche...sembrano fiori, quei fiori di neve che gremiscono gli stessi rami a Febbraio.
La prima pioggia è finita e ha lavato ogni cosa, portato via ogni lacrima.
"Non è vero ... è una balla che veniamo da due mondi diversi, c'è un solo mondo e può essere nostro solo se tu abiti il mio cuore e io il tuo...", ripenso a quello che le ho detto, al suo sorriso.
Grazie a lei la mente è di nuovo chiara, i pensieri lievi come piume in balia di dolci brezze e il cuore di burro s'allarga, si scioglie a ogni gesto che non ha più resistenze nè peso.
Tra un po' le porterò a letto, sul vassoio grande, i biscotti che mia madre ha fatto per noi, faremo colazione così, per ora voglio restare ancora un po' dietro la finestra, vedere quello che vede lei quando si sveglia.
Vedo, finalmente colgo ogni sfumatura, magia dell'amore.
Vedo la piccola farfalla color mare incrociare il getto della fontana e cadere, persa nella limpidezza delle acque che ieri ho sognato.
Con gli occhi la cerco ma non la ritrovo.
Un brivido lungo percorre la schiena quando m'accorgo che ogni cosa è al suo posto, che sento ancora le sue mani su di me, che la felicità così tanto desiderata è raggiunta...
Apro il cancello dorato della mente e, forte come mai prima ad ora, vado verso gli scogli deserti, ad attendere le onde più impetuose.
La farfalla ... per un attimo mi sembra di vederla, sotto le acque del sogno in un magico volo.
Chiudo la finestra e la mente, tolgo i bucaneve dal pacchetto e con passo silenzioso glieli porto.
Il vassoio sulla pancia e le labbra sulla fronte.
"Ho voglia di passare una giornata speciale, io e te da soli ...fuori dal mondo..."
La porterò dove sono cresciuto, sotto quell'angolo di cielo che ha visto più volte il mio aquilone gonfiarsi, al suono del vento e di mille fantasie.
Di nuovo operativa (quasi)
... e per fortuna che avevo fatto il pieno di serenità, davanti al mare, insieme a tutti voi... 
Ieri mattina accendo il pc e, dopo la prima schermata di avvio di windows, mi appare uno di quei messaggi che ti fanno scendere brividi gelati lungo la schiena. " MANCA UN FILE DI SISTEMA E ADESSO SONO CAVOLI TUOI!!" ... un file di sistema??... occheccavolo!! quello che ho eliminato ieri credendo fosse... (vabbè, questa è un'altra storia e ve la racconterò un'altra volta, oppure mai, che è meglio)...
Poi arriva una schermata che dice: "Hai 28 secondi per scegliere una di queste opzioni" e mi presenta 5 scelte, di cui nemmeno una mi piace. Terrorizzata che passassero i secondi e sparisse tutto, pc compreso, ne scelgo una, ignorando che comunque nessuna sarebbe andata bene.
La farò breve: a causa di questo file mancante, il programma non si apriva e l'unica scelta (che poi si è rivelata tremendamente infausta) sembrava essere inserire il cd di windows e reinstallare il programma.
Così ho fatto.
Adesso il programma funziona benissimo, il pc è operativo in un minuto e tutto funziona.
Il disco fisso è stato formattato e non esiste più niente. NIENTE!! 
Così, non chiedetemi come passerò il week end. Sarò qui a reinstallare programmi, a configurare account di posta e a cercare nella mia memoria le ultime cose che avevo scritto. Quello che mi dispiace di più è di non avere più le e-mail che mi avevano scritto gli amici. Di certe persone (tutti, fuoché 2 o 3 che so a memoria) non ho neanche più gli indirizzi ( a proposito, chi non ha ricevuto una risposta, mi rimandi l'indirizzo, per favore). 
A questo punto posso confessarvi che avevo scritto dei post meravigliosi, per i prossimi giorni. Beh, peccato! Sono andati persi...
Si sa, i post non scritti sono sempre i migliori. 

Oggi mi siederò qui, davanti a questo mare meraviglioso, a respirare serenità. Starò qui tutto il giorno e vi guarderò passare. Sono molto curiosa di sapere chi passa di qui...
Avete volato tante volte qui sopra e lasciato pochi segni del vostro passaggio. Chi siete? Mi piacerebbe tanto saperlo... Così oggi starò qui per vedervi... Chi vuole lasciare un saluto, sarà ricambiato. 
"Inizierò il viaggio proibito da Dio al cadere della prima neve".
Furono queste le sue ultime parole prima di accomiatarsi dal padre.
Sul grande letto di chiodi l'aspettava una delle dieci,incantevoli ragazze che aveva sposato ; l'uomo lasciò scivolare la veste di seta bianca e si mise al suo fianco.
Quando le stelle nel tetto di vetro piovvero su di lui,ordinò all'anziana donna d'inginocchiarsi ai piedi del letto e di muovere con costante armonia i suoi piccoli ventagli.All'ombra di quel soffio iridescente più volte si persero l'uno nell'altra.
Si risvegliò al suono del primo fiocco.
Con la mano cercò l'onda d'oro dei suoi capelli , ma lei non c'era.
Non c'era più nessuno.
Vagò per monti e per mari aspettando il crepitìo della fiamma lunare.
Per un lungo anno.
Il mondo era deserto e il viaggio proibito appena iniziato.
Sentiva il bisogno delle mani di seta ,dei capelli dorati della sua ultima sposa.
Sentiva il bisogno di parlare , di svuotare il cuore , di sentirsi vivo.
Colto dal panico e dalla disperazione, si inginocchiò a terra , a due passi dal giardino delle magnolie ; proprio in quel momento una rinfrescante bolla di sapone si posò sul suo naso adunco, dentro vi era una piccola fiamma .
Con un lieve soffio la spinse su una delle magnolie e lì porse l'orecchio per ascoltarla.
Ora il crepitìo della fiamma lunare riempiva il cuore e l'orecchio dell'unico uomo sulla terra.
Un'alba nuova sarebbe venuta ,e il suo cielo infuocato avrebbe bruciato tutto quello che era stato costruito sull'ipocrisia,sull'ingiustizia e sulla violenza.E anche il viaggatore sarebbe arso nelle fiamme dell'inferno , a meno che il suo cuore non si fosse rivelato puro e limpido come il primo fiocco di neve.
E quell'alba venne.
Le ali di una bianca farfalla presero fuoco e sciolsero i ghiacciai, l'acqua scivolò con impeto e ovunque ,travolgendo milioni di case .Alcune,le più povere , restarono miracolosamente intatte.Il fucile che l'uomo teneva in mano divenne all'improvviso rovente ,egli lasciò la presa e quando l'arma cadde a terra s'incenerì.Tutti i fucili del mondo s'incenerirono,nello stesso istante.
"Dio...", continuava a gridare l'uomo,"Dio,dove sei ?"
Quando si voltò vide dinanzi a sè un'anziana donna, la stessa donna che aveva fatto inginocchiare ai piedi del letto .
Non aveva più i due piccoli ventagli e i suoi occhi ora emanavano un candore abbagliante.
La vecchia ordinò all'uomo di inginocchiarsi e con la mano in fiamme attraversò il petto dell'uomo fino a raggiungere il cuore.
"Se è un sasso quello che mi ritroverò in mano tu patirai le fiamme dell'inferno ,se invece un fiocco di neve coglierò dal tuo cuore tu ti risveglierai in un mondo giusto e lieve come la prima neve..."
La donna tirò fuori la mano e tra le dita il fiocco si sciolse .
Il biglietto ritrovato
Seconda e ultima parte
Rimase così per parecchi minuti, cercando di dominare quella pressione che sentiva in gola e che la faceva quasi ansimare. Quando ricominciò a respirare con più calma, rilesse il biglietto e cercò di figurarsi chi era questo Adelmo. Doveva essere il commesso del negozio – un bel giovane, molto gentile ed educato, con stupendi occhi grigi – le sembrava di ricordare. Strano, come improvvisamente, ricordava tanti particolari e in tutti quegli anni, invece, non aveva mai pensato a questo Adelmo.
Rosalba, con il biglietto stretto in mano, sentiva l’impulso di correre al telefono e formare quel numero, così, solo per sentire la voce. Poi, avrebbe messo giù. Solo sentire la voce…
Guardò l’orologio: erano le ventuno, un’ora ancora decente per telefonare a uno sconosciuto. Ma cosa ti viene in mente, il biglietto è lì da tanti anni… questo Adelmo si sarà sposato, non abiterà neanche più lì… e poi, cosa gli diresti? Ho trovato il suo biglietto, quello che ha messo dentro una scatola da scarpe, solo venticinque anni fa… no, meglio lasciar perdere…
Accese la televisione, per sentire un altro rumore che non fosse il battere del suo cuore. Si sedette sul divano e fissò lo sguardo sullo schermo. Ma non poteva distogliere il pensiero dal numero su quel biglietto. Dopo un’altra occhiata all’orologio – erano passati solo cinque minuti dalla volta precedente – si alzò con un sospiro e andò al telefono. Fece il numero e attese.
Adelmo aveva appena terminato di cenare e stava sparecchiando la tavola, quando squillò il telefono. Si girò e guardò l’apparecchio con aria interrogativa, come a chiedergli chi era che aveva composto il suo numero: non riceveva molte telefonate, di solito.
Si avvicinò al tavolino e prese il telefono: "Pronto?"
All’altro capo, silenzio. Adelmo ripeté: "Pronto… pronto…" e man mano proseguiva il silenzio, sentiva che qualcosa stava per accadere, forse qualcosa di bello.
Infine, una voce femminile, chiese: "Signor Adelmo?" e lui subito ebbe la certezza di non aver aspettato invano. Quando poi Rosalba si presentò e spiegò del biglietto, sentì che il suo sogno stava per avverarsi. Preso il coraggio, la invitò a cena per la sera successiva, lei accettò e, dopo qualche minuto di chiacchiere si salutarono, con l’accordo di vedersi la sera dopo.
****************
Rosalba, con il completo di lino giallo, i sandali ai piedi e l’emozione nel cuore, era una visione e Adelmo rimase senza fiato, quando la vide arrivare verso di lui. Inutile dire che riconobbe subito i sandali e le fece i complimenti per come le stavano: "… stanno benissimo, come quando glieli ho venduti!"
Rosalba riconobbe i profondi occhi grigi e li trovò ancora più belli, circondati da piccole rughe e ci vide tutta la sensibilità di un’anima dolce come la sua. Il suo cuore cominciava a sperare e lei sentiva un’emozione grandissima, come quando aveva trovato il biglietto.
Parlarono tutta sera come vecchi amici e, quando si salutarono era molto tardi e la notte stava già per sfumare nell’alba. Adelmo le chiese di cenare insieme anche la sera successiva e Rosalba disse che avrebbe cucinato lei qualcosa, a casa sua. Si salutarono, comunque, a malincuore. Nessuno dei due voleva lasciare l’altro.
Adelmo arrivò a casa e si preparò per andare a letto; si lavava i denti e non si riconosceva allo specchio, si vedeva come quel venticinquenne che iniziava la vita, pieno di speranze. Infatti, così si sentiva ancora, solo che per un po’ aveva perso di vista la sua immagine.
Stava per spegnere la luce – le quattro! Sono anni che non vado a letto a quest’ora! Anzi… non sono mai andato a letto a quest’ora! – quando suonò il telefono. Chi poteva essere, alle quattro di mattina…
"Pronto?"
"Adelmo, eri già a letto? Ti disturbo?"
"Ma no, Rosalba! Tu non mi potrai mai disturbare…ma, è successo qualcosa?"
"No, no… ti volevo solo dire una cosa."
"Dimmi pure, cara Rosalba. Tutto quello che vuoi…"
"Ecco, Adelmo… ti volevo pregare di non mettere più quei biglietti nelle scatole. Sai, non mi sembra il caso che tu dia il tuo numero di telefono, così…"
Morale per Sognatori: è proprio vero, che non bisogna mai buttare via niente! Neanche le scatole da scarpe. Anzi... adesso che ci penso... è tanto tempo che non pulisco il ripostiglio... 